Berlino 2016: Quali sono i film in concorso – da Film-Tv

56b1dd97c77c6 martedì 5 gennaio, 2016
Riceviamo e pubblichiamo
Letto 57 volte

La 66ma edizione del Festival di Berlino è alle porte. Dall’11 al 21 febbraio, la giuria presieduta da Meryl Streep e di cui fa parte orgogliosamente la nostra Alba Rohrwacher, è chiamata ad assegnare l’Orso d’Oro 2016. Considerata la prossimità dell’evento, abbiamo scelto di presentarvi dettagliatamente i titoli che si contenderanno il titolo. Come già sapete, solo una è l’opera italiana in concorso: il documentario Fuocoammare di Gianfranco Rosi, vincitore del Leone d’Oro a Venezia con il precedente Sacro Gra.

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Chi cerca i titoli di grosso richiamo internazionale, rischia di rimanere deluso: come da tradizione, la Berlinale punta più all’autorialità e alla scoperta che al glamour e alle passerelle.

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24 Weeks

Julia Jentsch24 Weeks (2016): Julia Jentsch

L’attrice comica Astrid è incinta di sei mesi. Quando viene a sapere che il bambino che aspetta ha la sindrome di Down e un grave difetto cardiaco, insieme al marito deve decidere se continuare la gravidanza o sottoporsi a un aborto tardivo. Tante domande si affollano nella mente della donna e della famiglia ma toccherà solo a lei stabilire cosa fare.

Come nel suo primo lungometraggio Two Mothers, presentato nella sezione Perspektive Deutsches della Berlinale 2013, la trentaquattrenne regista tedesca Anne Zohra Berrached per la sua opera seconda sceglie di esplorare ancora il modo in cui le donne scelgono di vivere le loro vite, realizzando il potente ritratto di una madre che si ritrova intrappolata in un dilemma morale più grande di lei, per il quale non esistono soluzioni semplici. La protagonista Astrid è chiamata non solo a confrontarsi con i pareri del marito, della figlia di nove anni e dei familiari, ma anche del pubblico: essendo un’attrice di successo, è costantemente sotto l’attenzione della gente e dei mass media.

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Alone in Berlin

Brendan Gleeson, Emma ThompsonAlone in Berlin (2016): Brendan Gleeson, Emma Thompson

 

Berlino, 1940. Otto e Anna Quangel, una coppia della classe operaia, riceve la notizia che il loro unico figlio ha perso la vita in battaglia. I due decidono allora di combattere il regime nazista iniziando una campagna di resistenza basata su delle cartoline contro Hitler. Ben presto, la Gestapo inizierà a dar loro la caccia.

A ben 9 anni da The Secret, lo svizzero Vincent Perez torna dietro la macchina da presa per adattare l’ultimo romanzo di Hans Fallada (1893-1047). Completato in quattro settimane nell’autunno 1946, il romanzo ripercorre l’esperienza di Otto e Elise Hampel, che tra il 1940 e il 1943 si opposero ai nazisti e che furono decapitati per le loro azioni. Adattato più volte per il grande schermo, il romanzo è considerato una testimonianza autentica della vita quotidiana della capitale tedesca sotto Hitler, oltre che un elogio al coraggio e alla dignità umana in un clima di sorveglianza continua e intimidazione. Perez sceglie di affidarsi a Brendan Gleeson ed Emma Thompson per i ruoli dei protagonisti.

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Things to Come

Isabelle HuppertThings to Come (2016): Isabelle Huppert

Nathalie e Heinz, entrambi insegnanti di filosofia, sono sposati da molto tempo e hanno due figli già adulti. Anche editrice, Nathalie dedica il tempo libero alla sua collezione, agli ex studenti diventati amici e soprattutto a sua madre, una donna molto possessiva. Un giorno, Heinz comunica alla moglie di essersi innamorato di un’altra, con cui ha deciso di andare a vivere. Per Nathalie sarà solo l’inizio di una nuova vita che coincide con i primi giorni di una lunga estate.

Per il suo quinto lungometraggio, la parigina Mia Hansen-Løve sceglie di allontanarsi dal tema a lei più caro, quello della gioventù, per esplorare le prima fasi della vecchiaia di Nathalie. Ne viene fuori il ritratto potente e ironico di una donna che si interroga su questioni inerenti alla felicità, alla vocazione e al valore (e alla follia) della vita. Things to Come non solo rappresenta la ricerca di un individuo di nuove strade da percorrere ma si chiede anche come la filosofia possa essere applicata (e in che misura) nella nostra vita di tutti i giorni.

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Boris Sans Béatrice

Dounia Sichov, James HyndmanBoris sans Béatrice (2016): Dounia Sichov, James Hyndman

Da qualche parte nell’odierno Québec, Boris Malinovsky ha raggiunto tutti i suoi obiettivi. Dall’animo forte e orgoglioso, non manca di una certa arroganza nel rapportarsi agli altri. Per un po’, la moglie Beatrice, ministro del governo canadese, è costretta a letto da una misteriosa depressione. Per alleviare il tormento, Boris ha una relazione con la collega Helga e si approccia alla giovane cameriera di casa, Klara. L’improvvisa apparizione di una forza sconosciuta obbligherà Boris a confrontarsi con il mondo, con le sue conquiste e con le sue certezze.

A due anni di distanza da Vic + Flo Saw a Bear, il prolifico canadese Denis Coté torna in concorso a Berlino con una nuova incursione nel thriller psicologio. Mischiando precisione satirica con sconcertanti tableaux, porta lo spettatore dentro la mente di uomo che è costretto ad affrontare i suoi fallimenti perdendo sempre più il controllo della sua vita.

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Letters from War

Miguel NunesLetters from War (2016): Miguel Nunes

1971. La vita di António Lobo Antunes è brutalmente sconvolta quando viene arruolato nell’esercito portoghese come medico in una delle peggiori zone della guerra coloniale: l’Angola dell’est. Lontano da ogni cosa cara, scrive lettere alla moglie che sono il suo unico conforto in un ambiente sempre più violento. Trasferendosi in diverse postazioni militari, si innamora dell’Africa e matura politicamente.

Il portoghese Ivo Ferreira (già premiato a Rotterdam nel 2009) si basa sulle lettere dello stesso António Lobo Antunes, pubblicate per la prima volta nel 2005. Sceglie così di creare una parabola in cui realtà e fantasia si fondono. In un abbagliante bianco e nero, miscela immagini, bollettini di guerra e dichiarazioni d’amore, realizzando un saggio poetico tenuto insieme da una notevole tensione.

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Crosscurrent

Jiang HualinCrosscurrent (2016): Jiang Hualin

Gao Chun e l’amico Jin Ye acquistano una vecchia chiatta nella speranza di guadagnare qualche soldo con il trasporto delle merci lungo il fiume Yangtze. Durante il viaggio inaugurale, i due incontrano parecchi problemi ma le cose prendono una piega bizzarra quando la chiatta si perde in una inspiegabile coltre di nebbia, che li porta fuori rotta. Per nulla scoraggiato, Gao Chun non perde l’occasione per fermarsi in ogni porto che incontrano per far visita alle prostitute, lasciando emergere ciò che è la sua più grande vergogna: è impotente. Lungo il cammino, però, si rende conto che le prostitute che vede sono tutte in realtà la stessa donna in diverse fasi ed età della sua vita. Per scoprire chi è realmente, decide allora di risalire controcorrente il fiume.

Nato nel 1974, Yang Chao si è diplomato all’Accademia cinematografica di Pechino, vincendo il primo premio a Cannes nel 2001. A ben otto anni di distanza dal suo precedente lavoro, alla Berlinale porta in concorso una metaforica odissea della vita quotidiana in Cina. Fondendo politica e poesia, mondi esterni e universi interiori, crea un universo magico in cui tutto è allegorico e all’insegna della libertà.

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Chi-Raq (FC)

Teyonah ParrisChi-Raq (2015): Teyonah Parris

Dopo l’assassino di un bambino a causa di un proiettile vagante, un gruppo di donne guidate da Lysistrata si organizza contro le violenze in corso nel Southside di Chicago creando un movimento che rimette in discussione i concetti di razza, sesso e violenza, in America e in tutto il mondo.

Chi-Raq è il termine usato per riferirsi alla scena hip hop americana di Chicago e al famigerato South Side, considerato come la capitale degli omicidi degli Stati Uniti. Tra il 2001 e il 2015, 7.356 persone sono morte per causa della violenza armata: una vera e propria emergenza nazionale che Spike Lee racconta facendo appello a Lisistrata, commedia classica del poeta greco Aristofane. Coniugando dramma, commedia e satira, la Lisistrata di Lee sceglie come chiave del suo movimento antiviolenza lo sciopero del sesso, con la speranza di rompere per sempre il ciclo di odio che caratterizza la città.

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A Dragon Arrives!

Homayoun GhanizadehA Dragon Arrives! (2016): Homayoun Ghanizadeh

Su una misteriosa isola, una Chevrolet Impala color arancia si dirige attraverso un antico cimitero verso una nave abbandonata in cui un prigioniero politico in esilio si è impiccato. Le pareti della nave sono ricoperte in maniera quasi raccapricciante dei suoi scritti criptici e di simboli enigmatici. Serviranno questi indizi ad aiutare il detective Hafizi a provare la leggenda dei terremoti che si verificano quando qualcuno viene sepolto nel cimitero e come essi interessino solo quella determinata zona? Hafizi è determinato a scoprire la verità sul fenomeno soprannaturale avvalendosi dell’aiuto del giovane geologo Behnam e dell’ingegnere del suono Keyvan. Le loro ricerche non autorizzate e scoperte li metteranno però in serio pericolo, portando alla luce una verità che rimarrà un mistero anche 50 anni dopo.

Nato a Teheran nel 1969, Mani Haghighi è al suo quinto film come regista. Sceneggiatore di Farhadi e attore protagonista di About Elly, Haghighi ha riscosso particolare fortuna con Modest Reception, sua quarta fatica da regista presentata nella sezione Forum a Berlino 2012. In A Dragon Arrives! mischia passato, presente e futuro, creando un qualcosa di assurdo, grottesco e sperimentale, al tempo stesso. La storia raccontata rievoca in maniera giocosa un misterioso evento collegato a un episodio reale ma lo riscrive con una verità del tutto originale e, se vogliamo, metaforica dell’attuale Iran.

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Fuocoammare

scenaFuocoammare (2016): scena

L’isola di Lampedusa, il punto più a sud d’Italia, dal 1990 è diventata il luogo di massiccio approdo degli immigranti clandestini provenienti dall’Africa. In poco più di vent’anni, oltre 20 mila persone sono annegate durante la traversata per raggiungere quella che per molti è la porta dell’Europa e che dovrebbe permettergli di fuggire dalla guerra e dalla fame. Qui vive Samuele, ha 12 anni, va a scuola, ama tirare con la fionda e andare a caccia. Gli piacciono i giochi di terra, anche se tutto intorno a lui parla del mare e di uomini, donne e bambini che cercano di attraversarlo per raggiungere la sua isola.

Gianfranco Rosi non ha bisogno di presentazioni. Nato ad Asmara nel 1964, si è trasferito in Italia (senza la sua famiglia) nel 1977 a causa della guerra d’indipenza eritrea. Ha vissuto a Roma e Istanbul prima di terminare gli studi a New York. Tutti i suoi film, a cominciare dall’opera di esordio Boatman, sono stati presentati a vari festival di tutto il mondo ma la sua consacrazione definitiva arriva nel 2013 con il Leone d’Oro (fortemente voluto da Bernardo Bertolucci) a Sacro Gra. Con Fuocoammare Rosi osserva da vicino cosa accade tutti i giorni a Lampedusa, luogo tanto reale quanto simbolico i cui abitanti sono esposti a uno stato di emergenza permanente. Allo stesso tempo, senza alcun commento, descrive come anche nel più piccolo dei posti due mondi possono coesistere sfiorandosi a mala pena.

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Genius

Colin Firth, Jude LawGenius (2016): Colin Firth, Jude Law

Dopo aver trovato fama e successo di critica in giovane età, il gigante della letteratura Thomas Wolfe ha sviluppato una forte personalità. Max Perkins, invece, è uno degli editori letterari più rispettati e conosciuti di tutti i tempi, scopritore di iconici scrittori come F. Scott Fitzgerald e Ernest Hemingway. I due, nonostante le differenze, instaurano un’amicizia complessa e duratura, che cambierà per sempre le vite di entrambi.

Basato sulla pluripremiata biografia Max Perkins: Editor of Genius scritta da A. Scott Berg, Genius ha una sceneggiatura firmata da John Logan (Skyfall). Viaggio nella New York dei ruggenti Anni Venti, il film segna il debutto come regista cinematografico di Michael Grandage. Nato in Inghilterra nel 1962, Grandage è stato direttore artistico di vari rinomati teatri inglesi prima di fondare una sua compagnia di produzioni teatrali, televisive e cinematografiche. Tra le sue varie produzioni si ricordano The Cripple of Inishmaan, interpretato da Daniel Radcliffe e candidato a sei Tony Awards (incluso quello per il miglior regista), e Don Giovanni per il Metropolitan Opera di New York.

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Ave, Cesare! (FC)

Scarlett JohanssonAve, Cesare! (2016): Scarlett Johansson

Nella Hollywood degli anni Cinquanta, Eddie Mannix (Josh Brolin) lavora per conto della Capitol Pictures. Il suo compito è quello di assicurarsi che tutto fili liscio e che i suoi attori non finiscano al centro di scandali mediatici. Una delle sue più faticose giornate si complica quando Baird Whitlock (George Clooney), attore di punta di un sandalone in produzione, viene sequestrato da un gruppo di rapitori che chiedono un ingente riscatto.

Con Ave, Cesare! i fratelli Coen omaggiano l’età d’oro di Hollywood e ne celebrano la fabbrica di sogni mentre allo stesso tempo tentano di rivelare alcuni dei meccanismi tutt’altro che lusinghieri che si celano dietro le quinte. Ambientata nei primi anni Cinquanta, la commedia mostra come dietro la facciata glamour si nascondano crepe invisibili generati da un nuovo medium rivale – la televisione – e dal clima non proprio idilliaco del secondo dopoguerra, alimentato dall’isteria per la “Paura rossa”. Ai timori reali o immaginari, Hollywood rispondeva con la produzione di film biblici, musical, western e sofisticati dramma da salotto, su cui vigeva il più stretto controllo da parte dei boss degli studios, chiamati a esercitare il proprio potere anche nella vita sia professionale sia privata dei loro attori. Nonostante ciò, qualche attore si rendeva protagonista di qualche gesto poco oculato e, per evitare che se ne diffondesse la notizia, nacque la figura del ‘fixer’, ovvero una sorta di ufficio stampa ante litteram che doveva occuparsi di coprire le indiscrezioni e conservare l’alone di glamour dei suoi assistiti. In Ave, Cesare!, Eddie Mannix è il ‘fixer’ della Capitol Pictures (casa di produzione che i Coen avevano “presentato” in Barton Fink) e la sua figura è ispirata a quella reale di Howard Strickling, che per anni ha risolto problemi e grane per conto della MGM.

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A Lullaby to the Sorrowful Mystery

Alessandra de RossiA Lullaby to the Sorrowful Mystery (2016): Alessandra de Rossi

Andres Bonifacio, leader supremo degli attivisti Katipunan e padre della rivoluzione filippina contro la Spagna, è condannato a morte il 9 maggio 1897 ma il suo corpo viene ritrovato. Nei trenta giorni successivi,la vedova Gregoria de Jesus conduce una straziante e disperata ricerca del cadavere del marito tra le montagne. Pur essendo malata, affamata, arrabbiata, sola e quasi pazza, non si ferma di fronte al nulla per cercare la verità dietro la morte di Bonifacio.

Bonifacio è celebrato ancora oggi come il padre della Rivoluzione filippina. Il regista Lav Diaz gli rende omaggio con un film fluviale (ben 482 minuti) esaminandone il mito. Tenendo insieme varie linee narrative, Diaz esplora il ruolo di Bonifacio nella storia del suo paese e il suo coinvolgimento negli sviluppi politici e sociali. Con le immagini in bianco e nero che rendono il viaggio nel passato astratto, Diaz fonde mitologia ed eventi realmente accaduti per fare emergere una verità rimasta a lungo sepolta.

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Hedi

Majd Mastoura, Rym Ben MessaoudHedi (2016): Majd Mastoura, Rym Ben Messaoud

Hédi è un giovane uomo senza storia. Indifferente a ciò che lo circonda, lascia che la madre invasiva e autoritaria organizzi il suo matrimonio e che il fratello maggiore gli dica come comportarsi. Preferisce così aspettare ciò che gli accade piuttosto che deciderlo, fino a quando non incontra Rim, una giovane animatrice di un hotel. Incuriosito dalla sua disattenzione e dalla sua libertà, Hédi finisce per cedere a una storia d’amore appassionata che lo porterà per la prima volta a fare delle scelte.

Regista tunisino al suo primo lungometraggio, Mohammed Ben Attia ha trovato l’appoggio produttivo dei fratelli Dardenne per raccontare una storia solo all’apparenza personale, che partendo dalle vicende del protagonista offre uno sguardo a una società in subbuglio. Allegoria sulla rottura con le tradizioni, Hedi è un film sulla felicità e sul dolore della libertà.

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The Commune

Trine DyrholmThe Commune (2016): Trine Dyrholm

A metà degli anni Settanta, all’interno di una comune, si intrecciano le vite di vari individui, chiamati a dover scegliere tra i desideri personali e i principi di solidarietà e tolleranza per il bene collettivo. Erik, docente di architettura, ha ereditato dal vecchio padre una casa nelle campagne a nord di Copenaghen e la moglie Anna, giornalista televisiva, lo ha convinto a invitare i loro amici a vivere con loro per vincere la noia. In poco tempo, una decina di donne, uomini e bambini, si sono trasferiti nell’abitazione, prendendo decisioni comuni e lottando insieme contro i piccoli e grandi problemi della quotidianità. L’armonia della comune rischia però di venire annullata nel momento in cui Erik si innamora della studentessa Emma e la invita a trasferirsi nella tenuta. A osservare la situazione da un punto di vista privilegiato è Freja, la quattordicenne di Erik e Anna.

Dopo la poco fortunata esperienza americana di Via dalla pazza folla, il danese Thomas Vinterberg torna in patria per dirigere un’opera liberamente ispirata alle sue esperienze d’infanzia, dipingendo un esperimento privato che negli Settanta rimette in discussione i concetti di comunità e individualità, libertà e tradizione. Il tutto con il miraggio dell’eterna felicità, minata da pericoli inattesi.

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The Patriarch

Temuera Morrison, Akuhata KeefeThe Patriarch (2016): Temuera Morrison, Akuhata Keefe

Negli anni Sessanta, nella costa orientale della Nuova Zelanda, i membri di due famiglie Maori di tosatori di pecore, i Mahana e i Poata, sono nemici giurati da tempo immemore oltre che rivali nell’attività. Il quattordicenne Simeon Mahana, il figlio più giovane del clan, cerca alleati contro il tradizionalista nonno Tamihana. Man mano che scopre la verità sulle ragioni della faida familiare, Simeon rischia di mettere a repentaglio non solo il suo futuro ma anche la coesione di tutta la società in cui vive.

Il neozelandese Lee Tamahori ha da sempre alternato cinema d’autore a opere blockbuster, passando dall’acclamato Once Were Warriors e dai Soprano ai più commerciali 007. La morte può attendere e Next. Così, prima di gettarsi nelle riprese di Emperor, ha terminato The Patriarch, tornando in patria e adattando il romanzo Whale Rider di Witi Ihimaera. Con Temuera Morrison protagonista, The Patriarch presenta un dramma familiare ambientato in una comunità rurale governata dalla natura, dove le giovani generazioni scalpitano per mettere da parte l’antiquato ordine sociale, inconsapevoli di quanto questo sia fondamentale per le tradizioni e i riti della cultura maori.

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Midnight Special

Michael Shannon, Jaeden LieberherMidnight Special (2016): Michael Shannon, Jaeden Lieberher

Un padre e un figlio tentano di eludere le forze governative e si mettono in fuga quando l’uomo scopre gli speciali poteri in possesso del suo bambino. Ogni miglio che Roy e il bimbo di otto anni percorrono spiega un po’ più della loro incredibile storia. A poco a poco, si capisce perché il bambino dotato di poteri straordinari deve indossare sempre un paio di occhiali protettivi. E, soprattutto, perché estremisti religiosi, funzionari governativi e poliziotti locali, sono sulla loro scia.

Apparentemente lontano dai temi cari all’americano Jeff Nichols e con una produzione supportata dai grandi mezzi della Warner, Midnight Special mischia fantascienza e dramma familiare, permettendo al regista di continuare a esplorare le struttire della violenza e della paranoia in una cittadina americana. Mostrando quale sia l’influenza esercitata dai settori ultraconservatori e quanto sia impotente il singolo di fronte a un apparato statatle ossessivo, Midnight Special è la storia di un amorevole padre che fa tutto ciò che è in suo potere per strappare il figlio al suo destino, un destino dal quale potrebbero dipendere le sorti di tutto il mondo.

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News from Planet Mars

Tom Rivoire, François Damiens, Jeanne GuittetNews from Planet Mars (2016): Tom Rivoire, François Damiens, Jeanne Guittet

Philippe Mars è un uomo ragionevole in un mondo irragionevole. Sta cercando di essere un buon padre, un ottimo ex marito, un bravo collega e un fratello comprensivo. I pianeti però non sembrano essere allineati dalla sua parte. Con il figlio diventato vegano, la figlia perdente patologica e la sorella impegnata nella vendita di quadri di grandi dimensioni dei genitori nudi, Philippe non sa più che pesci prendere e inizia a comportarsi in maniera sempre più sbagliata. Quando poi un suo collega si trasferisce per errore nel suo appartamento, la situazione per Philippe diventerà ancora più insana.

Il tedesco Dominik Moll ha scelto la Francia come sua seconda casa. Assistente di registi come Marcel Ophüls e Laurent Cantet, Moll realizza il suo quinto lungometraggio a distanza di cinque anni da Il monaco, dimostrando un talento particolare per un umorismo nero, che non risparmia niente e nessuno e porta alla luce, talvolta con violenza, gli aspetti surreali della nostra esistenza. L’obiettivo del suo anarchico attacco è un mondo che sembra essere intatto, sebbene non lo sia mai in realtà stato: protagonista è un padre che si ritrova improvvisamente a fronteggiare una serie di realtà impegnative, riscoprendo dopo l’iniziale riluttanza il significato della famiglia.

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Being 17

Corentin Fila, Sandrine KiberlainBeing 17 (2016): Corentin Fila, Sandrine Kiberlain

Damien è il viziato figlio adolescente di un soldato e di un medico. Vive con la madre in una caserma dell’esercito nel sud della Francia mentre suo padre è in missione militare nella Repubblica centrale africana. Prende lezioni di combattimento da un amico del padre per difendersi dai bulli che a scuola lo scherniscono per i suoi modi effeminati. Quando incontra Tom, il figlio adottivo di una coppia di agricoltori locali, tra i due è odio a prima vista. La tensione tra i due ragazzi si fa sempre più palpabile quando poi la madre di Damien si offre di ospitare nella propria casa Tom, dal momento che sua madre è costretta ad andare in ospedale.

Il francese André Téchiné è un assiduo frequentatore di festival. Berlino, Cannes, Venezia e Toronto, hanno sempre fatto a gara per ospitare le sue fatiche. Assente dal cinema dal 2012 per dedicarsi a una serie televisiva, Téchiné esplora cosa vuol dire crescere in ambienti differenti offrendo il ritratto di due giovani confusi che cercano di governare le loro emozioni. Il villaggio di montagna nella Francia sud occidentale in cui vivono e il passare delle stagioni si trasformano nel contraltare psicologico del rapporto tra Damien e Tom, che oscilla in continuazione tra disprezzo e attrazione.

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Saint Amour

Benoît Poelvoorde, Gérard DepardieuSaint Amour (2016): Benoît Poelvoorde, Gérard Depardieu

Bruno, uno scoraggiato allevatore di bestiame, partecipa ogni anni alla fiera dell’agricoltura di Parigi. Per la prima volta, lo accompagna il padre Jean, che vuole vincere la competizione grazie al toro Nabucodonosor e convincere il figlio a rilevare l’azienda di famiglia. Bruno, come da tradizione, vorrebbe fare il suo classico giro annuale tra gli stand del vino ma Jean ha un’idea piuttosto insolita: piuttosto che gli stand, perché non visitare le varie aziende nella campagna francese? Accompagnati dall’eccentrico e giovane tassista Mike, i due partono in direzione delle principali regioni vinicole del Paese, riscoprendo sentimenti e legami che credevano oramai dimenticati.

Dopo Near Death Experience, la coppia composta da Benoît Délepine e Gustave Kervern firma una commedia piena di energia che è un omaggio sia al buon vino sia alla cosiddetta ‘gente semplice’. Settima collaborazione tra i due, Saint Amour offre uno sguardo umoristico al rapporto padre/figlio, contando su una comparsata dello scrittore Michel Houellebecq e su un Gérad Depardieu perfettamente in parte.

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Death in Sarajevo

Snezana MarkovicDeath in Sarajevo (2016): Snezana Markovic

L’Hotel Europa di Sarajevo è in fermento per la preparazione della serata di gala dell’Unione Europea per il centenario dell’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando. Il personale scontento minaccia però uno sciopero dal momento che da due mesi nessuno viene pagato. Qualora la cena si risolvesse in un fallimento, l’albergo già ipotecato verrebbe chiuso e così il direttore Omer, nel tentativo di fermare lo sciopero, si rivolge al duro Enzo, gestore di uno strip club. Le cose si complicano ulteriormente per la receptionist Lamija quando sua madre Hatidza viene messa a capo dell’agitazione. In più, in tutto l’albergo, ospiti vip e giornalisti vivono ognuno le proprie tensioni.

Il bosniaco Danis Tanovic torna alla Berlinale due anni dopo An Episode in the Life of an Iron Picker (disponibile in Italia in streaming gratuito sui canali Rai Cinema) e offre una parabola satirica sui sogni e sugli incubi politici. Il suo Hotel Europa, ritratto dalle cantine fino al soleggiato terrazzo, è una polveriera pronta a esplodere e diventa un’arena di speranza, violenza e morte.

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Soy Nero

Johnny OrtizSoy Nero (2016): Johnny Ortiz

Nero è in fuga nel deserto. Sta scappando da una pattuglia di confine ma viene catturato. Diciannovenne messicano, sogna di arrivare negli Stati Uniti e dopo tanti tentativi vi riesce. Il suo obiettivo è quello di rintracciare il fratello Jesus, che si è creato una nuova vita e vive con una ragazza di nome Mercedes. Ben presto, però, si renderà conto che essere un clandestino riduce le possibilità di concretizzare il suo desiderio di esistenza normale. Per ottenere la cittadinanza, opta allora per la disperata decisione di arruolarsi nell’esercito statunitense.

Nato in Iran nel 1967, Rafi Pitts ha trascorso l’infanzia a Teheran prima di volare in Inghilterra nel 1981 a causa del conflitto del suo paese con l’Iraq. Assistente alla regia di Léos Carax, Jacques Doillon e Jean-Luc Godard, ha debuttato come regista nel 1997 ed è già stato due volte in concorso a Berlino (l’ultima nel 2010 con The Hunter). Soy Nero, ambientato nel difficile confine tra Messico e Usa, gli offre la possibilità di tornare a indagare sugli stati d’animo di un profugo alle prese con una difficile odissea esistenziale.

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Zero Days

scenaZero Days (2016): scena

Come si è sicuri su internet contro la criminalità e lo spionaggio cibernetici? Nei quartieri generali di Facebook degli sviluppatori tutti i giorni si lotta contro hacker, attività criminali e intrusioni non autorizzate, provenienti da ogni parte del mondo. Come il virus Stuxnet, che nel 2010 si diffuse al di là delle reali intenzioni per cui era stato progettato dai governi degli Stati Uniti e di Israele.

Il documentarista newyorchese Alex Gibney, premio Oscar nel 2008 per Taxi to the Dark Side, si addentra dietro le quinte dello sviluppo di un programma dal nome in codice di Olympic Games, un malware in grado di paralizzare le infrastrutture di interi stati in un paio di secondi senza lasciare alcuna traccia sui responsabili. La genesi del codice sorgente dannoso anche al di fuori del cyberspazio diventa un ammonimento sui pericoli delle tecnologie assolute e del potere politico incontrollato.

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United States of Love

Julia KijowskaUnited States of Love (2016): Julia Kijowska

Polonia, 1990. Soffiano venti di cambiamento, il comunismo è crollato e la popolazione vive il primo euforico anno di libertà ma anche di incertezza sul futuro. Quattro donne apparentemente felici e di età differenti decidono che è arrivato il momento di lottare per la propria felicità e appagare i propri desideri. Agata è una giovane madre che, intrappolata in un matrimonio infelice, cerca rifugio in un’altra impossibile relazione. Renata invece è un’anziana insegnante affascinata dalla vicina di casa Marzena, un’ex reginetta di bellezza il cui marito lavora in Germania. Infine, Iza, la sorella di Marzena e direttrice di scuola, è innamorata del padre di uno dei suoi studenti.

Al suo terzo lungometraggio, il trentaseienne polacco Tomasz Wasilewski ha visto il suo nome imporsi tra quelli dei giovani autori europei da tenere sott’occhio dopo i numerosi premi rimediati con Floating Skyscrapers nel 2013. Alla Berlinale porta il ritratto di quattro donne girato in colori desaturati, un dramma che riflette sui tentativi di fuga da una società in agonia in cui gli individui sono come soffocati e impoveriti emotivamente.

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