Carol ( Todd Haynes, 2015 )

imm domenica 17 gennaio, 2016
Domenico Astuti
Letto 76 volte

Abbiamo visto “ Carol “ diretto da Todd Haynes

Con Cate Blanchett, Rooney Mara, Kyle Chandler, Jake Lacy, Sarah Paulson. Drammatico, durata 118 min. – Gran Bretagna, USA 2015. – Lucky Red, uscita: martedì 5 gennaio 2016.

Un film come Carol lascia allo spettatore un doppio sentimento contrastante. Da un lato si potrebbe dire che è un film dalla confezione perfetta, sia dal punto di vista della sceneggiatura che dalla mise en scène ( splendide la fotografia, le scenografie e i costumi ), come bravissime risultano le due attrici protagoniste – entrambe candidate all’Oscar e Rooney Mara otterrà quello di attrice non protagonista. Ma allo stesso tempo, dopo la prima parte, questa eleganza, questa misura perfetta, questa bellezza, diventano un po’ il suo limite. In Carol non sembra esserci niente di sbagliato ( tranne forse una scena finale con un sottofondo musicale così einaudiano da risultare eccessivo e forse un po’ fuori tono ) eppure il tutto lascia una sensazione di sazietà traboccante; fa quasi pensare: mostraci qualche imperfezione, almeno un refuso. E’ sicuramente particolare accusare un film di risultare inattaccabile, eppure questa è la sensazione finale. Forse perché c’è una regia così accurata da sembrare che ami in alcuni momenti se stessa e indugia su particolari anche preziosi ma che risultano dopo un po’ eccessivi e ridondanti. Tuttavia Todd Haynes è un ottimo regista ( da segnalare i precedenti suoi film, l’originalissimo Io non sono qui, il melodramma di rara efficacia Lontano dal paradiso, la discesa nel dolore Safe ) che si è sempre distinto per le idee chiare e per lo stile del tutto personale che non lo rende simile a nessun altro regista; anche con questo film – tratto da un romanzo di Patricia Highsmith – riesce a raccontare una storia senza essere condizionato dai precedenti maestri che hanno realizzato film della celebre autrice americana ( Cavani, Chabrol Hitchcock, Wenders ) e si potrebbe dire che con questo film sia riuscito a trovare una nuova via di quel genere melodrammatico tanto in voga proprio ai tempi dell’ambientazione di questo film ( ricordiamo autori come Douglas Sirk, Vincente Minnelli, Elia Kazan, Nicholas Ray ).

Siamo a New York nel 1952 – in quella America che aveva Nixon vicepresidente, il senatore McCarthy impegnato a perseguitare gli artisti di Hollywood e il ribellismo di Dean e Keruac ancora da venire -, Therese Belivet è un’elegante e carina commessa di un grande magazzino nel reparto regali per bambini; è quasi fidanzata con un tipico ragazzo americano, Richard, ha il desiderio di diventare una fotografa e si guarda intorno curiosa di tutto. Nel reparto giocattoli compare Carol, una signora quarantenne, un po’ algida, sul punto di divorziare e molto legata alla sua bambina. La signora vorrebbe comprare una bambola a sua figlia per Natale, ma Therese la convince a prendere un trenino elettrico. Si piacciono sin da subito, ma i tempi sono altri e Carol invece di chiedere un appuntamento dimentica i guanti sulla vetrina del reparto. Naturalmente si ritrovano e intrecciano una relazione casta ma fatta di desiderio e di attesa; Carol ha un marito ricco che la ama ancora nonostante i vari tradimenti lesbici della moglie e sarebbe disposto a sopportarli se lei fosse un po’ disponibile con lui e la sua famiglia, ma lei prova solo tenerezza e fastidio per Harge ( il bravo attore televisivo Kyle Chandler ) e un odio sviscerto per i parenti di lui. E in tutto questo ci sono le feste di Natale, gli amici e i parenti soprattutto di lui, la neve. Carol e Therese decidono di intraprendere un viaggio in auto, rompendo entrambe con i due partner maschili, verso Ovest, verso la classica nuova frontiera,; e in questo viaggio sboccia l’amore definitivo senza più resistenze o non detto. In un motel conoscono un giovane, apparentemente imbranato, ma Carol scopre ben presto che è un abile investigatore mandato dal marito a procurarsi prove per ottenere col divorzio l’affidamento unico della bambina. Carol e Therese così devono rientrare a New York e la donna inizia un doloroso scontro col marito e gli avvocati, sembra che tutto vada contro l’amore delle due donne…

Come in Viale del Tramonto – visto da Carol all’inizio del film – la storia si svolge in un lungo flashback, come ci avevano insegnato gli autori del passato. In un ristorante sembra terminare la loro storia all’inizio, in un ristorante termina il film.   Una storia è chiusa all’interno dei personaggi, non ha un mondo esterno, né sociale né politico; un melodramma contenuto che deve nascondere lo scandalo perché la società dell’epoca non era disponibile a tollerarlo. Le due donne – ma anche tutti gli altri – sono definiti più che da loro stessi dal luogo in cui vivono, dagli oggetti che li compongono e sembrano chiusi come in una prigione: Carol in una villa borghese e solitaria, Therese in un monolocale del Greenwich.

Da segnalare la sceneggiatrice Phyllis Nagy ( drammaturga per il Royal Court Theatre per tutti gli Anni Novanta ) che trova un modo assai originale per raccontare la costruzione di un amore, senza alcuna sbavatura o disattenzione; supportata da una scenografia e da dei costumi ( candidatura all’Oscar ) perfetti. Le due attrici sono bravissime, ma forse il fascino giovanile, simile alla Audrey Hepburn di quegli anni, prende il sopravvento sulla Blanchett che appare in alcuni tratti meno glamour del solito.

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