Dagotraduzione dell’articolo di Phil Bicker per “Time”

hustlers-markettari-274579 lunedì 21 ottobre, 2013

Letto 34 volte

La serie Hustlers, che fece scandalo nei primi anni Novanta devastati dall’Aids, riproposta in una galleria di New York. Un’opera che contribuì a demolire il bigottismo e il moralismo americano, che si accanì in quel periodo contro la comunità gay, arrivando a non finanziare con fondi statali gli artisti omosessuali….

Il suo lavoro più famoso, “Hustlers”, fu scattato in uno sfondo di devastazione e di disperazione durante la pandemia di AIDS tra la fine degli anni 80 e i primi anni ’90. Il lavoro servì come una risposta alla sfida il bigottismo della destra che aveva preso di mira mira i diritti del Primo Emendamento riservato agli omosessuali – in particolare, coloro che lavoravano nelle arti. L’obiettivo era limitarne l’accesso ai fondi statali.hustlers markettari hollywoodhustlers markettari hollywood

Philip diCorcia ricevette un finanziamento dal fondo NEA per i giovani artisti solo a patto che il lavoro non fosse “osceno”.

DiCorcia fece quindi cinque viaggi a Los Angeles, dove scelse con cura le location per gli scatti prima di andare nelle strade di Santa Monica a reclutare prostitute, tossicodipendenti e vagabondi, a cui per posare nelle foto offrì, con i fondi statali, lo stesso prezzo che avrebbe pagato per fare sesso con loro.

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L’artista scattò in camere di motel a buon mercato, agli angoli delle strade, nei parcheggi e sotto le luci al neon, dove le prostitute esercitavano il loro mestiere.
Le fotografie mostravano nomi, età, luogo di nascita e il prezzo a cui si offrivano ai clienti. In questo modo diCorcia riuscì magistralmente a raffigurare il lato cupo di Hollywood, catturando anche i suoi sogni irrealizzati e la sua fintà intimità.

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Nel 1993, le foto furono esposte nella prima mostra museale di diCorcia, Estranei, al Museum of Modern Art di New York. La serie è stata molto influente, non solo per il metodo e l’approccio alla fotografia d’arte – soprattutto tra gli studenti di fotografia di Yale , dove Dicorcia stesso si è formato – ma anche alterando l’estetica della pubblicità di moda e ritrattistica editoriale. (Ironia della sorte, diCorcia aveva precedentemente lavorato per importanti riviste tra cui Fortune, Esquire e Conde Nast Traveler).

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Questo mese SteidlDangin sta rilasciando una nuova edizione di Hustlers, proponendo una modifica delle fotografie, oltre a supportare notebook e Polaroid, mentre una vasta esposizione riempie cinque camere di spazio espositivo presso la galleria David Zwirner di New York fino ai primi di novembre.

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Nonostante il filo di malinconia che si snoda attraverso la serie di foto di Hustlers, la potenza di fondo del lavoro di diLorcia nasce dalla rabbia – contro il bigottismo , il provincialismo, il moralismo – che è riuscito a incanalare durante la creazione di queste immagini.

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In chiusura della mostra, diCorcia condivide una storia personale nella nuova edizione di Hustlers che mette questo lavoro in una nuova luce cupa: “Durante quel periodo, negli anni 1990-1992, il governo ufficialmente condannò l’omosessualità”, egli scrive , “mentre l’AIDS fece diventare la morte in giovane età quasi banale. Mio fratello, Max Pestalozzi diCorcia, morì di AIDS il 18 ottobre 1988. Mio fratello era una persona molto libera. Lo amavo per questo. La libertà ha il suo prezzo. È morto inutilmente. Dedico quest’opera a lui”.

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