Fury ( David Ayer, 2014 )

imm mercoledì 10 giugno, 2015
Domenico Astuti
Letto 30 volte

Abbiamo visto “ Fury “ regia di David Ayer.

In questo inizio d’estate torrido e con le solite uscite nelle sale che sembrano vecchi saldi di fine stagione, ecco comparire un bel film di guerra, scritto e diretto bene, recitato da attori convincenti ( Brad Pitt, Shia LaBeouf, Logan Lerman, Michael Peña, Jon Bernthal ), con una bella fotografia ( Roman Vasyanov ) e per fortuna senza effetti speciali e ritmi da videogioco. Una regia solida che ricorda certi film del mitico Samuel Fuller; un film forte, secco, costruito in maniera originale e classica. Senza lunghezze o prolissità. Senza manierismi o ricerca di psicologismi da quattro soldi. Ci ricorda in parte il bel film Lebanon, in quel caso la guerra era vista unicamente dall’interno di un carrarmato, in questo caso la storia è solo in parte all’interno della balena calda, puzzolente e dall’odore di morte. Certo ci sono un paio di passaggi non proprio all’altezza ( La ragazza vergine tedesca che si accoppia subito con il bravo soldato americano, come se entrambi cercassero più che un rapporto sessuale un modo di allontanare l’orrore della guerra, è più abbozzato che altro; la scena finale da Grand Guignol in stile peckimpakiano è un po’ eccessiva in stile hollywoodiano ), ma il regista e sceneggiatore Ayer costruisce uno script solido, concreto e veritiero ( come nei film da lui scritti in precedenza U-571, Training Day e Tolleranza Zero ), muove la macchina da presa con discrezione, senza mai invadere il campo con inquadrature eccessive e fluorescenti e anche la morte che c’è dappertutto è raccontata senza compiacimenti o inquadrature ‘ morali ‘. Ayer si rifà a quel cinema bellico americano Anni Cinquanta senza epicità e remissione dei peccati, arrabbiato e deciso, dove il nemico nazista – nonostante la coerenza da nemico – è la rappresentazione del Male assoluto. Per cui, i cinque nostri protagonisti, devono spazzare via dalla faccia della Terra quel cancro anche a condizione di perdere la vita senza troppi rimpianti. Le loro psicologie sono appena abbozzate ma noi non sentiamo la necessità di saperne di più e inoltre sono coerenti a se stessi come i soldati di Coppola che risalgono il Mekong in Apocalyps Now: c’è il sergente Don Wardaddy Collier ( un Brad Pitt contenuto e maturo ) che risulta un uomo indurito dall’orrore della guerra che ha già fatto su vari fronti, ma è anche equilibrato, umano e rispettato dl gruppetto; c’è Boyd Bible ( Shia La Boeuf, attore di successo che abbiamo visto l’anno scorso in Nymphomaniac volume I e II ) un uomo molto religioso che combatte per una missione; c’è Grady ” Coon-Ass ” ( il convincente Jon Beranthal che riesce a non strabordare ) il più cinico e selvaggio ai limiti dell’animalesco; poi c’è Trini ” Gordo ” ( Michael Peña ) il messicano che fa multietnicità americana e sostituisce il ‘ nero ‘ di turno; infine giunge per ultimo il quasi adolescente Norman Ellison ( Logan Lerman ), colui che è appena arrivato in guerra e in poco più di due giorni fa la sua educazione sentimentale attraverso la violenza e il dolore.

Siamo nell’ultimo mese di guerra, in una Germania stremata e devastata ma che vede i soldati tedeschi resistere tenacemente e insensatamente, al punto che non sembra quasi che la guerra stia per terminare, anzi sembrerebbe che potrebbe cambiare destino.   La strenua resistenza dell’esercito tedesco può avvenire perché è estrema e folle sino al punto che si serve di soldati poco più che bambini e soprattutto perché hanno dei panzer molto più robusti di quelli americani.   Il nostro quintetto di soldati guidati da Don sono in missione dietro le linee nemiche, dentro un tank Sherman. Hanno appena perso il loro tiratore e lo sostituiscono con un giovanissimo dattilografo, Norman Ellison, un soldato che non accetta la guerra e le sue regole feroci. Don gli fa da padre e lo inizia alla guerra anche con modi decisi e violenti, gli altri lo prendono un po’ in giro ma i fondo sono protettivi con lui. Intorno c’è solo morte e distruzione, fango, sangue e impiccati. E su questa linea del fronte sono rimasti pochi equipaggi di tank e devono avanzare contro il nemico a tutti i costi, provare a distruggere mezzi e il più possibile numero di carrarmati e di soldati avversari, ma quando restano da soli, i nostri 5 devono conquistare una posizione strategica che li vedrà scontrarsi contro trecento soldati tedeschi ben equipaggiati. Potrebbero scappare, nascondersi e così avere altri giorni di vita, invece si trasformano in veri eroi e in una notte feroce e definitiva anche ultima linea armata che servirà in qualche modo a far volgere a termine la guerra…

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