Hitchcock ( Sacha Gervasi, 2012 )

venerdì 19 Aprile, 2013
Domenico Astuti
Letto 58 volte

Abbiamo visto “ Hitchcock “ regia di Sacha Gervasi.

Ai tempi in cui si viveva di passioni, il Cinema ne era parte integrante sia per chi lo faceva che per chi lo vedeva e amava semplicemente.  Il Cinema era d’autore o non era.  Nel tempo c’erano stati quelli che si erano schierati con Chaplin e quelli con Buster Keaton, quelli che erano per Lubitsch  e quelli con Ford.  E in Italia c’erano i felliniani e quelli che si schieravano con Antonioni.  E invece per chi lo faceva il Cinema ci sono mille aneddoti…  si racconta che Godard tolse il saluto a Truffaut per la scelta di alcune inquadrature che il secondo aveva girato.  Tutti grandi autori ma con etica ed estetiche diverse.  Poi c’erano gli altri e tra i molti il grande Alfred Hitchcock messo nel cantuccio dei registi di genere e quindi meno importanti e necessari; fu la Nouvelle Vague, proprio dei Godard e dei Rivette, e i Cahiers du Cinema di Andrè Bazin a sdoganare l’autore inglese e collocarlo in quello di Autore tra gli Autori.  Da allora decine di saggi e qualche cinefile giunse a dire che era il più grande regista della storia del cinema e giù confronti, litigate fino all’alba.  E questa rivalutazione e ricollocazione succede proprio negli anni in cui Hitch gira “ Psyco “ e “ Gli uccelli “.  “ Psyco “ è un grandissimo successo in tutto il mondo nonostante le premesse fossero del tutto negative e diventerà un culto per più di una generazione, ricordiamo ancora che nei cinema delle varie capitali europee ancora negli Anni Settanta c’era la proiezione singola  a mezzanotte e la sala era affollata di persone che avevano visto il film innumerevoli volte e quando appariva Antony Perkins di spalle col coltello nella scena della doccia tutti eravamo pronti ad applaudire in un atto della coscienza liberatorio e collettivo.  Di Hitch si sono anche dette tante cose, sulle sue fobie, sul suo essere misantropo ed anche misogeno, sui suoi presunti innamoramenti con belle attrici come Grace Kelly, Tippi Hedren, Kin Novak e del suo modo sadico e perverso di ‘ possederle ‘ ( ognuno lo fa con i mezzi che ha, lui lo faceva con torture psicologiche, piccoli oggetti necrofili… ), delle fascinazioni per attori alti e belli come Gary Grant o James Stewart: lui che era grasso, flaccido e privo di un qualsiasi fascino.  E gli aneddoti della sua vita raccontano di un padre che lo fece arrestare a cinque anni – ce lo ha raccontato tramite Truffaut nel bel libro “ Il cinema secondo Hitch “ – “ Avevo forse quattro o cinque anni … Mio padre mi mandò al commissariato di polizia con una lettera. Il commissario la lesse e mi rinchiuse in una cella per cinque o dieci minuti dicendomi: ” Ecco che cosa si fa ai bambini cattivi! “… Mio padre mi chiamava agnellino senza macchia. Veramente non riesco ad immaginarmi che cosa io abbia potuto fare. “ ( per questo la fobia verso la polizia ?  l’angoscia delle ingiustizie  verso gli innocenti ? ) e ancora « Avevo il terrore delle punizioni corporali. I Gesuiti adoperavano la sferza e credo che la usino ancora oggi. Era di gomma molto dura. »  ( per questo soffriva di fobie ed era attratto dalla violenza psicologica ? ) e « A 15 anni mi hanno fatto scendere dal treno e mi sono ritrovato in mezzo alla strada; ero solo e praticamente senza un centesimo. ».  Insomma un uomo con delle comprensibili angosce che per sua fortuna riversò solo nei suoi 53 film.  Un personaggio così avrebbe meritato per questo film un regista se non di uguale spessore ma di profonda conoscenza dell’animo umano, come Gus Van Sant o John Milius ad esempio e invece hanno dato la regia basata sul saggio di Rebello “ Come Hitchcock ha realizzato Psycho “  ( Alfred Hitchcock and the Making of Psycho) ( Castoro edizioni, collana Imprevisti ) al più che modesto, calligrafico e piatto Sacha Gervasi ( Prima bibliotecario, poi ha sistemato l’archivio di Beckett in Irlanda, si è laureato in Sceneggiatura alla Scuola di cinema in California, è diventato giornalista, voce di spot pubblicitari, soggettista, sceneggiatore per Spielberg, poi regista di un unico film “ Anvil ! La storia di Anvil “ ), realizzando un film senza personalità, privo di qualsiasi guizzo creativo e senza nemmeno giocare a fare il cinefilo e quindi spostare Psyco anche nel quotidiano di Hitch.  Anche le sue fobie si trasformano in vezzi, i suoi atteggiamenti ‘ al limite ‘ diventano piccole nevrosi senza particolare importanza, anche la sua sfera sessuale ampia viene trattata con una battiuta lasciata lì dalla moglie che con spirito british gli dice che dubita che suo marito possa sapere cosa intercorre tra un uomo e una donna.  E poi che fine ha fatto la figlia Pat ?  Attrice in Psyco e mai menzionata nel film ?  E anche tutte le vicissitudine della realizzazione del film sono solo un monotono intralcio.  Se ci consentite,  Gervasi in questo film è un vero cialtrone, ha preso materiale incandescente ed ha realizzato un sbiadito gossip senza alcuna importanza. Pazienza !  E francamente anche due grandissimi attori come Antony Hopkins e Hellen Mirrer sembrano sforzarsi per rendere il tutto credibile senza tuttavia riuscirci e rimanendo algidi, distanti e anonimi.  Ed anche la sempre meravigliosa Scarlett Johansson, nel ruolo che fu della Leight, in questo film sembra una divertita ragazza che istaura con Hitch un’amicizia tra due monelli innocui in libera uscita.  Pensate che per la scena della doccia, durata 45 secondi in tutto – sequenza che nel corso degli anni è stata ripetutamente studiata e analizzata in tutte le sue geniali fasi di ripresa – è stata realizzata grazie al frutto di un lungo e laborioso lavoro studiato a tavolino da Hitch e da Saul Bass ( il grafico responsabile dello storyboard nonché dei titoli di testa ), i quali “progettarono” meticolosamente ogni singolo momento della scena partendo proprio dagli storyboards.  Per girare quei 45 secondi, Hitchcock realizzò qualcosa come 70 inquadrature, impiegando ben sette giorni ( dal 17 al 23 dicembre del 1959 ) per terminare la sequenza e circa un mese in post-produzione per “assemblarla” col montaggio.
 Più volte, nel corso della sua vita, Janeth Leigh ha ricordato con terrore quei sette giorni: fu il momento più faticoso della sua carriera, sempre sotto l’acqua della doccia a provare e girare le settanta posizioni della macchina da presa, indossando una tuta color carne e zone di fustagno a coprirle i genitali oppure un semplice accappatoio per le scene di nudo girate dalla sua controfigura. Scena così sfibrante emotivamente che la Leight ha confessato di non essere riuscita più a fare una doccia, oltre al fatto di non riuscire a sopportare la visione della sequenza del “suo” omicidio in cui, parole sue, appare tanto vulnerabile da procurarle un fastidio psicologico insostenibile. E questo è solo uno dei tanti problemi che il film le causò.

La storia potete immaginarla, nel 1959 ‘ il maestro del brivido ‘ Alfred Hitchcock, dopo il grande successo di “ Intrigo Internazionale “ è in crisi creativa e alla ricerca di un soggetto diverso dai precedenti che ha realizzato.  I produttori vogliono fargli girare “ Il diario di Anna Frank “ o un altro film con Gary Grant ma lui rifiuta e resiste.  Legge l’increscioso libro su un serial killer scritto da Robert Bloch che racconta la vicenda di un pluriomicida del Wisconsin, Ed Gein che ha ucciso sua madre ma continua a dormire con lei.  La sua casa di produzione, la Paramount, non vuole saperne di produrre Psyco, giudicandolo troppo orrorifico, ma il regista si impunta e decide di autoprodurselo mettendo un’ipoteca sulla propria villa.  Ma può fare questo anche grazie all’aiuto e al sostegno di sua moglie Alma Reville, sceneggiatrice di talento, responsabile della revisione di tutti i suoi copioni  e sua paziente spalla, anche se nessuno le riconosce il merito.    Mentre la lavorazione procede, il carattere del regista si svela attraverso una serie di sogni che compie e nel quale compare Ed Gein, il killer che ha ispirato la figura di Norman Bates, protagonista del film.  Il sospetto poi si insinua in Hitch tanto da credere che la moglie Alma abbia una relazione segreta con Whitfield Cook, che frequenta quotidianamente per correggergli un lavoro e intrecciando con lui un rapporto non privo di malizie.  Quindi film da realizzare, vita personale del regista e sue fobie-allucinazioni si sovrappongono ma la pellicola girata in povertà, con la troupe della sua serie televisiva per abbattere i costi, con molti imprevisti, sforando di alcuni giorni le riprese e il budget finalmente è pronta.  Ma le difficoltà non sono finite…

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