Il cosmonauta – recensione

images-1 domenica 13 settembre, 2009
Domenico Astuti
Letto 26 volte

Abbiamo visto “ Il Cosmonauta “ regia di Susanna Nicchiarelli.
Opera prima diretta della trentacinquenne diplomata in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia e autrice di cortometraggi tra i quali ricordiamo “ Ca Cri Do Bo “ prodotto dalla Sacher di Moretti. “ Il Cosmonauta “ è un film minimalista, “ al femminile “, per scelta malinconico e non nostalgico ( un po’ come tutti gli ultimi film italiani, un po’ come se la nostalgia fosse un sentimento cinematografico “indecente” o poco elegante ). La storia è ambientata a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta: c’è una famigliola composta da madre ancora giovane e vedova e due figli, una femminuccia di circa otto anni e il fratello poco più grande e entusiasta della corsa alla luna vista dal fronte sovietico. La piccola Luciana, comunista fin da piccola, proprio come il padre, è in contrasto con la madre che sposerà un brav’uomo però moderato e inadeguato a sostituire il padre.
Il film inizia con Luciana che scappa dalla cerimonia della sua prima comunione, alla richiesta della madre sul perché non voglia farla come gli altri, la bambina risponde: “Perché sono comunista”. Da questo momento, 1957, la storia si sviluppa per circa sei anni, fino alle elezioni del 1963. Luciana, da bambina diviene giovanissima militante della sezione PCI del Trullo, assistiamo al rapporto con i compagni di sezione del circolo della FIGC, ai primi amori e ai primi tradimenti politici e personali. Durante questo percorso di formazione la sua vita è anche segnata dalla conquista dello spazio da parte dei cosmonauti russi ( “Gli astronauti sono americani “ dice il fratello Arturo alla madre ), dal fratello sognatore epilettico ed anche dal patrigno borghese che cerca di educarla secondo la morale dell’epoca.
Cpme abbamo detto è un’opera prima, quindi naturalmente imperfetta: La regia mostra una certa sicurezza e si concentra sulla ricostruzione del contesto storico e sociale, ma drammaturgicamente gli sceneggiatori fanno slittare il centro della storia ( La guerra fredda solo attraverso la corsa verso la luna ? E poi la fissazione è di Arturo e indirettamente di Luciana che ad un certo punto prende il testimone della gara tra le due superpotenze ) e questo rende, ad un certo punto, ridondante se non fastidioso, tutto il materiale di repertorio. Poi, un film come questo, dovrebbe avere una certa ironia, cercare anche una leggerezza che invece non c’è mai tranne che nella prima scena. Gli attori adulti Claudia Pandolfi, Sergio Rubini e Angelo Orlando e la stessa regista sono credibili e bravi; il buon cast giovanile vede l’esordiente Miriana Raschillà che ricorda la Serracchiani.
Un solo vero richiamo alla produzione, le canzoni degli anni sessanta devono essere cantate da chi le ha rese famose, se le si fa interpretare da altri risultano fastidiose se non sgradevoli… E poi una canzone non dovrebbe mai raccontare quello che si vede sullo schermo.

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