Il fascino indiscreto dell’amore ( Stefan Liberski, 2014 )

imm lunedì 8 giugno, 2015
Domenico Astuti
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Abbiamo visto “ Il fascino indiscreto dell’amore “ ( Tokyo Fiancée ) regia di Stefan Liberski.

Amélie Nothomb è oramai una signora di quasi cinquant’anni, celebre scrittrice belga di libri alla moda e sinceramente sopravvalutati.   Pubblica un libro l’anno e tra i suoi romanzi più celebri ci sono alcuni che hanno spunti autobiografici e in cui si racconta di una giovane belga Amélie e del suo rapporto con il Giappone ( entrambe sono nate in Giappone e vi hanno vissuto alcuni anni ). La storia de Il fascino indiscreto dell’amore è tratto dal suo romanzo Né di Eva né di Adamo che il regista Liberski ha ripreso, ne ha modificato alcuni passaggi, lo ha ritrasposto ai nostri giorni, e lha inventato la parte finale, rendendo la storia ancora più effimera e leggera nonostante il finale drammatico.   Nel film si racconta in modo ironico e divertito l’incontro di due giovani, lei europea lui giapponese, dello scontro-incontro di due culture distanti, e il confronto è lo spunto per rappresentare con leggerezza certi luoghi comuni delle due culture così lontane: lei beve sempre tè verde e mangia sushi, lui viaggia sulla Mercedes bianca del padre, fa parte di una setta universitaria segreta di amanti della Francia e della sua cultura, e mangia piatti europei precotti come la fonduta svizzera o la pasta alla carbonara, naturalmente bevendo Coca Cola. Il tutto in una Tokio affettuosa e molto giapponesizzata da ente del turismo; con lei sempre vestita glamour e fashion e a tutti i costi adorabile ( un po’ la Hepburn di Colazione da Tiffany un po’ la Seberg di A bout de souffle ) mentre lui, in perfetto ruolo da studente giapponese silente, servizievole e ricco, non può che risultare buffamente affascinante. Siamo al trionfo del Pâté de bourgeois, con un’estetica ai limiti del lezioso. Ed anche i passaggi più estremi, dall’entusiasmo incondizionato di lei per la nuova vita a Tokio alla disillusione della partenza dopo Fukushima, sembrano trasmetterci gli stessi sentimenti vacui, generici, fin troppo lievi. Liberski, forse perché è un autore televisivo e un umorista, oltre che un regista senza una cifra stilistica chiara, realizza un film in cui difetta di sottigliezza psicologica e di chiarezza antropologica e cerca di tenere compatta la storia solo con la leggerezza e il garbo.

Amélie è una ragazza di vent’anni che è vissuta nei suoi primi cinque anni di vita a Tokio e questi anni devono essere stati molto felici perché, appena è cresciuta e può, ritorna a vivere nella capitale nipponica da sola. E’ una graziosa ragazza dall’aspetto borghese e sognante ed è anche assai fortunata perché al primo annuncio di lavoro che mette come insegnante di francese trova immediatamente Rinri, un ragazzo bello, borghese e molto gentile. Al primo appuntamento in un caffè, chiacchierano, si conoscono un po’ e lui le paga la specie di lezione con molto denaro e così farà per i successivi incontri che sembrano più un modo di avvicinarsi tra i due che non vere lezioni di francese, in cui lei mostra tutto il suo fascino francese e lui la ascolta come uno scolaro ordinato e riservato. In breve iniziano una relazione e lei conosce i genitori di lui oltre che i suoi strani amici della setta. Vanno in gita romantica sul battello ad Hakone tra coppiette mano nella mano e canzoni sdolcinate che escono dai megafoni, fanno gite nella natura e sul monte Fuji ( ogni giapponese deve scalarlo almeno una volta ), fanno pranzi e cenette a base di sashimi da soli e a casa degli amici, vedono film nei cinema di Tokyo. Naturalmente Amélie è felice – anche se un po’ narcisista e autoreferenziale – Rinri sembra innamorato e paziente. Lui in poco tempo le chiede di sposarlo e i suoi genitori le regalano un prezioso gioiello e lei imbarazzata propone solo l’idea del fidanzamento ma non del matrimonio, fidanzamento che lui non comprende in quanto in Giappone non esiste. Le settimane passano e Amélie trova un impiego per un anno in una delle sette maggiori imprese nipponiche e il suo lavoro la stanca e la rende meno partecipe nel rapporto. Avviene la tragedia di Fukusima e lo stesso Rinri la invita a tornarsene a casa perché il dramma appena accaduto deve essere vissuto solo dal popolo giapponese, lei non comprende ma…

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