Il piccolo impostore che ha ingannato persino il Re – di Silvia Ragusa

mercoledì 15 Ottobre, 2014
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Francisco Nicolás Gómez Iglesias, classe 1994, è protagonista di uno degli scandali più surreali ed esilaranti di tutti i tempi. Il ragazzino, da quando aveva 15 anni, ha imbrogliato politici saccenti, uomini d’affari, servizi segreti e pure la corte reale. «O diventa presidente del Governo o finisce in carcere», aveva detto di lui un importante uomo d’affari. Ora è stato arrestato, ma i “truffati” non fanno una bella figura
Lo chiamano il piccolo Nicolás, come il bambino combina guai francese, protagonista dei libri per ragazzi di René Goscinny. A Francisco Nicolás Gómez Iglesias, classe 1994, sono bastati gli occhi chiari, il viso angelico, la spavalderia e le auto di lusso per entrare nei circoli economici, politici e sociali più esclusivi della Spagna, senza che nessuno se ne accorgesse. Un personaggio «dalla florida immaginazione del tipo megalomane», secondo il medico legale che lo ha visitato, che solo con la sua parlantina ha avuto la pretesa di dirsi ai vertici della gioventù del Partito popolare dell’attuale premier Mariano Rajoy, protettore dell’ex presidente Aznar, membro dell’Intelligence spagnola, perfino figlio illegittimo di don Juan Carlos.
Nicolás è riuscito a intrufolarsi a Palazzo reale, al ricevimento del re Filippo VI nel giorno della sua proclamazione, come testimonia una baciamano immortalato durante la cerimonia. «O diventa presidente del Governo o finisce in carcere» è la frase che un noto imprenditore avrebbe pronunciato sul giovane impostore. Non si sbagliava. Il ventenne, studente di economia, è finito in carcere – anche se al momento è ai domiciliari – per truffa e usurpazione d’identità. Stavolta aveva puntato troppo in alto: Nicolás, o meglio Frankie o Fran per gli amici, è riuscito a ottenere il numero di telefono privato di re Juan Carlos e ha avuto il coraggio di chiamare l’ex monarca per offrirgli aiuto in merito ai problemi giudiziari della secondogenita, la infanta Cristina di Borbone.
Al palazzo de la Zarzuela si è scatenato il panico. In pochi giorni il banco è saltato. La Spagna è stata sconquassata da uno degli scandali più surreali ed esilaranti di tutti i tempi: un ragazzino aveva ingannato decine di uomini d’affari e politici dall’aria saccente, fin dall’età di 15 anni. Frankie, d’altronde, è sempre stato attento a ogni minimo dettaglio. Come una spia, indagava sui suoi obiettivi prima di avvicinarli, conosceva nomi e particolari, affittava la stessa macchina di lusso per fingere che fosse sua e un ufficio da milioni di euro, assoldava una scorta personale di ex agenti, usava le sirene della polizia per farsi largo nel traffico. Si era perfino modificato il cognome per averne uno che suonasse importante. Conservava un album pieno zeppo di selfie con le personalità più ricche del mondo e con noti politici nazionali: José María Aznar, Ana Botella, Rodrigo Rato, Miguel Arias Cañete, Esperanza Aguirre…
Dicono che, agli agenti che lo portavano in centrale, abbia chiesto di fare una deviazione verso la sua villa di Madrid, dove aveva da sbrigare un affare da 20 milioni di euro con l’ex ministro Miguel Angel Moratinos e il dittatore Obiang della Guinea Equatoriale. Dicono che, a quello che immaginò il capo, abbia fatto pure un’offerta: «Se mi lasci, vieni con me, parlo con Obiang e ti faccio ministro». Neppure dopo l’arresto il giovane ha ceduto di un millimetro.
Al giudice che lo ha interrogato il piccolo Nicolás ha fatto nomi e cognomi dell’establishment spagnolo da brivido: il segretario di Stato, un alto rappresentate della Commissione nazionale del Mercato dei valori, perfino il direttore del Cni (Centro nazionale d’Intelligenza), il generale Félix Sanz Roldán. Ed è che, secondo gli archivi, Frankie avrebbe davvero messo piede dentro la sede del Centro, così come agli incontri ufficiali del Partito popolare, alle feste più chic di uomini d’affari, alle tavole rotonde della Confindustria iberica, perfino nella tribuna Vip dello stadio Bernabéu a tifare Real Madrid. Lo scorso agosto è stato visto girare in auto blu, scortato da altri due veicoli del comune di Madrid.
La sua «vita parallela» gli avrebbe permesso di incassare, secondo l’accusa, almeno 25mila euro, falsificando documenti. Ma ha lasciato un segno anche sull’etere: decine di fotomontaggi lo ritraggono con grandi della Terra, da JFK a Papa Francesco, fin sulla luna con Neil Armstrong. Adesso tutti gli puntano il dito addosso, ma una cosa è certa: se Frankie ha potuto muoversi dentro l’élite iberica per cinque anni raccontando bugie, è stato perché in molti gli hanno stretto la mano. Sarà il più piccolo impostore a passare alla storia, ma non c’è dubbio che manipolava informazioni confidenziali e riceveva protezione da altolocati. Gli stessi che, ingannati, oggi temono di finire tra i protagonisti del grande messa in scena firmata dal piccolo Nicolás. Come dicono gli americani: «Everybody loves a winner».
Il-piccolo-impostore-che-ha-ingannato.

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