Il quaderno – recensione di Maurizio

copj170 martedì 13 ottobre, 2009

Letto 21 volte

Mi amareggia la certezza che alcune cose sensate che ho detto nella mia vita non avranno, in fin dei conti, nessuna importanza. E perché dovrebbero averne? Che significato avrà il ronzio delle api all’interno di un alveare? Serve per comunicare tra loro? O è un semplice effetto della natura, la mera conseguenza dell’essere vivi, senza previa coscienza o intenzione, come un melo dà le mele senza preoccuparsi se qualcuno verrà o no a mangiarle? E noi? Parliamo per la stessa ragione per cui sudiamo? Solo perché sì? Il sudore evapora, si lava, scompare, prima o poi arriverà alle nuvole. E le parole? Dove vanno? Quante ne rimangono? Per quanto tempo? E, infine, a che scopo? Sono domande oziose, lo so bene, proprie di chi compie 86 anni. O forse non sono tanto oziose se penso che mio nonno Jéronimo, nelle sue ultime ore, andò a congedarsi dagli alberi che aveva piantato, abbracciandoli e piangendo perché sapeva che non li avrebbe più rivisti. E’ una buona lezione. Mi abbraccio dunque alle parole che ho scritto, auguro loro lunga vita e ricomincio a scrivere dal punto in cui mi ero fermato. Non c’è altra risposta.
(José Saramago, Il Quaderno, Bollati Boringhieri)

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