Il senso di una vita immaginata ( Domenico Astuti, 2018 ) – di Carmela Russo

astuti2018prima giovedì 8 marzo, 2018
Redazionale
Letto 122 volte

“…in me avevo una coscienza quasi lucida di prevedere l’inganno e la sua sconfitta, sia sull’attimo che come bilancio finale”

 

In quest’opera sin dall’inizio ci si ritrova davanti ad una letteratura di acutezza e stile difficilmente paragonabili se non ad opere classiche. Un titolo che già è opera.

Un testo eccellente in ogni forma, un protagonista che ripercorre il tempo in un lungo cammino insidioso di ricordi, che vanno ad accumularsi tutti insieme per definire una storia umana, personale la quale coinvolge tutte le persone e i luoghi del protagonista. Un tempo percepito non come una barriera, ma come fosse un ordine del tempo percepito senza tempo  che tanto mi ha ricordato il testo di Carlo Rovelli “L’ordine del tempo”,l’unico valore che l’autore riesce a dare al tempo è la successione di eventi che formano la storia.

Spietato spaziare nei ricordi indelebili seppur mancanti del valore reale tra passato e presente,  ciò che è stato e come si è vissuto visti dal presente appaiono talmente diversi da cambiarne la visione. Eccezionali capacità introspettive dell’autore Domenico Astuti nella stesura del testo che coinvolge emotivamente sin dalle prime righe.  Intelletto fin troppo acuto per essere come gli altri, eppure il protagonista commette gli stessi errori umani di tutti, elaborandoli in una sorte di monologo interiore di una profondità unica e rara. Un confronto del protagonista con il padre al quale suo malgrado assomiglierà sempre più in età matura. Ricordi che ripercorrono strade, canzoni, odori, altre vite, una mescolanza geniale di ricordi per confermare un presente ancora poco chiaro. Difficile recensire un testo così ricco in profondità di animo e pensiero. Ogni parola mi appare superflua di fronte a quest’opera di umanità infinita, ricca di sconvolgimenti emozionali che tanto sono comuni a tutti noi ma pochi possono esprimere in una maniera letteraria così compita e corretta.  Un coinvolgente monologo interiore riversato su carta come per liberarsi ancora da catene impossibile in altri modi.  Domenico Astuti scrive e si libera contemporaneamente, un legame con il padre che oltrepassa ogni barriera, che spezza ogni confronto, che li separerà in un primo momento per poi riunirli per sempre nei ricordi che si arricchiranno sempre più fino a non distinguere l’idealizzazione da ciò che veramente è stato.

Le pagine si rincorrono in un vortice introspettivo di ricordi fermati nella mente dell’autore attraverso quella sinestesia assai rara nella letteratura contemporanea ,che riesce ad esprimere al lettore la pienezza intera  di immagini attraverso la lettura. Una letteratura  elevata  per aspetti grammaticali e descrizione di ambienti.  Domenico Astuti è un uomo che ha viaggiato per il mondo intero portando con se  un pezzo di ogni luogo in maniera indelebile.  Un autore di elevata cultura personale che ha ben saputo  integrarla alla sua vita, ai luoghi, alle persone, ad ogni  cammino che ha percorso fino a farla diventare una profondità d’anima  così complessa  al punto che ogni sua parola o frase  diventano  metafore di vita e insegnamenti per ognuno.

Impossibile scrivere un testo del genere senza avere capacità letterarie vastissime unite ad un vissuto ancora più vasto. Un libro che è un viaggio di un uomo, un viaggio che conduce alla profondità del proprio Io, fino a perdersi: ma forse è solo perdendosi che ci si può ritrovare, e ritrovare quel filo “logico” nell’ingarbugliare dell’enorme matassa che è la vita.

 

Carmela Russo – Presidente Accademia degli Artisti

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