Il senso di una vita immaginata ( Domenico Astuti, 2018 ) – di Gabriele Ottaviani

astuti2018prima sabato 19 maggio, 2018
Riceviamo e pubblichiamo
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Da dove nasce questo romanzo ?

Un romanzo nasce da tante premesse comunicative, che sono private, pubbliche e appartengono al sogno e alla fantasia. Ma anche in parte a debiti narrativi minimi e massimi.

Il senso di una vita immaginata nasce da questo magma, a volte con pensieri contraddittori e apparentemente poco conciliabili. E’ un viaggio a vari strati emotivi ed esistenziali fatto con lo stile dell’improvvisazione e in parte anti narrativo.

 

La sua opera affronta numerosi temi: qual è per lei il significato della libertà ?

La libertà in questi tempi è una parola così disossata e dissacrata che sembra alla portata di tutti come se ci trovassimo in un supermercato.   In realtà ha bisogno di continua conquista e anche di distonia quotidiana.

La libertà è come l’aria all’alba ma anche faticosissima, per i prezzi che si pagano.

 

Della memoria

Della memoria ? Bisognerebbe utilizzarla con molta cura e circospezione.

 

Della famiglia

Della famiglia ? Esiste ancora in Occidente. Come scelta o conseguenza ?

 

Del tempo

Del tempo ? Ma il tempo in fondo non esiste, siamo noi a costruircelo per bisogno di sicurezza o di ribellione.

 

Dell’amore

Dell’amore ? Parola ancora troppo semplice per non essere complessa.

 

Perché scrive ?

Perché si scrive ? Per fantasticare, per pensare, per fermare una parte di tempo provvisorio, per fuggire della realtà o forse per comprenderla, per dare un senso a delle vite immaginate o perché è il modo più economico per viaggiare.

 

Qual è il ruolo dello scrittore nella società ?

In questa società non ci sono reali ruoli, sono solo delle apparenze collettive. Il ruolo dell’artista si è fermato in qualche modo al secolo scorso.

 

 

Qual è la situazione culturale italiana ?

La cultura è anche la proiezione della società che la produce ( tranne forse che nel Rinascimento ), quindi non molto dissimile oggi dalla politica, dalla società dello spettacolo, dal mondo del lavoro.

 

Quale libro avrebbe voluto scrivere e quale non ha ancora scritto ma scriverà?

Delle pagine di Cèline o di Camus o di Joseph Roth, di Zwig, di Canetti… Che comunque non potrei mai scrivere.  Quello che scriverò è ancor nel mio Es

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