Il tuo ultimo sguardo ( Sean Penn, 2017), Usa – voto 6

ultimosguardo_1300 domenica 28 maggio, 2017
Domenico Astuti
Letto 36 volte

Abbiamo visto “ Il tuo ultimo sguardo “ regia di Sean Penn.

con Javier Bardem, Charlize Theron, Jean Reno, Adèle Exarchopoulos. Genere Drammatico – Usa, 2016. Durata 130 minuti. Uscita giovedì 29 giugno 2017 distribuito da 01 Distribution.

La direttrice di un’O.N.G. in Africa si innamora di un medico ma i caratteri e gli ideali differenti li separeranno.

Trama

Wren Petersen ( Charlize Theron ), è a capo di una ONG che si occupa di Africa, interesse e passione che ha appreso da suo padre, un uomo che ha fatto tanto per assistere le popolazioni del Terzo Mondo. Wren incontra in Liberia un medico spagnolo Miguel Leon ( Javier Bardem ) che ha solo due grandi passioni nella vita, aiutare le popolazioni inermi e ferite dalle varie guerre civili e le donne. Si innamorano in fretta mentre sono impegnati a curare i tanti civili inermi coinvolti da una guerra civile che definire feroce è poco.   Sono innamorati, curano a volte in maniera rischiosissima i pazienti, ma sono assai lontani emotivamente e forse politicamente su come risolvere le varie emergenze del mondo e anche sul modo di costruirsi un futuro assieme. Si amano, ma litigano, si lasciano sotto le bombe e i colpi di machete dei ribelli, ma si ritrovano nell’ ’ idilliaco occidente ‘ e sentono di aver bisogno l’uno dell’altra. Non una ma varie volte, perché si sentono uniti dall’Africa, da un modo di essere e da quei popoli sofferenti, ma si separano emotivamente assistendo quelle realtà, lei vede un tale dolore e sente un’impotenza in ciò che fa che le risulta sempre troppo poco e forse inutile, lui invece è legato a ciò che vive e a quella realtà senza farsi troppe domande e non cercando risposte. In un susseguirsi di vita, avventure, spostamenti e separazioni, si ritrovano un’ultima volta, si amano sempre, ma Wren ha deciso definitivamente di abbandonare l’Africa e di adoperandosi economicamente e diplomaticamente in Occidente per i diritti dei rifugiati, Miguel invece resta a rischio della vita lì, per continuare a soccorrere e operare civili: il suo unico modo per sentirsi vivo e che ormai è parte di sé.
Penn un regista coraggioso ma che sfiora l’azzardo.

Penn è attore e regista dalle scelte coraggiose e forti, come attore è probabilmente tra i grandi del firmamento hollywoodiano, i suoi due Oscar li ha ottenuti per due ruoli forti e decisi come il Jimmy Markum in Mystic River di Eastwood e l’Harvey Milk in Milk di Van Sant. Come regista ha diretto ben sei pellicole e soprattutto il suo episodio nel film collettivo 11 settembre 2001 è rimasto indelebile per forza e coraggio nelle scelte narrative e soprattutto politiche.

Anche in questo film Penn cerca nuove soluzioni di racconto, un punto di vista formalmente forte se non estremo. Lo situa in una via dimezzo tra il documentarista ( buona parte è raccontato con voce in off da Wren ) e il film epico ( sul genere Samuel Fuller ), usando una tecnica formalmente moderna coniata dal duo Arriaga e González Iñárritu ( sceneggiatore e regista del film 21 grammi ) in cui c’è una totale rottura spazio/tempo e gli avvenimenti si susseguono senza alcuna cronologia, lasciando lo spettatore a immergersi nell’emotività della storia, priva apparentemente di certezze. Ma se qualche critica la vogliamo rilevare, allora diciamo che storie così drammatiche non possono essere così sovrastrutturate stilisticamente, c’è il rischio di uno snaturamento emotivo, di un’esagerazione un po’ voyeristica della drammatizzazione, una sovrapposizione che mescola e confonde naturalismo, tragedia e mélo. E il risultato è un po’ loffio, una denuncia di fatti ben conosciuti ma superficiale ed effettata, in cui vengono mostrati massacri e scene pulp con sangue a litri, squartamenti e amputazioni di arti senza però né coinvolgere particolarmente lo spettatore né per dare un vero scopo politico di ciò che si racconta.  A dirla tutto, appare una forma di autocelebrazione intellettuale di un regista spesso ‘ corretto ‘ politicamente anche quando va in controtendenza e ci appare un po’ manichea se non colonialista la divisione tra africani buoni, simpatici e generosi e altri dei diavoli, criminali e allucinati.

Grandi attori che non rendono credibile la storia.

Charlize Theron è un’attrice molto brava ma anche troppo bella se truccata e fotografata con affetto, quindi condannata a essere troppo riconoscibile e glamour per essere creduta veramente solo una bella dottoressa di una o.n.g., anche se non è certo l’interpretazione che mettiamo in discussione. Ma in alcune scene verrebbe voglia di chiederle di spostarsi appena un po’ per far vedere in che pantano di dolore e sangue vive. E’ lo stesso rischio che hanno corso altri registi quando per storie simili hanno scelto la Jolie, la Basinger o la nostra Bellucci e le hanno rese al meglio. Discorso simile si può fare per Javier Bardem, un altro attore spesso bravo e credibile che però deve perdere quell’espressione da simpatica canaglia, tombeur de femmes e ritrovare quella semplicità non da divo che in tanti film spagnoli lo avevano fatto notare per intensità e concentrazione professionale. Un vero peccato per Jean Reno ( di cui noi siamo fan ) relegato ad un ruolo quasi di comparsa e privo anche di una sola scena madre che lo avrebbe innalzato a comprimario. Adèle Exachopoulos ha invece una scena madre ma anche lei è sottoutilizzata neanche fosse una caratterista.  Da segnalare in positivo la bella colonna sonora eseguita dal maestro Hans Zinmmer

 

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