In viaggio per Cuba – di Domenico Astuti

IMG_8837 martedì 30 agosto, 2016
Domenico Astuti
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Si può tornare in un luogo dopo decenni sperando che quel luogo abbia proseguito nella tua stessa direzione ?

Un’utopia o una palese dabbenaggine.  Non bisogna certo citare Eraclito o l’eterno ritorno di Nietzche.  Un luogo – come le persone con cui abbiamo vissuto e poi perso per strada – deve rimanere nel nostro ricordo con affetto e non provare a ritrovarlo.   Altrimenti è una profonda delusione che distrugge anche il ricordo:  ci si trasforma in orchi.  Ma purtroppo si fanno degli errori ed io ne sto facendo alcuni di seguito… tornare a Machu Picchu… a Mclaud ganj… a Isla de la Mujeres… a Cuba…

Parlo con una compagna portoghese ( ci sono ancora ! ) a L’Avana e poi con due compagni francesi su un autobus che porta a Cienfuegos e così via… E tutte queste stanche conversazioni terminano nello stesso modo: siamo venuti prima della fine. Per fine si intende la morte dei fratelli Castro e il ritorno dei soldi americani a Cuba.  Mi viene sempre lo stesso pensiero malinconico, ma lo tengo per me.  Guardate che la fine è già iniziata da un bel po': ragazze che si prostituiscono, ragazzi che vanno con uomini e donne, persone che cercano di fregarti in ogni modo, nessun rapporto nemmeno minimo: tu per loro sei solo uno da spennare subito.  Negli uffici non c’è alcuna regola e devi pagare.  Entri nello stesso locale due volte e il costo di un prodotto cambia da un giorno all’altro e quando glielo dici restano imperterriti, cercano di fregarti ancora di più…  Lo capisco, la povertà, l’embarco fascista americano, noi dei ‘ turisti coglioni e ricchi ‘…

A Cuba di socialista o ribelle non c’è quasi nulla se non la povertà e qualche vecchissimo nostalgico.  Il governo è lontano, sbiadito, apparentemente inesistente; Fidel ha uno sguardo da novantenne poco lucido, Raul, l’antipatico, fa quello che può, con le sue possibilità.  Per strada brevi immagini vecchie del Che e di Camilo Cienfuegos che sembrano ridotti a vecchi attori di un’altra epoca e non a fieri rivoluzionari.

A Cuba ero stato negli Anni Ottanta… nonostante tutto sembrano passati tre secoli.  La gente pensa solo a lavorare il meno possibile e a fare soldi, i poveri restano poveri come nel Terzo Mondo, con le vecchine che chiedono l’elemosina, le madri che cercano di vendere le figlie a qualche europeo  o  a nord americani e alcuni bambini camminano scalzi.  E il mitico Malecon è di una tristezza e una bruttezza infinite.
Per fortuna, però, si può fumare dappertutto, gettare le cicche a terra e bere birra alle dieci del mattino e moijto dalle 11.

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