Io ti ucciderò – recensione

imm venerdì 5 marzo, 2010
Domenico Astuti
Letto 46 volte

Abbiamo visto “ Io ti ucciderò “ regia di G. Spielmann.
E’ un’annata felice per il cinema austriaco, un piccolo, marginale, Paese dell’Europa che riesce in pochi mesi a far uscire nelle sale del Continente film come “ Il nastro bianco “ di Haneke, “ La Bohème “ di R. Dornhelm e N. Stringer, “ Lourdes “ di J. Hausner, “ On The Robber “ di B. Heisenberg e una decina di altri film prodotti anche nella penisola balcanica. Adesso nelle sale esce “ Revanche – Ti ucciderò “ di G. Spielmann ( Nel 1999 produce il film Die Fremde (Lo Straniero), candidato all’Oscar come Miglior Film Straniero. Seguono Spiel im Morgengrauen (Gioco all’Alba), film per la TV e Antares nel 2004 ). “ Revanche “ è un film non del tutto riuscito, dalle premesse e potenzialità interessanti ma dalla scrittura indecisa nella direzione da prendere. Per cui, oltre alla lentezza che può far pensare a due film in uno, le tante tematiche esposte sono mal sviluppate e restano solo potenziali: il concetto di vendetta, il conflitto tra due uomini diversi socialmente ma simili caratterialmente, l’essere la causa involontaria della vita e della morte, il bene e il male che si mischiano e si confondono, il confronto traslato tra una donna per bene e una per male, il rapporto di non comunicazione tra generazioni, il mondo cittadino e quello rurale. Fondamentalmente troppe direzioni per un regista di non grande spessore. Un film a volte lento, dal destino inesorabile come la storia che racconta con una struttura rigida come se si stesse trattando un teorema. Con la macchina da presa spesso fissa – quasi una consuetudine per questa cinematografia -, anche dove sarebbe naturale sentirla partecipe e non solo testimone oggettiva di ciò che accade. Dove c’è più pathos in un quieto lago alpino turbato da qualche leggero refolo di vento quando improvvisamente un oggetto vi cade pesantemente che non nel pestaggio di una prostituta o nella rapina in banca o nella morte di una donna.
Alex è un tranquillo perdente, passato anche per la galera; vive nei dintorni di Vienna, lavora per un tenutario di bordelli. Gli fa da autista, va a recuperare le prostitute ed ha una relazione segreta con una di loro, una brava e tranquilla ucraina che fa marchette per un debito accumulato nel tempo. Insomma la storia sembra ripresa dal bel film inglese Lola Darling. Alex è deciso a cambiar vita e a portare con sé Tamara, Vorrebbe forse andare a Ibiza e aprire un bar, forse vorrebbe solo non fare quello che fa. Quando la sua Tamara è pestata dal protettore perché non vuole cambiare clientela Alex la porta via di nascosto e per darsi un futuro organizza una rapina per racimolare i soldi necessari. Il colpo è in una banca di paese, non presenta alcun ostacolo ma al momento della fuga interviene un poliziotto, Robert, e un colpo casuale uccide la donna. Alex sconvolto trova rifugio presso la fattoria di suo nonno, passa il tempo a lavorare instancabilmente ma non a elaborare il dolore: La disperazione e l’odio per Robert crescono sempre più con il passare del tempo. Finché, un giorno, Alex incontra prima Susan e poi suo marito, il poliziotto Robert… le possibilità per lo sviluppo ritardato della storia sono molte, Spielmann sceglie quella più sospesa e minimale. In questo film nessuno dei protagonisti è veramente perduto, ma anche i personaggi più rispettabili hanno uno o più peccati da confessare e sulla necessità della loro espiazione si fonda il senso stesso del racconto.
Revanche è un film che tenta di indagare sui vari stati del sentimento e in particolare sul senso di vendetta e la responsabilità delle nostre azioni, utilizza personaggi e situazioni al limite, tuttavia nonostante le buone intenzioni non riesce a sorprenderci pur puntando su vari tentativi di colpi di scena, ognuno dei quali ha ragione d’esistere per una certa coerenza drammaturgica.

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