Ti amerò per sempre Toni Soprano – di Clive Martin

a374a869e95427bfec7aa15d4f2f308d venerdì 10 maggio, 2013

Letto 42 volte

Ultimamente online è in corso un grande gioco che consiste nell’annunciare per primi la scomparsa di una qualche celebrità e ingegnarsi in battute più o meno scadenti sul suo conto. Ma non mi metterò a pontificare su questa forma moderna di humor nero. In fondo è una reazione piuttosto naturale, in un mondo in cui le notizie girano in fretta e ci sono carriere che si basano esclusivamente su cose del genere. Insomma, sono abbastanza sicuro di averlo fatto anch’io. Ieri notte però, nelle ultime ore di una giornata appiccicosa, ho ricevuto la notizia della morte di un personaggio su cui nessuno voleva scherzare—una morte sentita più come qualcosa di interno alla nostra famiglia collettiva che una notizia su cui fare sfoggio di sarcasmo.

James Gandolfini, attore americano e icona americana, è morto all’età di 51 anni. Era in vacanza in Italia con la famiglia quando è stato colpito da infarto, lasciando la sua seconda moglie Deborah Lin, la loro figlia Liliana e un figlio adolescente, Michael, avuto dal precedente matrimonio con Marcy Wudarski.
Ma per tutti i simpaticoni che si aggirano in rete sembrava non ci fossero troppe battute da fare. Su Twitter regnavano solennità e rispetto, e la mia timeline di Facebook è diventata una serie ininterrotta di immaginette tratte dalle migliori scene dei Soprano. Sembrava che l’inaspettata scomparsa di un essere umano così incredibilmente talentuoso, a un’età così giovane, avesse momentaneamente superato l’inclinazione allo sfottere.
Credo che la gente abbia reagito così per vari motivi. Innanzitutto,  per quello che Gandolfini ha fatto nei Soprano. So già che si scriverà molto su come sia riuscito a rendere un tale mostro gradevole, a fare di un assassino un personaggio così affascinante. Ma Tony era davvero così affascinante? Non ne sono completamente sicuro. Certo, c’erano momenti di fascino indiscutibile, e anche momenti in cui era gradevole. Ma più di ogni altra cosa, Tony era avvicinabile. E credo sia stato questo a rendere il suo personaggio così amato.

Per un attore è facile piacere, se può contare su un po’ di eleganza, qualche abito ricercato e una buona sceneggiatura. E in questi campi una serie come I Soprano aveva tutte le carte in regola. Ma il genio di Gandolfini, dei suoi autori e registi è stato di creare un personaggio così reale, così completo che ti sembrava di viverci insieme, non importa se era lì sullo schermo a ingozzarsi di uova o in macchina, in piena notte, ad aspettare un bersaglio.
Tutto, in lui, era perfetto. Il modo in cui respirava quando si arrabbiava, gli abiti orrendi, come teneva la vestaglia mentre faceva sesso, la sua orribile ipocrisia e i sentimentalismi. Era la sua capacità di esprimere una gamma di emozioni con una sola scrollata di spalle, riuscendo, attraverso quella sua andatura goffa e polverosa, a comunicare più di quanto molti attori siano riusciti a fare in una vita.
Tony sembrava il classico tipo che potrei conoscere—non necessariamente una persona che mi piaceva o con cui avrei voluto passare ogni secondo del mio tempo libero. Era una persona più reale di qualcuno che vedevo un’ora alla volta sul mio computer.
Ad aiutarlo era indubbiamente il fatto di apparire un tipo qualsiasi. Chiaro, picchiava i paparazzi, ma in quel modo in cui lo faremmo io e te, se fossimo dei tipi del New Jersey alti un metro e 90 con le palle piene di averli intorno. (Soprattutto se, come dicono in questo profilo di Vulture, condividessimo il suo carattere profondamente timido). A differenza di molte celebrità e attori, non faceva il prezioso o l’ossessionato. Sembrava un tipo qualunque con un mucchio di talento, quel genere di persona famosa che tutti vorremmo essere. Qualcuno che è venuto fuori dal niente, ha lavorato un sacco e si è divertito senza menarsela troppo.

I Soprano mi hanno accompagnato in un periodo della mia vita che consisteva principalmente nel non andare in università e ingozzarmi di panini a notte fonda. Pian piano, la serie è diventata la mia vita. Ha cambiato il mio modo di parlare, la mia dieta, il mio modo di affrontare la routine. Se facevo qualcosa di brutto, mi sorprendevo a chiedermi se Tony o Paulie si sarebbero incazzati. Quando uno dei protagonisti moriva, il cattivo umore mi restava incollato addosso per giorni.

Va anche detto che Gandolfini era l’icona del formato cofanetto. L’arrivo dei cofanetti—e il loro fiorire negli ultimi dieci anni—ha dato agli spettatori la possibilità di trattare le serie tv come libri, libere di scorrere alla propria velocità, e di essere osservate con la propria profondità. Gandolfini non era solo l’icona del formato cofanetto, ma la prima del genere a morire e, secondo me, anche il personaggio più figo uscito da quel gruppetto di serie che ha cambiato il modo in cui è percepita la tv—The Wire, Mad Men, Breaking Bad, ecc. Non esagero se dico che Gandolfini ha cambiato il modo di recitare in America, perché era il Re della serie HBO, il leader sul cui modello sono stati costruiti Don Draper, Walter White e Jimmy McNulty.

Prima di lui la recitazione delle serie tv sembrava incentrata sull’offerta di un prodotto passabile e coerente, ammiccando quanto bastava per tenere alto l’audience nel corso di alcuni mesi. Il meglio della recitazione era riservato ai film, ma anche se un attore era abbastanza talentuoso da incarnare veramente il proprio personaggio, i film rimanevano comunque troppo corti perché il pubblico riuscisse ad accorgersene veramente. L’abilità di Gandolfini come attore risiede nell’aver combinato i due aspetti in un effetto glorioso, portando il genio del grande schermo a un livello più profondo e famigliare, possibile solo con il lavoro in tv.

Potrei andare avanti per ore a parlare dei miei momenti preferiti dai Soprano o di quanto fosse brillante James Gandolfini. Se non avete visto la serie, dovreste. Per me è il resoconto definitivo della vita nel ventunesimo secolo. L’analisi più fine della sua decadenza e durezza, le sue commedie tragiche e le sue comiche tragedie. È una serie su denaro, sesso, potere e famiglia e se la gioca con qualsiasi elaborato culturale. Al centro c’è James Gandolfini, un ex barista del New Jersey che è riuscito a fermare i troll della morte grazie al semplice fatto di essere una vera leggenda della recitazione americana—e forse perché credevamo che potesse ancora apparire dal nulla e farci questo, se ci avesse beccato a ridere di lui.

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