Il fiume (I) Javier Heraud

Io sono un fiume,
vado scendendo sopra
larghe pietre,
vado scendendo sopra
dure rocce,
per il sentiero
disegnato dal
vento.
Ci sono alberi a me
d’intorno ombrosi
di pioggia.
Io sono un fiume,
scendo ogni volta più
furiosamente
più violentemente,
scendo
ogni volta che un
ponte mi riflette
nei suoi archi.

2
Io sono un fiume
un fiume
un fiume
cristallino di
mattina.
A volte sono
tenero e
mite.
Scivolo
soavemente
nelle fertili vallate,
dono da bere migliaia di volte
al bestiame, alla gente docile.
I bambini si avvicinano di
giorno,
e
di notte tremuli amanti
appoggiano i loro occhi nei miei,
e affondano le braccia
nell’oscuro chiarore
nelle mie acque di fantasmi.

3
Io sono il fiume.
A volte sono
impetuoso
e forte,
ma a volte
non rispetto né
la vita né la morte.
Scendo dalle
tumultuose cascate,
scendo con furia e con
rancore,
batto contro le
pietre sempre di più,
le faccio una
ad una a pezzi
interminabili.
Gli animali
fuggono,
fuggono fuggendo
quando tracimo
per i campi,
quando semino di
piccole pietre le
rive,
quando
inondo
le case e le pasture
quando
inondo
le porte e i suoi
cuori,
i corpi e i suoi
cuori.
Javier Heraud
poeta guerrigliero peruviano morto a 21 anni nel 1962.

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