La fine di un’illusione – di Giorgio Papayannis e Fotis Katevas

mercoledì 25 Maggio, 2016
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La vittoria di Tsipras (gennaio 2015) ha acceso speranze destinate ad essere deluse. Il che è puntualmente avvenuto. Come testimoniano in queste pagine due militanti anarchici greci.

La vittoria elettorale di Syriza nelle prime elezioni parlamentari del gennaio 2015 è stata considerata come uno “sviluppo positivo” da gran parte degli anarchici greci; ciò è avvenuto perché nelle file di questo partito di sinistra hanno militato molti radicali, alcuni provenienti dai movimenti, che hanno dichiarato l’intenzione di spezzare il circolo vizioso del debito, della corruzione, della repressione, dell’impoverimento della popolazione.
Un significativo punto debole di questa visione sta, naturalmente, nel non aver preso in considerazione né i recenti sconvolgimenti interni a Syriza (a livello dei gruppi dirigenti di partito: Syriza del 2008 era il partito di Alavanos, quello del 2015 era il partito di Tsipras), né gli sconvolgimenti a livello di personale politico e di elettori (al fine di crescere e diventare più “simpatico”, Syriza aveva accettato al suo interno un grosso numero di funzionari di partito e deputati del vecchio Pasok – Movimento socialista panellenico – e non solo, attuando sì un ampliamento, ma solo verso destra).
Questa debolezza è diventata evidente dopo il referendum del 5 luglio, quando le due logiche all’interno del partito si sono scontrate: da una parte i “fedeli alla linea” del cambiamento e dell’avversione all’austerità sono fuoriusciti dal partito oppure sono stati espulsi; dall’altra, i più inclini al compromesso per mantenere il potere si sono rimangiati tutto quello che avevano detto fino a quel momento, come se non fosse nulla.

Atene (Grecia) – Manifesto in sostegno della lotta No TAV
Il ritorno della Troika

Ciò che è venuto dopo è stato un ritorno alla “normalità” consolidata, alla “continuità storica dello Stato”: la Troika (Commissione europea, Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale) è ritornata, e con lei sono tornate le “riforme urgenti”.
Il governo si è lamentato delle pressioni che ha ricevuto (come hanno fatto anche i governi precedenti), ha cercato di proporre alternative alle misure imposte dalle istituzioni sovranazionali per ridistribuire il peso delle decisioni economiche e finanziarie (come anche i governi precedenti); ha capacità limitate nel quadro del Memorandum imposto da Commissione europea, Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale (come anche quelli precedenti).
Voler riconoscere al governo Syriza delle “buone intenzioni” è solo una questione di personale orientamento politico: per quale motivo un osservatore neutrale non dovrebbe fare lo stesso anche con i governi pro-Memorandum avuti in passato?
Tra l’altro, ad una considerazione del genere non sono favorevoli nemmeno gli esponenti del partito che lo hanno poi abbandonato, come ad esempio Manolis Glezos1, Zoe Konstantopoulou, Yanis Varoufakis o anche Rachel Makris2 e che sono sicuramente molto più degni di rispetto e affidabili di quelli che sono rimasti. Anche la conoscenza della qualità di coloro che ricoprono attualmente posizioni di potere e delle azioni del governo su questioni non relative al Memorandum, ci fanno dubitare delle “buone intenzioni” del governo.

Le promesse dimenticate di Syriza

Lo slogan politico dominante, riguardante il sistema elettorale proporzionale è stato dimenticato. Il bonus di 40 seggi che dà al primo partito il controllo sul Parlamento in Grecia ha fatto e continua a fare molto comodo a Tsipras, che si trova nella posizione in cui si trovava il vecchio Pasok in legislature precedenti.
Il processo di “democratizzazione” della polizia (che è piena di elementi fascisti, come dimostrano le sue azioni) si è limitato allo scioglimento del Gruppo Delta motorizzato. In realtà, neanche questo obiettivo è stato davvero raggiunto, dato che recentemente è stato ricostituito con il nome Gruppo Omega. Ovviamente, sulla repressione dello Stato contro gli attivisti, squat, progetti di movimento, non è cambiato nulla.
Il dominio della corruzione nelle alte sfere, anziché fermarsi, continua; in alcuni casi lo fa pure con le stesse persone. Si tratta principalmente del personale politico derivante dal Pasok che ha offerto a Syriza la propria esperienza nel campo della gestione, ovviamente riconoscendosi un utile e avendo in mente che in questo modo riusciranno e restare in gioco fino a quando la tempesta passerà e loro potranno comodamente ricominciare.
Il presunto controllo dei mass media, strumenti di propaganda dei grandi interessi economici3, è di fatto degenerato in un tentativo di ricatto per far sì che diventino più amichevoli verso il governo, in una logica di “bastone e carota”. Non a caso, mentre tutte le principali emittenti televisive e radio private operano illegalmente, l’unica antenna che è stata smantellata è quella di Ert Open, emittente degli ex lavoratori dell’Ert (l’azienda radiotelevisiva di stato), che hanno continuato ad adoperarla, ma che non sono stati inclusi nel meccanismo statale della nuova Ert creato da Syriza. La nuova legge sulla televisione permette solo quattro emittenti private e le loro licenze, come trapelato, sono state acquistate da tre imprenditori greci e uno turco ancora prima di proclamare il relativo concorso.
La riscossione dei debiti di guerra tedeschi, una questione importante che è stata un punto cardine del programma elettorale di Syriza, è scomparsa dalla scena nel quadro delle buone relazioni tra Grecia e Germania.
Il controllo contabile del debito e l’analisi su come sia stato creato, sono stati fermati. E per essere realisti, come potrebbe continuare, dato che porterebbe a galla anche le responsabilità di persone che ora sono alleate del governo e, in alcuni casi, addirittura al suo interno?
Il nepotismo non accenna a diminuire; la necessità di collocare persone di fiducia in posizioni chiave è molto forte e ha portato alla re-istituzione della pratica del “rusfeti”, ossia dei favori politici.

Chania, Creta (Grecia) – “Abbasso lo stato”
E poi, dopo il Memorandum…

Ovviamente però, i problemi grossi sono sorti dopo che il governo ha accettato il Memorandum della Troika. L’impossibilità, dentro i limiti imposti dal Memorandum, di rafforzare lo stato sociale proprio nel momento in cui questo si trova sull’orlo del collasso, ha spinto la parte più debole della popolazione verso situazioni tragiche: pochi ospedali pubblici sono ancora in funzione – e solo nel centro – e con carenze incredibili di personale e di materiali, anche quelli di base (per esempio garze, antibiotici, lenzuola, antidolorifici comuni che gli ospedalizzati sono costretti a procurarsi da soli da farmacie private, ecc.).
La tattica di Syriza di tentare di sostituire una parte di questi servizi con le reti di solidarietà e di volontariato (ad esempio, con l’aiuto economico o logistico di cliniche metropolitane autorganizzate) come aveva fatto Pasok trent’anni fa in casi corrispondenti, mostra i suoi limiti. Data poi la situazione attuale (tenendo anche conto delle migliaia di profughi che hanno bisogno di aiuto), una soluzione del genere è semplicemente insufficiente, se non impossibile.
L’accettazione delle esigenze fondamentali del liberalismo, che sono il nocciolo del Memorandum, ma anche l’accettazione della sua logica coloniale, rende impossibile prendere qualsiasi decisione che possa invertire il processo di concentrazione del capitale e della proprietà; lo stesso vale per l’impoverimento della popolazione.
È impossibile proteggere dallo sfratto le famiglie indebitate (dato che un requisito di base del nuovo accordo con la Troika è la rimozione della protezione della prima residenza); i contratti collettivi non sono rispettati4 e le pensioni sono state tagliate orizzontalmente5.
La piccola produzione è diventata impossibile, dal momento che le enormi tasse e trattenute (fino anche all’80%) non hanno alcun beneficio contributivo, in quanto sono progettate essenzialmente per ripagare il debito; queste in pratica strangolano i piccoli produttori autonomi, che finiscono disoccupati oppure salariati, concentrando la produzione in pochi grandi produttori (un nuovo latifondismo) quando non cade nelle mani di multinazionali o si ferma del tutto a favore delle importazioni.
Un tipico esempio è la produzione agricola, che storicamente in Grecia si basava sulle piccole produzioni familiari per i mercati popolari all’aperto e che oggi si sta spostando sempre di più verso le importazioni6, verso la produzione sotto contratto (controllata da fondi di investimento di proprietà delle banche) e verso le grandi imprese agro-alimentari7.
Ed infine, lo sforzo di Syriza di salvare da un lato le apparenze genera un funzionamento schizofrenico del movimento sindacale, che lo porta ad essere in lotta contro se stesso, provocandogli un cortocircuito, oltre ad un ciclo infinito di sospetti e delusioni.

Il prezzo della pace ad ogni costo

Sicuramente è importante chiedersi cosa sarebbe accaduto se Syriza non fosse stato al governo: il flusso dei rifugiati sarebbe stato fermato con l’annegamento dei migranti nel Mar Egeo, come ha fatto il governo precedente? Le misure economiche sarebbero peggiori? L’impoverimento sarebbe stato più veloce? Gli ospedali sarebbero stati chiusi completamente invece di funzionare senza materiali e personale?
Ciò che possiamo affermare è che alcuni vedono nella capitolazione di Syriza una “analogia storica” simile alla “pace ora ad ogni costo” voluta da Lenin e alla logica dei “due passi indietro, un passo avanti”. E che il personale politico che è rimasto in Syriza è costituito dagli “uomini del Presidente”, da certi fossili che lavorano da dietro le quinte e da alcuni soggetti saltati dalla barca del vecchio Pasok mentre affondava; tutti fiduciosi che Tsipras riuscirà a risistemarli nel nuovo Meccanismo Statale.

Giorgio Papayannis e Fotis Katevas

Note

  1. Manolis Glezos è un esponente storico della sinistra extraparlamentare alternativa e ambientalista e della Resistenza durante e dopo la seconda guerra mondiale. Qualche giorno dopo le elezioni ha dichiarato: “Sono stato truffato da Tsipras”.
  2. Rachel Makris, deputata di Syriza, approdatavi dopo essere fuoriuscita da Anel (partito della destra popolare che governa insieme a Syriza, fortemente collegato a grandi interessi economici e mediatici in Grecia). Il giorno dopo la votazione dell’ultimo Memorandum (la sua votazione contraria le è costata l’espulsione da Syriza) ha dichiarato, citando George Orwell (La fattoria degli animali): “Le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due”.
  3. Per capire la situazione sui centri di potere economico e politico dei mass media in Grecia, si legga il cablogramma dell’ambasciatore americano ad Atene pubblicato da Wikileaks https://wikileaks.org/plusd/cables/06ATHENS1805_a.html.
  4. Un recente accordo tra sindacati e unione delle imprese nel settore Turistico per una paga minima è stato annullato in Tribunale con la giustificazione che “secondo gli accordi del Memorandum non è obbligatorio per i datori di lavoro osservare accordi tra sindacati e unioni di settore e quindi accordi del genere sono nulli”. Fino a quattro anni fa, accordi del genere avevano valore assoluto per legge.
  5. La proposta del governo, insieme alla confederazione degli Artigiani & Commercianti, di un aumento dell’1% del loro contributo assicurativo per salvare i fondi assicurativi non è stata accettata dalla Troika che ha imposto come soluzione unica il taglio orizzontale delle pensioni.
  6. Ha grande peso anche il fatto che sono state svendute a colossi multinazionali tutte le infrastrutture logistiche costruite tra il 1990 e il 2000. Acquisite e usate quasi esclusivamente dal gruppo cinese COSCO, questo ha abbattuto il costo di trasporto e distribuzione dei suio prodotti, che ora raggiungono anche l’angolo più remoto della Grecia.
  7. Le reazioni violente degli agricoltori durante le loro ultime dimostrazioni e occupazioni delle strade, sopratutto da parte degli agricoltori che avevano dato il loro sostegno al partito di Tsipras, sono indicative della disperazione dei piccoli agricoltori e di quanto è evidente il cambiamento di rotta di Syriza.

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