La maledizione delle figlie di Marx… – da Pangea

bn-he092_eleano_m_20150227154226-900x425 giovedì 23 luglio, 2020
Articolo scelto dalla Redazione
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Sposato con la nobildonna tedesca Johanna ‘Jenny’ von Westphalen, Karl Marx ebbe sette figli: morirono quasi tutti in tenera età. Sopravvissero tre figlie. Jenny Caroline, nata nel 1844, morì nel gennaio del 1883; pochi mesi dopo la seguì il padre. Aveva 38 anni, si era maritata con Charles Longuet, aveva partorito sei figli – solo due si fecero grandi. Fu schiantata dal cancro alle ovaie. Una specie di maledizione attanaglia le figlie di Marx.

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Nata nel 1855, Eleanor Marx è la più giovane e la più affascinante delle figlie del sommo pensatore. Fu, per altro, sua efficace collaboratrice. La sua storia è stata ricostruita da Faith Evans sul “The Independent”. “Nella breve vita, durata 43 anni, Eleanor ha praticato il giornalismo, la traduzione (sua la prima versione inglese di Madame Bovary), ha scritto saggi sul socialismo, recensioni teatrali, relazioni riguardo al lavoro del padre, su giornali tedeschi, russi, britannici. Ha lavorato instancabilmente per diffondere la dottrina della solidarietà internazionale e ha insegnato a molti socialisti della classe operaia a leggere e a scrivere. Aveva avuto una infanzia felice, vittoriana. Picnic a Hampstead Heath, recite di famiglia su Shakespeare. La chiamavano ‘Tussy’, amava i gatti. Marx era pieno di vita, il periodo della povertà acuta era svanito – e Friedrich Engels, alla bisogna, pagava le bollette e il vino –, Elanor fu una figlia coccolata. Aveva una sorprendente somiglianza fisica con il padre e una affinità nel temperamento intellettuale. Tuttavia, le fu sottratta la gioia: le sorelle, sposate, vivevano in Francia, avevano bambini da accudire. Lei, preda di esaurimenti nervosi, di una sottile forma di anoressia, non riusciva a liberarsi dall’egida del padre. ‘Ciò che papà e i dottori non capiscono è che il riposo è l’unica cosa che non voglio, voglio la vita…’, scrive a Jenny. Quando, a 28 anni, morì Marx, sarà lei ad assumersi il compito di organizzare i documenti del padre e la pubblicazione del suo lavoro, compito che ha svolto con consueta ferocia. La morte del padre fu una liberazione. Eleanor era appassionata, voleva amare: interrotto il rapporto con un comunardo che aveva il doppio della sua età, si unì a Edward Aveling, tra i fondatori della Social League e dei primi sindacati inglesi. Eleanor fu indubbiamente attratta da lui: le ricordava l’energia proteiforme del padre. ‘Lo invidio: in un’ora dimentica completamente qualsiasi cosa… Edward mi ha reso una donna, sono irresistibilmente attratta da lui’, scrive. Con Edward visse 15 anni. Tumultuosi. Al di là delle lotte politiche, spesso violente, Eleanor fu stordita dalla sconvolgente scoperta che Marx aveva avuto un figlio, Freddy Demuth, dalla loro governante, Helene. In principio, Freddy era passato per essere il figlio di Engels, che si prestò alle insistenze dell’amico, per evitare scandali. Aveling, infine, l’aveva lasciata per una attrice di 22 anni, che aveva scelto di sposare. Per Eleanor fu l’atto definitivo. Il 31 marzo del 1898 Aveling si era avventato contro di lei: voleva del denaro. Non appena l’uomo se ne fu andato, Eleanor indossò un abito da sposa, bianco, preparato per l’occasione, salì in camera, tracannò una notevole quantità di acido cianidrico, detto, all’epoca, ‘prussico’. Riuscì a scrivere un biglietto: ‘La mia ultima parola per te è la stessa che ho pronunciato in questi lunghi, tristi anni: amore’”.

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Nata in Belgio nel 1845, Laura Marx, si sposò nel 1868 con Paul Lafargue. Il futuro fondatore del Partito Operaio Francese, lo scrittore di Diritto all’ozio, non sopportava Marx ma fu sedotto dalla sua secondogenita: alta, elegante, bionda, rapidi occhi blu. Engels testimoniò al loro matrimonio. Ebbero tre figli: tutti morti in tenera età. La maledizione – o qualcosa che del destino ha forma di pitone – cominciava ad accanirsi. Laura Marx e Paul Lafargue si uccisero, dopo quarant’anni di matrimonio, il 25 novembre del 1911. Laura aveva 66 anni, Paul 69. Il suicidio di Laura fu affatto diverso da quello della sorella Eleanor: fu un suicidio, potremmo dire, al culmine della gioia, premeditato, per prendersi l’ultima parola sulla vita. “Se non riesci a essere utile al Partito, devi essere in grado di sfidare la vita, abbracciare la verità e ucciderti, come hanno fatto di Lafargue”, avrebbe detto Lenin, presente ai funerali. Paul aveva lasciato un biglietto trionfante, che terminava con “Lunga vita al Comunismo! Lunga vita all’internazionale socialista!”. Più interessante la parte precedente del testo, perché optare per uno stile di vita significa avere una idea della morte. “Sano nel corpo e nella mente, pongo fine alla mia vita prima che la vecchiaia mi finisca, privandomi di tutti i piaceri e di tutte le gioie, paralizzando la mia energia, spezzando la mia volontà. Da anni mi sono ripromesso di non vivere oltre i 70 anni”. Mai morte fu tanto ideologica. Laura aveva tradotto in Francia i lavori del padre. Quel giorno di novembre – caldo per essere tardo autunno – Laura e Paul si erano dati appuntamento in pasticceria. Avevano sorbito insieme qualche goloseria, erano andati a teatro, poi erano rientrati, a Draveil. Avevano scelto l’acido cianidrico, come Eleanor: esiste una specie di ricorrenza, una macabra sequela, nella scelta del modo di morire, tra familiari. Prima di morire, prepararono acqua e cibo in abbondanza per il cane domestico. Si chiamava Nino. Appena i due si accasciarono, morti, la bestia prese ad abbaiare, con imperiale potenza.

*In copertina: Laura Marx (1845-1911)

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