LA TIRRENO POWER DI VADO LIGURE HA INTASCATO 1 MILIARDO DI UTILI GRAZIE AGLI ABUSI DI POTERE DI POLITICI, DIRIGENTI E FUNZIONARI – da Dagospia

rodolfo-carlo-benedetti-309882_tn martedì 19 maggio, 2015
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ALZANO IL POLVERONE DI “MAFIA CAPITALE” PER QUATTRO RUBAGALLINE CHE RIFILAVANO MILLE EURO DI STECCA MENTRE LA TIRRENO POWER DI VADO LIGURE, QUANDO ERA PROPRIETÀ DI DE BENEDETTI (39%) E GAZ DE FRANCE (50%) HA INTASCATO 1 MILIARDO DI UTILI GRAZIE AGLI “ABUSI DI POTERE DI POLITICI, DIRIGENTI E FUNZIONARI” – MA SU QUEST’INCHIESTA SI VERSERÀ POCHISSIMO INCHIOSTRO…

Secondo la procura, Tirreno Power, invece di mettere la centrale in regola con le norme ambientali e fermare malattie e decessi, distribuiva centinaia di milioni agli azionisti (De Benedetti e GDF) grazie alle pressioni fatte su politici, amministratori e funzionari…

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 (ANSA) – La centrale a carbone Tirreno Power di Savona era un business, tanto che uno dei componenti del collegio sindacale della società ammette davanti agli inquirenti che “piovevano soldi come se fosse latte dal rubinetto”. Lo scrive la Procura della Repubblica che l’altro ieri ha chiuso l’indagine con la notifica a 86 indagati.

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Per la Procura, la Tirreno Power ha procurato ingenti profitti in 11 anni ai proprietari, circa un miliardo di euro, e garantito la “distribuzione effettiva di utili ai soci pari ad almeno 700 milioni”, ma l’azienda non ha reinvestito a sufficienza per ridurre l’inquinamento, anche grazie agli interventi di politici e amministratori di comuni, provincia e regione. Nel periodo 2002-2013, si legge negli atti, i gruppi VL3 e VL4 della centrale hanno prodotto oltre 44 mila GWH, portando nelle casse oltre mille milioni di euro. Tirreno Power poteva infatti distribuire nel periodo 2006-2009 dividendi lordi per oltre 280 milioni di euro.

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Nelle 44 pagine di avviso di conclusione indagini, la Procura evidenza come nonostante gli ingenti profitti solo nel maggio 2014 l’azienda ha proposto interventi migliorativi per circa 100 milioni. Gli interventi, è la tesi degli investigatori, avrebbero consentito di ridurre l’inquinamento e interrompere la catena di decessi, 427 tra il 2000 e il 2007, di ricoveri di bambini, 433 tra 2005 e 2010, e di adulti (2161 in 5 anni) per patologie respiratorie o cardiovascolari.(

Politici, amministratori e funzionari avrebbero abusato del loro potere con pressioni per garantire l’apertura della centrale. Il particolare emerge anche dalle contestazioni a Renzo Guccinelli, ex assessore regionale allo Sviluppo economico. “Per adeguarsi alle richieste della società – scrivono i pm nell’avviso di conclusione indagini – in persona di Enrico Erulo, arrivava a proporre alla Minervini (dirigente regionale) la modifica dei valori limite di Co previsti nella delibera già adottata senza richiedere alla giunta una nuova delibera di modifica, con contenuti corrispondenti alle richieste dell’azienda”.

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Secondo la Procura, la Minervini “concordava con Marco Correggiari (funzionario della Provincia di Savona) la predisposizione delle bozze di delibera delle rispettive giunte lasciando in bianco i numeri per consentire all’azienda di dire l’ultima parola attraverso Correggiari che manteneva i contatti, a livello operativo qualificato, con una fonte interna all’azienda, da identificarsi in Alessandro Colaprico e ottenendo, su ciascuna voce emissiva, il ‘concerto’ aziendale”.

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L’inchiesta era iniziata tre anni fa e si basa su una superperizia affidata a tre specialisti. Tra gli indagati Mariano Grillo, direttore del Ministero dell’Ambiente dove è responsabile della Divisione Valutazioni Ambientali. Indagati anche otto membri della Commissione ministeriale Ippc (Integrated Pollution Prevention and Control) e tre della commissione Via (Valutazione impatto ambientale del Ministero).

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Secondi i magistrati “in spregio alle norme di legge a tutela della salute e dell’ambiente” avrebbero procurato “un ingiusto vantaggio patrimoniale a Tirreno Power” concedendo “autorizzazioni necessarie a consentire la lucrosa ripresa dell’ attività produttiva dei gruppi a carbone esistente alle condizioni dettate dall’azienda” e avere favorito l’azienda “con l’artificiosa e scientificamente infondata negazione del disastro”.

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