La versione di Barney ( Richard J. Lewis, 2010 )

versionebarney-2010 sabato 15 gennaio, 2011
Domenico Astuti
Letto 72 volte

Abbiamo visto La versione di Barney regia di Richard J. Lewis.
Barney beve come una spugna, fuma sigari Montecristo, ha in gioventù come amici geniali artisti (nel libro vive a Parigi, nel film invece a Roma), anche le tre donne che sposa sono belle e la summa di tre epoche differenti della sua vita, ha una carriera professionale ricca di danaro e bella vita. Eppure Barney, vero uomo senza qualità, senza carisma e fisicamente bruttino, non si rende conto della fortuna che ha avuto nella vita. Il fatto che lo rende simpatico però è l’essere generoso a modo suo, essere diretto, linguacciuto, pronto alla rissa e alla battuta.

Tratto dal bel libro, e di notevole successo internazionale, scritto da Mordecai Richler (scrittore canadese morto settantenne nel 2001 che con Barney ha molto in comune: è canadese, nato nello stesso quartiere, da una famiglia non ricca ebrea, ha vissuto a Parigi, è stato amico di artisti come Ginsberg e Southern e pur in settore differente anche lui ha lavorato per la televisione. Eppure si è sempre ostinato a negare qualsiasi rassomiglianza esistenziale con Barney) il film cambia l’ambientazione temporale dei fatti, li adegua all’oggi, sposta il periodo bohemienne dagli anni Cinquanta francese a quello dei figli dei fiori romano della fine degli anni Sessanta, da un maggiore ordine agli avvenimenti giacché nel romanzo Barney Panofsky impugna la penna per difendersi dall’accusa di omicidio e da calunnie imbarazzanti scritte dal suo vecchio amico Terry Mciver nel libro “Il tempo, le febbri” e quindi la sua memoria divenuta fallibile lo fa andare di qua e di là nel tempo.

Barney Panofsky (un ottimo Paul Giamatti, dalla lunga carriera -misconosciuta- nonostante abbia solo quarant’anni. Lo ricordiamo nel notevole Sideways – In viaggio con Jack di Alexander Payne e Duplicity di Tony Gilroy) è un produttore televisivo di origine ebrea che ha avuto molto successo con le soap opera in Canada, ed è figlio di un simpatico e arzillo ex poliziotto Izzi (Dustin Hoffman). Lo incontriamo al crepuscolo della sua vita, ormai solo, con un rapporto difficile con il figlio e affettuoso con la figlia e con una ex moglie che ama ancora nonostante lei si sia risposata. E’ stato un uomo senza qualità e privo di talento, ma la vita gli ha dato tutto: l’Amore, quello unico, dei bravi figli, degli amici, una carriera professionale che gli ha dato molto danaro e poco impegno. La storia della sua vita si può dividere in tre parti, come tre sono state le mogli. Nella prima, negli anni Sessanta a Roma e un po’ in giro (un po’ ci ricorda Hemingway di Fiesta Mobile), vive alla giornata a Trastevere o giù di lì, tra mansarde incasinate, mostre di pittori, bevute, sballate con droga, e pure sesso a gogò e frequentando amici futuri grandi artisti. Barney vive questa vita senza però esserne protagonista, è solo il buon amico su cui ci si può contare; si sposa anche con una bellissima pittrice ebrea Clara Charnofsky, un po’ folle e dalla vita promiscua che è rimasta incinta non si sa bene di chi ma a cui Barney accetta di riconoscere il bebè. Nella seconda “vita”, è ritornato in Canada ed è alla ricerca di una sua strada; inizia a lavorare come producer televisivo e qualcuno gli presenta una giovane e bella ragazza ebrea figlia di milionari della comunità. Forse quella vita che sta facendo non gli piace e si lascia trascinare in un fastoso matrimonio con una ragazza di cui non prova nemmeno un briciolo d’affetto, al punto che al pranzo di nozze sbevazza col padre in continuazione e si innamora immediatamente di una ospite, Miriam (la brava e deliziosa Rosamund Pike – l’abbiamo vista e recensita nei film An Education, We Want Sex, Terra Promessa di Amos Gitai). Decide di corteggiarla a distanza, mandandole fiori ogni settimana a New York dove lei lavora; e forse organizza il suo divorzio, lasciando nella casa di campagna sua moglie e il suo amico Boogie, tossico ma anche bello e immorale. E proprio nello stesso giorno in cui scopre i due a letto, l’amico cade in acqua e scompare, Barney viene sospettato ma non accusato, ma nel tempo si fa un nemico acerrimo, l’agente investigativo O’ Hearne che pubblica un libro su Barney, e la misteriosa scomparsa dell’amico Boogie (Scott Speedman). Ma la vita di Barney, lo abbiamo già detto, è sfacciatamente fortunata, riesce ad avere un appuntamento con Miriam a New York, e nonostante si presenti ubriaco e vomiti anche l’anima, riesce a conquistarla e diverrà l’amore della sua vita, la donna che gli farà conoscere il vero senso dell’amore, la fedeltà e la passione. Con lei vivrà più di venti anni, avrà due figli (tre nel libro e non riuscirà ad avere con nessuno dei tre un relazione serena) ma la perderà per il caratteraccio che si ritrova e per una scappatella stupida dettata dalla gelosia. Il film termina con Barney… Probabilmente agli aficionados del libro, il film è sembrato tradire l’essenza e la struttura romanzesca; forse è vero ma è anche giusto che il linguaggio e la struttura di un film tradiscano il testo letterario proprio perché sono, un libro e un film, due arti così lontane e così vicine allo stesso tempo. Però, se ci sembra giusto che a dei personaggi del romanzo sia stata tolta o aggiunta qualcosa in più nel film, ci dispiace che alcuni aneddoti (che rendevano Barney “mitico”) siano stati tolti. Un po’ come se a un buon quadro venisse tolta parte ella luce.

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