Le elezioni presidenziali in Guatemala – di Domenico Astuti

images mercoledì 29 maggio, 2019
Redazionale
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Il 16 giugno prossimo, poco più di sette milioni e mezzo di guatemaltechi torneranno alle urne per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.  Lo scenario politico non promette come al solito nulla di buono, e forse nemmeno di accettabile, per questo Paese centroamericano ottenebrato in passato da dittature militari, desaparecidos, genocidi ormai dimenticati e guerra civile.  Oggi sono lontani i tempi di generali criminali come  José Efraín Ríos Montt ( condannato a ottant’anni di carcere per genocidio ma senza mai aver fatto un solo giorno di carcere perché anziano e “ demente “, trucco usato anche da Pinochet e altri generali latinoamericani ) o Óscar Humberto Mejía Víctores, ma la situazione sociale e política continua a essere insopportabile ponendo il Paese tra i più diseguali socialmente del mondo, dove i ricchi sono protetti da guardie – e vivono in piccole città private circondate da mura – mentre i poveri possono vivere in case di legno e di fango con un dollaro al giorno: il 73% della popolazione non raggiunge un salario minimo, un terzo della popolazione è alla fame, mentre 80 bambini su 100 soffrono di denutrizione cronica; bisogna ricordare anche che il Guatemala è lo stato con la più grande comunità di etnie indie, raggiungono oltre il 40% della popolazione e vivono ai margini della società subendo discriminazione razziale mentre le élite ricchissime sono composte da uomini d’affari, politici e forze di sicurezza che collaborano con il crimine organizzato pur di mantenere ed espandere la propria base di potere economico e politico.

Il Presidente ancora in carica è l’ex attore comico, Jimmy Morales, oggi cinquantenne, tra i leader del partito conservatore, Fronte di Convergenza Nazionale.  Forse più simpatico dei suoi predecessori, come Alejandro Maldonado Aguirre – ministro in vari governi degli Anni Settanta e Novanta, in cui le giunte militari hanno ucciso circa 200.000 persone e ne hanno fatte scomparire almeno 45.000 – oppure il generale Otto Fernando Pérez Molina del Partito Patriottico, formazione neanche a dirlo di estrema destra e denunciato all’ONU inutilmente per crimini contro i diritti civili.   Ma Jimmi Morales, appena eletto, è stato denunciato da Claudia Josefa Chávez López per violenza sessuale, lesioni e minacce ma l’accusa è finita nel nulla; Morales però è stato accusato nel 2016 di corruzione, come successivamente suo fratello e suo figlio, mentre il capo anticorruzione dell’ONU, Iván Velásquez, ha indagato e tentato di processarlo per finanziamenti illeciti per portarlo almeno ad un impeachment, ma Morales ha fatto emettere un decreto di espulsione contro il capo della commissione ONU;  nel 2017 il fratello Sammy Morales è stato arrestato assieme ad uno dei figli del Presidente per corruzione e esportazione di capitali all’estero oltre ad un altro fratello arrestato a Miami per reati simili.

Morales non si ricandida alle elezioni, e a contendersi la Presidenza ci sono circa 20 candidati, alcuni con partiti appena creati e dalle proposte politiche incerte se non vaghe; le due più probabili vincitrici sono state eliminate dai giochi, la prima è stata Zury Rios del partito Viva ( Vision con Valores ), figlia del dittatore Rios Montt e sua fedele collaboratrice oltre che deputata per ben quattro legislature, La Corte Suprema di Giustizia ha rigettato la sua candidatura perché è vietato ai parenti dei dittatori di presentarsi alle elezioni presidenziali; l’altra è l’ex procuratrice generale Thelma Aldana che – nello scontro giudiziario con il Presidente Morales si è vista accusare di corruzione –  è dovuta andare in esilio in El Salvador per evitare l’arresto: proprio in questi giorni il tribunale amministrativo elettorale l’ha estromessa dalle elezioni a causa delle accuse costruite contro di lei.  La Aldana, popolare nei ceti medi e cittadini,  si definisce « di destra, ma con pensieri progressisti »: è a favore dei diritti umani e lotta contro la corruzione ( ma meno della metà dei guatemaltechi vive nelle aree urbane e ha un minimo grado di istruzione, questa parte del popolo non sembra conoscere o preoccuparsi per la corruzione oramai endemica e a tutti i livelli ).

Tra le varie anomalie di questa campagna elettorale c’è l’estromissione del Movimento Semilla, un partito nato da poco di ispirazione progressista e non accettato alle elezioni perché giunto fuori tempo massimo.

Una candidata forte, ma anch’essa forse fuori dai giochi è Sandra Torres del partito UNE di ispirazione socialdemocratica di destra, nel cui partito ci sono vari deputati anche sindaci di città; ex First Lady del Guatemala dal 2008 al 2011, giunta seconda al ballottaggio alle elezioni presidenziali del 2015 contro Jimmy Morales, riscuote molta popolarità ma negli ultimi tempi molte voci sempre più insistenti l’hanno collegata con gli Zetas e con gruppi di narcotrafficanti che avrebbero finanziato la sua campagna elettorale ( si parla di 5 milioni di dollari ).   Poi ci sarebbe stata la candidatura di Mario Estrada dell’UCN ( Union Cambio Nacional ), ma è stato arrestato a Miami per aver chiesto al cartello della droga di Sinaloa dei finanziamenti in cambio di libertà di movimento in Guatemala, secondo il Dipartimento di Giustizia statunitense avrebbe pianificato anche la morte di rivali politici pur di vincere le elezioni.

Altra candidata è Thelma Cabrera, del Movimento per la Liberazione dei Popoli ( MLP ), un’indigena mam che riesce a parlare alle popolazioni indie ma meno con coloro che vivono nelle città, ha lottato negli ultimi 25 anni per i diritti civili ma sembra più conosciuta all’estero che non all’interno del Paese, propone di trasformare il Guatemala in un Paese plurinazionale e chiede la nazionalizzazione dell’energia elettrica .  Non si sa quanto vicino all’MLP c’è il piccolo partito Winaq, un movimento politico indigeno di sinistra fondato dal Premio Nobel Rigoberta Mencù e che questa volta candida Manuel Villacorta, uno scrittore e  giornalista.   Altro candidato di sinistra è Pablo Ceto dell’Unione Rivoluzionaria Nazionale Guatemalteca ( URNG-MAIZ ) nato nel 1982 dalla fusione dei quattro gruppi guerriglieri più importanti del Guatemala, ma le percentuali elettorali precedenti, tranne alle prime elezioni, non vanno oltre il 3% .  Altri candidati poco probabili per un ballottaggio finale sono Roberto Arzu del partito PAN-Podemos, di ispirazione conservatrice, che negli ultimi anni ha avuto percentuali minime; Fredy Cabrera del partito Todos che nell’ultima tornada ha ottenuto il 5% dei voti; il partito PPT che ha come candidato Josè Luis Chea, nato negli ultimi anni e per la prima volta nella sfida elettorale; il PU, un partito di destra, che ha come candidato Pablo Duarte.  Sembrerebbe  avere maggiori possibilità come  candidato l’ex militare e deputato Estuardo Galdamez dell’FNC di Morales.  Probabilmente le idee anche dei guatemaltechi si chiariranno meglio nel ballottaggio che dovrebbe avvenire in agosto, nel frattempo, a venti giorni dalle elezioni, i vari candidati bussano a soldi, chiedendo un anticipo sulle spese elettorali.

Intanto la carovana dei migranti è ancora ferma alla frontiera con gli Stati Uniti ormai da mesi, mentre altre carovane cercano di entrare in Messico.  Due bambini di dieci e undici anni sono stati rapiti tornando da scuola e sono stati trovati morti, 29 ragazze tra i 14 anni e i 17 anni sono morte in un incendio nella sezione femminile del rifugio per bambini vittime di violenza, due militari sono stati condannati per aver stuprato donne indigene e martedì  8 maggio nel carcere guatemalteco di Fraijanes è avvenuta una sparatoria che ha provocato sette morti e dieci feriti.

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