L’ultimo Quaderno ( Josè Saramago, 2010 )

tn_7528_Lultimoquaderno_1285711449 giovedì 20 gennaio, 2011
Domenico Astuti
Letto 140 volte

Abbiamo letto “ L’ultimo quaderno “ scritto da Josè Saramago.
L’anno scorso di questi tempi avevamo recensito “ Il Quaderno “ nella ottima traduzione di Giulia Lanciani. Eravamo rimasti piacevolmente sorpresi nel trovare tanti spunti di riflessione e vari sprazzi di letteratura. Speravamo di essere fortunati e poter continuare per ancora qualche anno a leggere “ il blog “ di Saramago, ogni natale, come un piccolo regalo sotto l’albero. Invece a giugno il nostro caro Josè ci ha lasciati e siamo rimasti senza un amico di idee e di valori. Questo tipo di ‘ facile ‘ scrittura è diverso da un classico testo, ci appare più intimo, più complice, più familiare; essendo già informati sui fatti di un anno ascoltiamo un vecchio saggio che ci svela qualcosa in più della nostra stessa riflessione. Ed è una lettura piacevole per frammenti, un po’ come se dicessimo che preferiamo più l’intendere di Eraclito che non di Parmenide.
Ne “ L’ultimo Quaderno “ ci sono spunti, riflessioni, ricordi che tuttavia ci sembrano scritti con minore energia, con minore pathos, ma sappiamo purtroppo anche il perché, dal mese di Marzo a quello di Novembre – epoca di questi frammenti – Saramago ha subito due ricoveri in clinica. Quindi è quasi naturale che le sue riflessioni si siano volte più verso la presunta pandemia per l’influenza suina, sul terremoto de L’Aquila, sul razzismo sottilmente dilagante in Francia. Ma troviamo anche spunti semplicemente importanti, come quando ci parla “ … che noi siamo la nostra memoria “ o “ … che non ci troviamo più in un mondo accettabile, anzi, al contrario viviamo in un mondo che umanamente non serve “ o come quando per parlare del corpo di Dio ci racconta della tragedia di un immigrato in Spagna che ha avuto il braccio troncato sul lavoro e gettato dal padroncino nella spazzatura. Ma anche citazioni popolari come: “ Vecchi sono gli stracci “ rispondevano i ‘ vecchi ‘ a chi si azzardava a chiamarli così.
in questo quaderno non mancano riflessioni sul Presidente del Consiglio italiano ( riprende un’orazione di Cicerone – “ Fino a quando, o Berlusconi, abuserai della nostra pazienza ? “ – mettendo il nostro reuccio al posto di Catilina ), sull’altro nano, il francese Sarkosy ( ndr – figlio di immigrati ungheresi, con una madre ebrea sefardita, eppure è colui che ha fatto in Francia leggi razziali, deportazioni e ha chiamato i giovani delle periferie, spazzatura ), e sulle storie di ordinario razzismo fatte dal governo Israeliano nei confronti del popolo palestinese, sugli indios del Chiapas o sui ragazzini dello Sri Lanka, vestiti di nero da fanatici mussulmani e preparati per il martirio. Ma ci sono anche brevi e personali ricordi di grandi scrittori e poeti come l’uruguaiano Mario Benedetti, il palestinese Mahmud Darwish, del portoghese Marcos Ana. E affettuose citazioni su Levi, Fo, Umberto Eco. Troviamo anche le letture per l’estate che possono essere un consiglio per cosa comprare e leggere nel corso dei prossimi anni.
Noi, ci permettiamo di consigliare a chi non avesse mai letto Saramago, almeno tre suoi romanzi: “ Memoriale del Convento “, “ L’anno della morte di Ricardo Reis “ e il suo più importante romanzo “ Cecità “.

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