Miguel Littin – Redazionale

images-1 domenica 13 settembre, 2009
Domenico Astuti
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Una notizia marginale su un quotidiano e un bang della memoria. Ritornano rivoli e cascate del passato. La notizia ? Un film di Miguel Littin aprirà il festival del cinema di Roma. Erano più di dieci anni che non pensavo a Littin e con lui alle emozioni che avevo provato vedendo da adolescente i suoi film e il retaggio del socialismo nel Cile di Allende.
Littin è un regista-mito per i ragazzini come me che amavano il cinema e speravano nel comunismo. Aveva iniziato come aiuto-regista di J. Ivens (il più grande documentarista della storia del cinema, una specie di Cartier-Bresson della fotografia). Girò il suo primo film, El chacal de Nahueltoro nel 1969, una feroce critica del potere e della sua giustizia; che io vidi anni dopo. Era simpatizzante del governo di Allende, lo intervistò girando iCompañero Presidente ma era critico da sinistra con quell’esperienza. Dopo il colpo di stato di Pinochet dovette scappare all’estero e fu accolto in Messico. Girerà il visionario La tierra prometida (1973) e Actas de Marusia, storia di un massacro (1976) interpretato da G.M. Volonté. Nel 1985 si reca clandestinamente in Cile per girare un documento sul golpe e le sue conseguenze, Acta general de Chile, descritto anche nel libro di Gabriel García Márquez Le avventure di Miguel Littin, clandestino in Cile..
Gli anni ’90 lo vedono sempre impegnato sul fronte sociale: da ricordare i drammatici Los náufragos (I naufraghi, 1994) e Terra del fuoco (1999) con O. Muti.
Ma non solo questo è il ricordo che emerge come un bambino da un pozzo. D’un tratto ricordo le strade di Napoli degli anni settanta… come vestivo e come ridevevamo… il viso di mia madre giovane… gli amici di quegli anni, affollati di visi e di ideali. Dei cinema in cui andavamo a vedere i film di Littin, ma anche di Jodorowskj… di Fernando Arrabal… di Dusan Makavejev e quando uscivamo eravamo il triplo, il quadruplo, intenti a discutere di cinema, di politica, di resistenza e di Cile.
Come basta poco perché la vita si ricomponga da mille frammenti in penombra in una vita anche piena e poter dire come un altro cileno, Neruda: para nacer he nacido

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