Miguel Syjuco, Ilustrado – recensione di Vittorio Zucconi

images-1 lunedì 21 marzo, 2011

Letto 43 volte

L’eloquente e sconvolgente nuovo romanzo di Alice McDermott si apre con una morte e con una resurrezione decisamente sconveniente. La morte è quella di Billy Lynch, un punto di riferimento di una comunità di operai irlandesi, un affabulatore, un sognatore, un ubriacone incorreggibile. La resurrezione è quella di Eva, la ragazza che è stata una presenza incombente nella vita privata di Billy. Quarant’anni prima, nell’estate del 1945, Billy si era convinto che Eva fosse il suo unico grande amore. Avevano appena pochi mesi per il corteggiamento. Nell’anno successivo, Billy aveva fatto grandi progetti e risparmiato soldi, pensando unicamente a lei. Fino alla tragica notizia: Eva era morta. Nel pomeriggio del funerale di Billy, suo cugino Dennis fa una sconvolgente confessione alla figlia, che è anche la voce narrante del romanzo. A livello superficiale, la storia di Il nostro caro Billy pone una domanda: chi è responsabile della sua morte? Ma andando un po’ più in profondità se ne trova una molto più insidiosa: è possibile risalire alla responsabilità di una morte? Come il personaggio che dà il titolo al romanzo, Alice McDermott conquista le nostre simpatie con una tristezza insistente e un fascino accattivante.
Alice McDermott, Il nostro caro Billy. Einaudi, 284 pagine Libri della settimana
Sergio Galarza, Letras Libres Sulla scrivania
Due sono i requisiti indispensabili per diventare un autore di culto: una vita sfortunata e un buon libro finito sepolto dalle novità. Il peruviano Julio Ramón Ribeyro, morto nel 1994, li ha entrambi. I genietti della domenica, pubblicato nel 1965, è la storia di una discesa agli inferi. Ludo, studente di giurisprudenza, ha rinunciato al suo lavoro nella Grande Impresa poche ore prima di capodanno. Con il denaro della liquidazione organizza un’orgia con alcuni colleghi, tra cui Pirulo, suo compagno di inquietudini letterarie. Per il festino riescono a trovare solo due donne: una è la compagna di uno dei colleghi, l’altra è una nana. Come spesso accade nella narrativa di Ribeyro, ogni barlume d’illusione è spento da un’alluvione di realtà pura e dura. I genietti della domenica è suddiviso in ventiquattro capitoli. Ogni capitolo è un’avventura con un finale, chiuso o aperto. Se nel primo c’è un tentativo di orgia, nel secondo Ludo va al compleanno di sua sorella e finisce in un bordello, mentre nel terzo attraversa scenari sordidi con una prostituta. Ludo e la galleria di personaggi che lo accompagnano sono consegnati a un destino che sanno essere pessimo e contro il quale non fanno nulla, fino a lasciarsi tentare dalla delinquenza. Se Vargas Llosa è il padre severo della letteratura peruviana, che esige disciplina e impegno, Ribeyro incarna lo zio bohémien, il cattivo esempio che seduce i giovani, lo scrittore amato per la sua inquietudine.
Miguel Syjuco, Ilustrado

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