Nemico pubblico – recensione

images giovedì 5 novembre, 2009
Domenico Astuti
Letto 52 volte

Abbiamo visto “ Nemico Pubblico “ regia di Michael Mann.
Michael Mann è uno di quei registi dalla carriera ondivaga, non ben precisa. E per un cinefilo come me assai deludente tenendo presente le potenzialità. Si potrebbe dire che vorrebbe seguire la scia di autori come William Friedkin (Il Braccio violento della legge, Vivere e morire a Los Angeles) o Walter Hills (The Warriors, 48 ore), figli estetici di un grande director come il dimenticato Sam Pechinpack. Ma tuttavia non ci riesce, pur mostrando in alcuni film e solo a volte un ottimo impatto visivo e una sapiente creazione di atmosfere e quindi di emozioni. Per chi non lo sapesse, all’inizio della carriera ha creato e prodotto Miami Vice (1984-1989), serie televisiva di successo e ha scritto e diretto film per la televisione. Passato al cinema ha realizzato tra gli altri Strade violente (1981), L’ultimo dei Mohicani (1992), Heat – La sfida (1995), Alì (2001), Miami Vice (2006). Riducendo questo discorso ad una frase si può dire che gli manca “un ‘anima“ ed è solo tecnica.
Per questo film ha scelto Johnny Depp, un attore mito dei nostri anni, mito non solo per la bravura e il glamour ma anche per le scelte controcorrente e originali che ha fatto spiazzando il pubblico e forse anche la critica. E se dovessimo trovare un punto di forza in questo film è proprio la sua prova d’attore.
La storia è ambientata nel 1933, durante gli anni più duri della Depressione causata dal crollo della Borsa di New York nel 1929. Seguiamo l’ultimo anno di vita del bandito più famoso dell’epoca John Dillinger, morto a soli 31 anni e convinto che la vita è solo l’oggi. Nella cultura popolare veniva rappresentato come un gangster che imbraccia un mitra Thompson. Ed era considerato da Edgar Hoover il nemico pubblico n. 1, ma si guadagnò la fama di moderno Robin Hood del crimine quando, al termine delle abituali rapine non prendeva i soldi dei clienti e dava alle fiamme i registri su cui erano annotati i debiti e le ipoteche, ottenendo così la riconoscenza di tanti clienti a corto di denaro in quegli anni di crisi economica e la simpatia di buona parte dell’opinione pubblica ( peccato che tutto questo sia solo accennato nel film, poco comprensibile, e il contesto storico non appaia per niente. Questo forse è quello che intendiamo per anima di una regia – si vada a vedere per esempio lo Scorsese di 1929 – stermina teli senza pietà; o anche il Sacco e Vanzetti di Montaldo; o Questa terra è la mia terra, sulla vita di W. Gatrie ). Il film inizia con una evasione organizzata da Dillinger con un complice per liberare i suoi amici in carcere e poi è un susseguire di rapine, momenti di vita di gangster a riposo e c’è anche la storia d’amore tra Dillinger e Evelyne «Billie» Frechette (Marion Cotillard), una semplice e remissiva ragazza che verrà trascinata nell’abisso del bandito. Il contraltare della banda Dillinger sono le forze dell’ordine – simili nella violenza e nella brutalità a coloro che devono combattere – e l’ascesa del poliziotto Edgar Hoover, ambizioso direttore del Bureau of Investigation, che darà vita all’Fbi. Ma soprattutto il G-Man Melvin Purvis (“batman” Christian Bale: algido, duro, antipatico ma moralmente migliore del suo capo), l’agente speciale è nominato sul campo dal suo boss a dirigere la speciale “unità Dillinger” per catturare il temuto gangster e dare prestigio alla battaglia contro l’illegalità lanciata dal Governo americano. Il film termina come nella realtà, Dillinger senza più amici e sconfitto invece di fuggire via, va al cinema a vedere con due amiche un film di gangster con Gable, che finisce alla camera a gas. Sarà venduto da una delle due donne per un permesso di soggiorno. E quando esce dal cinema ci saranno i poliziotti ad attenderlo.
Se ci si aspetta una fedeltà alla realtà dell’epoca ( Era il tempo dell’I.W.W, degli scioperi selvaggi, degli anarchici come Sacco e Vanzetti, dei sette milioni di senza lavoro ) si rimarrà delusi, non si vedono che sbirri in abiti firmati, automobili, abbigliamenti sfarzosi, belle donne, feste in locali di lusso; Dillinger, vestito spesso di bianco è più un modello glamour che non un bandito: diventa così l’eroe solitario nella testa di Michael Mann. Tuttavia ci sono almeno due scene molto ben riuscite, una di grande impatto visivo (la sparatoria notturna al cottage è un piccolo gioiello) e la passeggiata rilassata di Dillinger, nel suo ultimo giorno di vita, nel distretto di polizia con un’escursione nell’ampio ufficio destinato alla sua cattura. 140 minuti che non annoiano, anche se a dirla tutta Nemico Pubblico non rischia né l’Oscar né la menzione tra i film capolavoro del genere gangsteristico. Alcuni punti della sceneggiatura sono poco risolti, come il rapporto tra il bandito e il poliziotto, la loro nostalgia del tempo che fu e una certa malinconia restano per aria senza dirci niente di preciso. Gli altri, banditi e poliziotti sono tutte figure di contorno e sbiadite, servono solo a riempire l’immagine. Il cast è ben scelto e Depp, Bale e Cotillard rendono al meglio. Una menzione speciale alla bella fotografia del nostro grande Dante Spinotti.

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