Nord – recensione

47271_ico martedì 23 febbraio, 2010
Domenico Astuti
Letto 37 volte

Abbiamo visto “ Nord “ regia di Rune Denstad Langlo.
Siamo in Norvegia, in quella più sperduta, al nord del nord. In quella parte di mondo fatta di grandi spazi, neve, silenzi, solitudine. In quel mondo alla fine del mondo così lontano ma anche così vicino a certe terre e a certi esseri umani raccontati da Sepulveda e Chatwin. Una terra in cui nessuno chiede chi sei o cosa vuoi, tollerante con tutto più per indifferenza che per consapevolezza. Dove un uomo ci arriva per vivere, nonostante abbia perso se stesso, forse anche la speranza. Dove può trovare il non ritorno e una dimensione sopra la follia. Jomar è un uomo di trent’anni, probabilmente un ex campione di sci, ha avuto anni prima una forte depressione, ha perso il lavoro e la sua donna. Rimasto solo, ha deciso di andare a rinchiudersi in un centro psichiatrico, lontano da tutto. Quando lo incontriamo sono passati quattro anni, è ancora solo, depresso e va avanti a pillole e alcool, ma ha una specie di lavoro e sembra un po’ reattivo. Riceve la visita del suo ex migliore amico e compagno di sua moglie. Una scazzotata non evita a Jomar la rivelazione: ha un figlio di quattro anni che abita a 890 chilometri con l’ex compagna. Naturalmente l’uomo non ne vuole sapere, beve, prende pillole, chiede di essere rinchiuso di nuovo nel centro psichiatrico. Ma una sera fa prendere fuoco al suo rifugio ed è così costretto a partire. Ma non può farlo con un mezzo di trasporto normale, ha la fobia degli spazi piccoli, parte su una motoslitta da neve. E sicuramente il tempo della sua consapevolezza di viaggio è molto più lunga di un viaggio normale. Novello Ulisse inizia la sua odissea a volte faticosa, a volte surreale, a volte anche comica, attraversando un deserto bianco che è anche il suo deserto personale. Per vivere una storia in cui si mescolano paesaggi assoluti e mozzafiato e personaggi scombiccherati quanto improbabili. Il film conserva una struttura classica, quella di un viaggio inteso come ricerca nella propria persona, un percorso dell’anima e non solo del corpo. Insomma è un classico road movie, in cui alle autostrade o ai deserti in stile” Parigi Texas “ o “ Una storia Vera “ si sostituiscono le distese di neve, le foreste e le montagne che Joamar attraversa nella seconda parte con gli sci. Il tutto riscaldato e sottolineato da musiche di genere country. Durante questo viaggio interiore e geometrico il silenzioso e scostante Jomar incontrerà – forse in maniera un po’ troppo meccanica e facile – una ragazzina che vive con la nonna in una casa isolata e che lo aiuterà a recuperare la vista persa per gli accecamenti della neve; un ragazzo nevrotico e schizzato, un gruppo di militari su dei carri armati in esercitazione, un vecchio che vive in una tenda come un eremita. Ogni incontro è un piccolo universo grottesco e surreale – forse un po’ troppo costruito – che però permette di ricostruire la vita passata di Jomar, tra riflessioni sull’esistenza e situazioni ai limiti del reale, tipiche della letteratura nordica.
Tutti sono disponibili con Jomar probabilmente perché nel loto mondo tutti hanno bisogno di tutti per parlare un po’, per interrompere il silenzio, per rompere la monotonia. Tutti saranno il migliore antidepressivo per Jomar, che alla fine raggiungerà la casa della sua ex compagna, e si troverà, dopo l’ennesima marcia sugli sci, di fronte a suo figlio. Noi spettatori avremo finito il viaggio con Jomar e avremo la possibilità di immaginare cosa potrà succedere.
Il film è stato girato nei mesi più freddi dell’anno, a circa 500 chilometri dal Circolo Polare Artico, la realizzazione ha comportato parecchie difficoltà come si può immaginare. Come aneddoto, la bufera di neve che fa da sfondo alla lite iniziale tra Jomar e il suo migliore amico è reale.
Il regista è Rune Denstad Langlo è alla sua opera prima, dopo che per un decennio ha realizzato vari documentari, Ha ottenuto vari premi con questo film, tra cui: miglior regia al Tribeca Film Festival 2009, il premio internazionale della critica FIPRESCI. E’ passato in concorso al Torino Film Festival e ci sembra anche al Festival di Berlino
Il protagonista è l’attore, Anders Baasmo Christiansen, ci dicono molto famoso in Norvegia e di grande esperienza, mentre tutto il cast è composto da attori non professionisti.

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