Patricia e il talento di Ripley – Dario Olivero

copj170 sabato 15 gennaio, 2011

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Patricia e il talento di Ripley
Da dove viene il senso di colpa? Intorno a questa domanda si potrebbe costruire la storia dell’uomo. Universale e personale. “Nel cuore di ogni uomo c’è solitudine, vergogna e orgoglio”. Ognuno di essi ha a che fare con la colpa. Questa è la prima ossessione che si trova in una delle più belle biografie mai scritte: Il talento di Miss Highsmith: vita e arte di Patricia Highsmith scritta da Andrew Wilson. Figura indimenticabile, quella della seconda signora del giallo dopo Agatha Christie, in realtà molto più signora del nero. Pagine e pagine di diari, centinaia di lettere esaminate per tracciare la storia di una donna che, oltre a proseguire la linea del romanzo americano alla James M. Cain, potrebbe tranquillamente stare in compagnia di Dostoevskij e Kafka. Chi non ha mai pensato che I fratelli Karamazov o Delitto e castigo o Il processo non siano anche romanzi criminali?
La vita della Highsmith fu collegi femminili, tante amanti, letti disfatti, amori impossibili. Volutamente impossibili. Questa è la seconda ossessione. Perché, come diceva Proust che la Highsmith aveva divorato, e come sa bene chiunque si sia interrogato su questioni del genere, l’amore è un’immagine mentale. “Al primo cenno di innamoramento lo falsiamo con la memoria, con la suggestione. Riconoscendo uno dei suoi sintomi, ci ricordiamo gli altri, li facciamo rinascere” (Dalla parte di Swann). Altro che la storia della madeleine inzuppata nel tè. L’amore è un simulacro su cui si esercita la nostra potenza simbolica. Quindi, amori mai centrati, inseguiti, deludenti.
E nello stesso tempo, terza ossessione, una ricerca spasmodica della realtà, a costo di bruciarsi attraverso i lati più nascosti dell’animo umano. Perché nulla meglio del crimine può dare un’idea di cosa veramente siamo, di come la nostra personalità possa scindersi, di quanto lontano possiamo spingerci.
Quarta grande ossessione: scrivere, scrivere, scrivere sempre. Una condizione, quella della scrittura permanente, che, parole sue, può raggiungere solo chi è insoddisfatto, l’uomo soddisfatto non scrive. E in tutto questo l’Highsmith aveva trovato un metodo di scrittura quasi scientifico (si veda su questo il suo Come si scrive un giallo, minimum fax).
Se è vero che nella vita di ognuno esiste un climax, un punto oltre il quale le cose non saranno mai più le stesse, per la Highsmith quel punto è stato quando le ossessioni si sono riunite in un unico centro focale, quando è nato Tom Ripley, il suo personaggio più famoso. Vedere come quella criminal mind lentamente si impossessa di Patricia e viceversa sono quattro passi nella follia creatrice di uno scrittore. E di cosa voglia dire scrivere perché c’è qualcosa che non torna. Citazione dai diari: “Aspettiamo tutti passivamente, pervasi da rabbia soffocata, rassegnazione o confusione, mentre la cosa più cara che abbiamo va a puttane; eccolo il senso della vita, il cui volto abbiamo dimenticato da tempo o non abbiamo neanche mai conosciuto”.
Andrew Wilson, Il talento di Miss Highsmith. Vita e arte di Patricia Highsmith,

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