POÉSIE CINÉMATOGRAPHIQUE. Jean Cocteau e il cinema

Downloader domenica 20 ottobre, 2013

Letto 109 volte

Cinema Massimo – Da lunedì 4 a martedì 12 novembre 2013

Il Museo Nazionale del Cinema rende omaggio al grande e tormentato poeta francese Jean Cocteau, in occasione del cinquantenario della sua scomparsa, con una retrospettiva dal titolo POÉSIE CINÉMATOGRAPHIQUE dedicata al suo cinema, in programmazione nella Sala Tre del Cinema Massimo da lunedì 4 a martedì 12 novembre 2013.  La rassegna, che si inserisce nel programma di Torino incontra la Francia 2013 ed è realizzata con la collaborazione dell’Alliance Française de Turin, sarà inaugurata lunedì 4 novembre alle ore 16.30 con la proiezione del film Le sang d’un poète, a cui è abbinato il cortometraggio La villa Santo Sospir (Francia 1952, 31’, col., v.o. sott.it.). Ingresso 3.00 euro per gli iscritti all’Alliance, per tutti gli altri ingresso 6.00/4.00/3.00 euro.

In programma la proiezione dei film da lui diretti, quali Le sang d’un poète (1931), La bella e la bestia (1946) in copia recentemente restaurata, L’aquila a due teste (1948), I parenti terribili (1948), Orfeo (1950), Il testamento di Orfeo (1960). La programmazione inoltre comprende La principessa da Cleves (1961) di Jean Delannoy sceneggiato da Cocteau e il recentissimo Opium (2013) di Arielle Dombasle, presentato a Cannes e incentrato sulla storia d’amore tra Cocteau e Raymond Radiguet. Tutti i film saranno proiettati in francese con sottotitoli in italiano.

Poeta, scrittore, pittore, regista cinematografico e teatrale, Jean Cocteau (1889-1963) scrisse drammi e balletti, spesso musicati da Igor Stravinsky (1882-1971), o da uno degli esponenti del ‘Gruppo dei Sei’ (Darius Milhaud, Georges Auric, Francis Poulenc, Arthur Honegger, Germaine Tailleferre, Louis Durey) in opposizione soprattutto alla musica espressionista, ispirati musicalmente da Eric Satie e poeticamente dallo stesso Cocteau, che scrisse anche il libro che viene tuttora considerato il loro manifesto, “Il gallo e l’arlecchino”.

Per interi decenni figura emblematica del dandy negli anni Venti, Cocteau fu amico di tutti gli artisti della Parigi dell’epoca, da Derain a Picasso, da Matisse a Man Ray, e seppe farsi ben presto un nome nell’ambiente della buona società accompagnando i ricchi borghesi a visitare gli atelier dei vari pittori, anche se questi ultimi non erano troppo d’accordo. Molto chiacchierata la sua relazione col giovanissimo Raymond Radiguet, scrittore in erba che Cocteau coltivava strenuamente dicendo d’aver scoperto un grande artista. Radiguet scrisse alcuni racconti, un romanzo (Il diavolo in corpo), e vendette alcuni suoi disegni, prima di morire tragicamente. Cinque anni dopo Cocteau, già oppiomane, dopo la morte di Raymond entrò in una clinica per disintossicarsi, e ci rimase per un lungo periodo, scrivendo “Oppio”, sorta di diario in cui ritrova la condizione visionaria poetica che al tempo ispirò Rimbaud e Baudelaire; Cocteau non ama disintossicarsi dall’oppio, ma presto si convince del contrario capendo che anche la droga era diventata un dogma, una prigione dalla quale doveva uscire, in un modo o nell’altro.

CALENDARIO DELLE PROIEZIONI 

Lun 4, h. 16.30/Dom 10, h. 16.30/ Lun 11, h. 16.30

Le sang d’un poète  (Francia 1932, 55’, 35mm, b/n, v.o. sott.it.)

Grazie al mecenatismo del visconte di Noailles, produttore anche de L’âge d’or, Cocteau poté per la prima volta affrontare il cinema in piena libertà. Niente di surrealista (come s’è scritto troppo spesso) in questo film in cui l’autore sviluppa i temi, le ossessioni, i motivi dominanti delle sue poesie, dei disegni, delle opere teatrali. Si vedono aggirarsi angeli adolescenti, pugili neri dal corpo perfetto, scolaretti in mantellina che s’ammazzano a palle di neve, donne-statue o maestre coll’occhialetto, un poeta che si drappeggia nella porpora e nel sangue mentre rullano i tamburi, uno specchio che diventa una piscina e i corridoi di un albergo che si trasformano in un labirinto. Il film si compone di quattro episodi: La mano ferita o le cicatrici del poeta, Le mura hanno orecchie?, La battaglia delle palle di neve, La profanazione dell’ostia. Celebre la frase di Cocteau “Gli specchi farebbero bene a riflettere prima di riflettere le immagini”. 

Al film è abbinato il cortometraggio La villa Santo Sospir (Francia 1952, 31’, col., v.o. sott.it.)

 

Lun 4, h. 18.15/Dom 10, h. 18.15/Lun 11, h. 18.15

Orfeo (Orphée)  (Francia 1950, 95’, 35mm, b/n, v.o. sott.it.)

La Morte, impersonata da una principessa, s’innamora di Orfeo, mentre il suo autista Heurtebise s’invaghisce di Euridice. Attraverso uno specchio, Orfeo compie due volte il viaggio nell’aldilà. Ispirandosi a un proprio dramma del ‘26, Cocteau riscrive il mito greco, ambientandolo nella Parigi esistenzialista del dopoguerra. Con Le Sang d’un poète (1930) e Il testamento di Orfeo (1959) forma una trilogia sulla morte e sulla funzione del poeta come tramite tra il mondo della realtà e quello della fantasia. Con Jean Marais, Marie Déa, François Périer. “Orfeo è un film che può esistere solo sullo schermo. Ho cercato d’impiegarvi il cinema non come una stilografica, ma come semplice inchiostro. Porto avanti contemporaneamente diversi miti e li intreccio. Dramma del visibile e dell’invisibile. La Morte di Orfeo è come una spia che si innamora di colui che sta spiando”. (J. Cocteau).

 

Lun 4, h. 20.30/Sab 9, h. 18.30

L’aquila a due teste (L’aigle à deux têtes)   (Francia 1948,  93’, 35mm, b/n, v.o. sott.it.)

Tragico incontro d’amore tra una giovane regina, vedova e vergine, e il giovane Stanislas, anarchico e rivoltoso incaricato di sopprimerla, che assomiglia al re ucciso. L’azione si svolge “da qualche parte in Europa, in un castello tra le montagne chiamato Krantz. La regina vive con il volto coperto da dieci anni, in un isolamento che cercherà di infrangere con il suo nuovo amore. Tratto da un suo dramma, è il terzo film di Cocteau e quello più teatrale per l’enfasi della recitazione. Con Jean Marais. Rifatto da Antonioni ne Il mistero di Oberwald.

 

Lun 4, h. 22.15/Sab 9, h. 16.30

I parenti terribili (Les parents terribles)  (Francia 1948, 105’, 35mm, b/n, v.o. sott.it.)

Yvonne ama morbosamente il figlio Michel. Michel si innamora di Madeleine, che, però, ha un maturo protettore, Georges, il padre di Michel. Questi obbliga Madeleine a confessare a Michel di avere un terzo amante (che però non esiste). Verrà a galla la verità e allora i due giovani si potranno sposare ma, subito dopo le nozze, Yvonne si suicida. Tratto dalla pièce del ‘38 dello stesso Cocteau che, nel trasporla sullo schermo, ne sottolinea l’impianto teatrale e il suo carattere claustrofobico.

 

Mar 5, h. 16.30/Dom 10, h. 20.30/Mar 12, h. 16.30

Le testament d’Orphée  (Francia 1960, 77’, 16mm, b/n, v.o. sott.it.)

“Il mio film non è altro che una seduta descrittiva consistente nel rimuovere a poco a poco il mio corpo e nel rivelare la mia anima a nudo”, ecco ciò che dice Cocteau all’inizio della pellicola. Col nome di Orfeo il regista fa riferimento all’omonimo film da lui diretto anni prima. Un bambino in un banco, una madre con il bimbo in carrozzina che piange, un vecchio su una sedia a rotelle e una infermiera. Questi sono alcuni degli incontri che fa lo stesso regista vestito in abiti settecenteschi. Con Jean Marais, Yul Brinner, Jean-Pierre Léaud.

 

Mar 5, h. 18.00/Dom 10, h. 22.00

La princesse de Clèves di Jean Delannoy  (Francia/Italia 1961, 101’, 35mm, col., v.o. sott.it.)

Nel 1559, anno della morte di re Enrico II, la giovane M.lle de Chartres  sposa senza amore il maturo principe di Clèves, ma è presto attratta dall’affascinante duca di Nemours. Fedele, elegante, sontuosa trasposizione del romanzo di Madame de La Fayette (rifatto nel 1999 da Manoel de Oliveira con La lettera), sceneggiata da Jean Cocteau. Tra gli interpreti ritroviamo Jean Marais. La fotografia di Henri Alekan si fa notare per la sua bellezza.

 

Mer 6, h. 20.30/Sab 9, h. 22.15/Mar 12, h. 18.00

La bella e la bestia  (Francia 1946, 96’, Hd, b/n, v.o. sott.it.)

La Bella (Josette Day) per salvare il padre (Marcel André) si concede alla Bestia (Jean Marais) e il suo amore trasforma il mostro in un bellissimo principe. È un fastoso cine-balletto, con una splendida fotografia, in cui le scenografie di Bérard costituiscono una vera gioia per gli occhi. Film di forte incanto visivo grazie al contributo di eccellenti collaboratori tra cui spicca lo scenografo Christian Bérard. Ma è anche una poetica riflessione sull’amore e sulla morte.

 

Mer 6, h. 22.15/Sab 9, h. 20.30

Opium di Arielle Dombasle (Francia 2013, 87’, DCP, col., v.o. sott.it.)

Gli amori tormentati tra Jean Cocteau e Raymond Radiguet. Un affresco in cui si incrociano Coco Chanel, Nijinski e André Breton. L’attrice Arielle Dombasle realizza un film che è un omaggio a Cocteau circondandosi dei suoi amici attori. Ispirato al diario che Cocteau scrisse durante la cura di disintossicazione cui si sottopose nel 1929.

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