Quella sera dorata ( James Francis Ivory, 2010 )

giovedì 30 Settembre, 2010
Domenico Astuti
Letto 82 volte

Abbiamo visto “ Quella sera dorata “ diretto da James Francis Ivory.
Ivory è uno dei grandi vecchi del Cinema internazionale, americano di nascita e con un grande interesse e fascinazione verso L’India prima e la cultura e il mondo europeo successivamente. Ha diretto circa trenta film, il suo primo è stato ” The sword and the flute ” del 1959, documentario sull’India; nel 1961 a New York conosce Ismail Merchant e fondano una casa di produzione, la Merchant-Ivory Productions. A loro si unisce anche la scrittrice tedesca Ruth Prawer Jhabvala ( sua è anche la sceneggiatura dell’ultimo “ Quella sera dorata “ ) e insieme cominciano a realizzare una serie di film, alcuni dei quali ambientati in India. La carriera di Ivory è fatta da molti successi di critica e pubblico, non si possono non segnalare “ Quartet “ del 1981 tratto dall’omonimo romanzo di Jean Rhys e interpretato da Isabelle Adjani.; “ Calore e Polvere “ del 1983, tratto dall’omonimo romanzo di Ruth Prawer Jhabvala con Greta Scacchi; “ Camera con vista “ del 1985 tratto dall’omonimo romanzo di E. M. Forster, vincitore di tre Oscar e interpretato da Daniel Day Lewis, Helena Bonham Carter, Julian Sands e Maggie Smith; “ Quel che resta del giorno “ del 1993, tratto dal romanzo omonimo di Kazuo Ishiguro con Anthony Hopkins, Emma Thompson e Christopher Reeve. Ma anche di film deludenti come “ La figlia di un soldato non piange mai “ del 1998 o “ Americane a Parigi “ del 2003. Un grande regista di sublime calligrafismo, a volte molto arguto a volte ridondante.
Omar Razaghi ( Omar Metwally – lo vedremo fra poco nel film” Miral “ passato all’ultimo Festival di Venezia e diretto da Julian Schnabel ) è uno studente universitario di origini iraniane, dal carattere fragile e insicuro; non sa bene cosa vuol fare della sua vita e sembra farsi condizionare dalla fidanzata, una giovane donna, la brusca Deirdre ( l’attrice rumena Alexandra Maria Lara ), determinata e in carriera che gli fa anche un po’da mamma. Il ragazzo studia all’Università del Colorado e forse ambisce oltre che a una borsa di studio anche a una carriera universitaria. Il tutto dipende dalla possibilità di scrivere la biografia di Jules Gund, uno scrittore suicida di origini tedesche ( che come Omar ha vissuto l’esilio: l’uno ebreo scappato dalla Germania nazista, l’altro iraniano e scappato con i genitori dal regime degli Ayatollah ) ma che ha vissuto sempre in Uruguay, e autore di un unico grande romanzo. Gli eredi di Gund sono contrari al progetto e glielo hanno scritto in una lettera, Omar sembra desistere ma viene convinto-costretto dalla compagna a partire e raggiungerli nella loro tenuta di Ochos Rios per tentare di ottenerne l’autorizzazione. Nella splendida e isolata fazienda di Ochos Ríos vivono insieme, quasi ignorandosi, la moglie di Jules, Caroline ( Laura Linney ) pittrice fallita, desiderosa solo di scappare via da quel luogo e viaggiare ma impossibilitata da mancanza di mezzi, la giovane amante di Gund, la bella e fragile Arden ( Charlotte Gainsbourg ), e la sua bambina di otto anni che Arden ha avuto da Jules Gund. A un miglio abita, in un mulino riadattato, il fratello Adam ( Anthony Hopkins ) e il suo compagno, un giapponese quarantenne che sta con l’uomo da quando aveva quindici anni. L’arrivo di Omar è un evento che rompe la vita monotona ma sicura dei quattro e incuriosisce i tre eredi, fa sorgere rivalità, induce la fragile Arden a cambiare idea sull’autorizzazione, fa tentennare l’ostinata e coriacea Caroline. La presenza di Omar, anche grazie a un incidente che subisce, finisce per alterare il precario equilibrio della famiglia. E lo stesso Omar, che si innamora di Arden, deve ripensare la propria vita e darle un indirizzo differente.
Tratto dall’omonimo romanzo di Peter Cameron – un vero caso editoriale, con 80.000 copie vendute solo in Italia e 13 edizioni, oltre all’accoglienza più che positiva della critica internazionale – il film mantiene solo in parte il raffinato meccanismo, i dialoghi brillanti e arguti e la psicologia dei personaggi; nel film c’è quasi un indugiare nel primo tempo nella descrizione dei personaggi e nel secondo ci sono delle accelerazioni e dei salti bruschi nonostante la storia non abbia fatti e misfatti particolari, anzi. Tuttavia è un film che si fa seguire con piacere, con un cast ottimo e una regia molto giovanile e in controtendenza con il Cinema di Ivory.

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