Quell’edicola che non c’è più ( Paolo Finzi )

speciale40 domenica 30 gennaio, 2011

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Nella terza di copertina di ogni numero di “A” c’è l’elenco dei nostri punti-vendita. Fino allo scorso numero, a Milano, accanto a librerie, qualche edicola, centri sociali, ecc. c’era anche questa curiosa indicazione: vendita diretta davanti alla Stazione Nord (p.le Cadorna) tutti i mercoledì dalle 17 alle 19. Se andavi lì, nel luogo e nell’orario indicati, trovavi lui, Franco Pasello, in piedi, di fronte all’entrata più affollata della stazione, proprio nell’ora di punta del rientro. In mano Umanità Nova, “A”, magari Sicilia Libertaria, e appoggiati per terra o nella borsa (per evitare grane con i vigili o i poliziotti), alcuni libri – magari proprio quello ordinatogli la settimana prima da quello studente residente nel Varesotto e da quel professionista, tutto elegante, che faceva il pendolare da Como. Franco era un’edicola umana, o – se preferite – un uomo/edicola.
Con regolarità, da decenni, presidiava quel luogo in quell’ora. Così come aveva fatto per più di vent’anni, il sabato (prima per tutta la giornata, poi – sai, è dura andarci direttamente dal lavoro dopo la nottata del venerdì, quando si fa il pane triplo – solo al pomeriggio) alla Fiera di Sinigaglia, il mercato delle pulci milanese. Per tanti anni da solo, poi insieme con Lillino e Patrizio, poi di nuovo da solo.
Franco è morto, un ictus a casa sua, mentre due Rom che lui aiutava da tempo (me ne aveva parlato) erano probabilmente passati a lavarsi i vestiti e a bere un caffè. Quei due Rom rumeni, che dormono in un’auto, non troveranno nessun altro gagio (come i Rom e i Sinti definiscono i non-appartenenti al loro popolo) che apra loro le porte della propria casa e della propria vita, come faceva con naturalezza Franco. Una cosa che nessuno di noi, pur grandi teorici della solidarietà e bla bla bla, farebbe mai. E che lui, invece, faceva. Concretamente.
Ma anche qui il trucco c’era. Franco smettila di imbrogliarci. Ora che sei morto, lasciaci dire la verità: tu non sei mai stato un gagio. E i tuoi fratelli Rom, i soliti imbroglioni, lo sapevano o almeno lo percepivano.

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