Ricky – recensione

47231 martedì 6 ottobre, 2009
Domenico Astuti
Letto 27 volte

Abbiamo visto “Ricky – una storia d’amore e libertà” di Francois Ozon.
Quando andiamo a vedere un film di Ozon sappiamo che la storia e la regia ci sorprenderanno positivamente. La storia d’amore e di libertà è di quelle che ci riscaldano il cuore sperando di vedere un film sulla diversità, sulla tolleranza raccontate con occhio d’autore e senza banalità o superficialità. In questo caso però siamo rimasti delusi dalle incongruenze e da una sceneggiatura zoppa e con un buco lungo almeno venti minuti. Forse pensavamo di andare a vedere un film sul genere “Il ragazzo dai capelli verdi” di Losey e invece abbiamo trovato un film talmente libero nella drammaturgia che non siamo riusciti a decifrarlo. Katie una proletaria sola e con una dolce e paziente figlia a carico, con lavoro in fabbrica, conosce Paco, uno spagnolo tanto disponibile quanto superficiale. Vanno a vivere assieme, fanno un figlio, Ricky, litigano presto per stanchezza, lui va via. Lei ritorna sola e con un secondo figlio a cui crescono le ali. Decide di tenere per sé questo segreto ma alla prima volta che esce con i figli, al supermercato, lascia Richy nel carrello e il bebè inizia a volare. Dovrebbe partire adesso la storia, anche se con troppa introduzione, e invece arrivano i giornalisti, ritorna Paco che pensa anche ai soldi ( Dov’è il Ferreri della Donna Scimmia o “il nonno” di Losey ?!… ) e il bebè svolazza via. Non vi racconto il finale.
Un film deludente anche se confezionato bene e i due attori protagonisti sono bravi e credibili. Ma l’ambientazione proletaria è di puro contorno e non aggiunge nulla a ciò che il cinema ha già detto in mille toni; il dono meraviglioso dato al bambino sfiora la gag in alcuni momenti; la reazione della società è evanescente, né invadente né violenta né empatica con il “miracolo”. Un vero peccato, perché la storia aveva delle potenzialità evidenti che sono state sprecate in malo modo. La scena iniziale ( in stile nouvelle vague ), lei che parla in mdp dei suoi problemi, dei due figli e della solitudine ad un’assistente sociale non è comprensibile giacchè anticipa alcune cose che avverrano a metà film e rimane fine a se stessa. Scusate la digressione, ma in quest’inizio d’anno cinematografico non se ne può più di film dalle buone intenzioni ma non risolti o sbagliati.

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