Segreti di famiglia – recensione

images mercoledì 18 novembre, 2009
Domenico Astuti
Letto 80 volte

Abbiamo visto “ Segreti di famiglia “ diretto da Francis Ford Coppola.
Coppola ha compiuto quest’anno settanta anni, ma resta in tutti i sensi un regista “ giovane “. Quale grande regista americano e non si sarebbe infilato in una produzione dai disagi continui, con rinvii ripetuti, blocchi della produzione. Le riprese sono iniziate il 31 marzo 2008 con un budget ‘basso’ da produzione indipendente, a La Boca di Buenos Aires e in altre parti della capitale. Poi in Patagonia e infine a Ciudad de la Luz studios di Alicante in Spagna. Durante le riprese in Argentina la produzione è stata bloccata a causa dei membri del sindacato del lavoro. In questo, e non solo in questo, ricorda in parte Orson Welles. Insomma quest’esperienza di Coppola sarebbe già un film nel film come ci ha già abituati (Leggete il libro della moglie sull’esperienza di Apocalypse Now).
Girato con un bianco e nero suggestivo e bugiardo, raffinatissimo nelle scelte delle inquadrature autorali e mai convenzionali, con un cast perfetto, il film racconta dapprima in chiave di commedia drammatica e nella parte finale nel più classico dei melodrammi ( narrativamente ricorda i film di Nicolas Rey, Douglas Sirk degli anni Cinquanta ) di Benjamin, che non ha ancora compiuto diciotto anni e già lavora su una nave come cameriere. Va a cercare a Buenos Aires dopo anni il fratello Angelo (che tutti conoscono nel quartiere come Tetro dall’abbreviazione del cognome). Tetro è un giovane scrittore ‘maledetto’ a cui tutti riconoscono talento e che tuttavia non ha ancora pubblicato nulla perché non vuole; è un uomo dal carattere difficile che ha una donna che lo ama e degli amici che gli vogliono bene. Tetro ha rotto da molti anni i ponti con la famiglia e in particolare con il padre Carlo (musicista di fama mondiale) e ora vive con Miranda facendo il tecnico delle luci in un teatrino del quartiere del Boca e scrive testi che non piacciono ad Alone, la potente critica letteraria del Paese. L’incontro tra i due fratelli è da subito conflittuale, Tetro non vuole più avere rapporti con la sua famiglia e anche col fratello nonostante che a lui quando era fuggito dalla casa paterna, aveva lasciato una lettera in cui prometteva di tornare per portarlo via con sé e proteggerlo. Ma Benjamin ha un carattere ostinato e resiste ai rifiuti di Angelo perché non capisce e perché ha bisogno dell’affetto di suo fratello; è aiutato in questo dalla dolcezza e dal conforto nell’amicizia di Miranda. Un giorno, il ragazzo trova, in una valigia, le bozze di un’opera teatrale scritta da Angelo in codice; le legge di nascosto, prova a decifrarla e finalmente scoprirà misteri e drammi famigliari. Quando, il fratello lo scopre chiude qualsiasi rapporto con lui e lo caccia furiosamente di casa. Dovranno accadere altre cose, anche traumatiche, prima che Tetro avrà finalmente il coraggio di svelare il segreto che lo tormenta e che riguarda anche Benjamin.
Per Coppola, spesso in conflitto con i produttori, è il terzo lungometraggio completamente suo (scritto il soggetto, la sceneggiatura, diretto e prodotto) dopo The Rain People e La conversazione (Un vero capolavoro, del 1972). Sin dalla prima inquadratura, il dettaglio del volto di Tetro che osserva una falena che sbatte ripetutamente contro una lampadina (un sunto della vita del protagonista) appare la voglia del regista di guardare dentro se stesso e la propria vita attraverso il suo modo di intendere il cinema. Ci sono alcuni tratti in comune tra il regista e il protagonista: il padre e zio musicisti, famiglia sempre al seguito, la sua stessa figura di padre/padrone dominante. Coppola ha dichiarato che nulla di ciò che si vede in Tetro è successo ma che però è tutto vero.
Mai come in questo film Coppola mostra quale sia il suo amore per il cinema e per il melodramma classico. Il colpo di scena è sempre in agguato e la musica classica gioca un ruolo non indifferente. C’è un padre che vampirizza il figlio, c’è la”lettura” della scrittura come terapia, c’è una situazione quasi speculare a quella del protagonista di La conversazione.
Se non sembrasse azzardato potremmo dire che fa un’operazione simile ad Almodovar, tenendo presente i caratteri e le indole differenti.
Il cast di attori, come abbiamo detto, è quasi perfetto. Vincent Gallo è credibile e commovente nonostante il ruolo difficile e poco comunicativo; Alden Ehrenreich, quasi al debutto, ( Lo abbiamo intravisto in CSI ) è lieve, tenero e deciso; splendida Maribel Verdù ( attrice spagnola conosciuta per il film messicano Y tu mamá también ) nel ruolo di donna amorevole e paziente. Da ricordare anche il simpatico e bravo Rodrigo de la Serna visto nei Diari della motocicletta nel ruolo dell’amico di Guevara, Granado. Ci sono poi due camei, di Carl Maria Brandauer (Il padre) e Carmen Maura (La critica terribile).

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