Shimpei Kusano, un Whitman nipponico letto dai tranvieri. Elogio del poeta che colse il mare e il suo respiro – da Pangea

hiroshige_mountains_in_the_snow_2-1100x600 mercoledì 16 giugno, 2021
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Prefettura di Fukushima. È nato qui, nella terra oggi tristemente legata al disastro nucleare del marzo 2011, oltre un secolo prima, nel lontano 1903, il grande poeta Shimpei Kusano. Per trovare una raccolta dei suoi versi in italiano occorre andare indietro nel tempo: 1969, Guanda editore in Parma: Rane e altre cose a cura di Cid Corman – versioni di Cid Corman, Susumu Kamaike e M. Datini j

Il giovane Shimpei Kusano frequenta il Christian College di Canton, in Cina, dove studia l’inglese e si appassiona alla letteratura angloamericana. Nel 1923, vuole conoscere Tagore e si reca a Hong Kong. Pur essendo un ragazzo giapponese, in fatto di poesia, ha gusti già ben definiti, Tagore non gli piace. “La sua poesia non mi interessava molto, però. Provavo maggiore attrazione per la nuova poesia americana. Mi colpiva quello stile così diverso dal suo, che mi pareva troppo dolce e lieve”.

Quali dunque i suoi modelli in fatto di poesia? “Furono i poeti Imagisti a colpire di più la mia attenzione, e Amy Lowell, le innovazioni stilistiche di E. E. Cummings, Sandburg, Masters, Lindsay, coi loro modi tanto più radicali. Fui così preso da Sandburg che tradussi i Chicago Poems, Smoke and Steel, e più tardi alcune poesie contenute in Good Morning, America”. Nonostante la sua accesa passione per il mondo americano torna in Giappone, a Tokyo, nel 1925, e poco prima fonda una rivista di poesia, Dora. Tra le Rane e le altre cose, è stato anche Presidente dell’Associazione dei Poeti Giapponesi, membro dell’Associazione Giapponese Scrittori, membro del comitato esecutivo del Pen Club del Giappone e del comitato esecutivo del gruppo Rekitei.

Come sarà stata la sua vita di poeta? Tormentata e varia secondo Cid Corman che, nell’Introduzione al volumetto Due parole su Shimpei Kusano, fa qualche timida allusione, ma non entra nel merito. Che cosa mai gli sarà successo di così difficile? “Pur avendo avuto una vita varia e difficile, Kusano non ha mai cessato di aiutare e far conoscere al pubblico poeti virtualmente ignoti (l’esempio forse più significativo a questo proposito è quello di Miyazawa Kenji), e non si è limitato ad occuparsi dei poeti”. Insomma, un uomo, prima che un poeta, straordinario. Un uomo che ha portato la poesia proprio dentro la vita.

La descrizione che ne fa Cid Corman è a dir poco entusiastica. Viene voglia di conoscerlo di più. Ma come si fa? Mi segno il significativo ritratto a inizio libro. “Io non ho mai avuto occasione di incontrare un altro uomo così profondamente gentile, e certamente nessuno dei molti poeti che ho conosciuto uguaglia la generosità del suo spirito. Conoscerlo è una delle rare consolazioni della vita: come la sua opera Shimpei Kusano è un aperto tributo a tutto ciò che è umano. Ho udito dire una volta da un giovane, un modesto operaio e non un poeta, che perfino i bigliettai del tram amano Shimpei-san, perché non c’è nessuno che abbia un problema e che non sia accolto nella sua casa e ascoltato”.

Un poeta-vate? Non un uomo, quasi un profeta che, come san Francesco, è amato perfino dagli animali. “Persino gli animali del suo vicinato lo riconoscono e gli sono devoti, accompagnandolo nelle sue passeggiate – a Minami Akitsu, alla periferia rurale di Tokio – come si può vedere da una delle sue poesie più recenti. Io stesso l’ho accompagnato talvolta, sugli stessi campi, e posso testimoniare di questa sorta di affettuosa comunione”.

Si tratta di una poesia cosmica che “indica la vastità del rapporto tempo-spazio prima e dopo l’esistenza dell’uomo, un tempo che cessa di essere tempo”. Un poeta è esattamente questo, a qualunque latitudine, in qualsivoglia tempo. “Kusano sa cogliere allo stesso momento il rapporto fra il volo delle allodole e il Fuji, l’attimo esatto in cui il mare e il suo respiro si uniscono”. Cid Corman svela infine il suo segreto poetico: “Nel clima favoloso infantile delle sue evocazioni poetiche siamo ammessi, quietamente, gradualmente, fuori da una tematica concettuale apertamente espressa, a una presenza imprevista e toccante. Una presenza indimenticabile”.

Forse non gli sarà sgradito sapere che ho trovato, quasi per caso, una sua poesia tra le mille pagine poetiche del corposo volume La poesia degli alberi – un’antologia di testi su alberi, arbusti e qualche rampicante a cura di Mino Petazzini (Luca Sossella Editore, dicembre 2020). Un giorno, all’ombra di un ciliegio, ho letto questa sua poesia. La vera poesia è musica che non conosce vecchiaia, e sa mettere radici.

Linda Terziroli

***

Fiori di ciliegio cadono

fiori cadendo cadono. fiori

cadono.

giù giù giù di ciliegio ciliegio danzando

danzano giù.

 

luci ed ombre si fondono e.

più che la neve.

più che la morte quietamente danzano

giù di ciliegio.

danzano danzano giù danzando danzano giù.

 

luci e sogni si fondono e.

ombre di luci a gas tremolando ecco che.

escono poi svaniscono.

fiori cadendo cadono. fiori.

cadono.

 

nel tempo d’oriente.

 

sogni creando.

spingendoli via.

 

fiori cadendo. cadendo

cadono.

fiori cadendo giù cadono.

giù giù giù di ciliegio ciliegio danzando

danzano giù

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