Sils Maria ( Olivier Assayas, 2014 )

imm lunedì 17 novembre, 2014
Domenico Astuti
Letto 59 volte

Abbiamo visto “ Sils Maria “ regia di Olivier Assayas.
Sono passati quasi trent’anni da quando Assayas ha diretto il suo primo film, Desordre. Ambientato tra le bande giovanili parigine e intorno ai conflitti generazionali e le difficoltà di relazione interpersonale. Un film che ha segnato una generazione di giovani registi anche italiani. Poi una serie di film anche belli, con un eterno ritorno di tematiche e valori come il Sessantotto, la memoria legata alla Nuovelle Vague. L’ultimo suo film del 2012 è stato Qualcosa nell’aria ( Aprés mai ) sempre sulle rivolte giovanili del ’68, un desiderio onesto di analizzare i valori di ua generazione ormai persa: capace di coinvolgere il pubblico attraverso la frenesia e l’incalzare delle emozioni e dell’azione. Ma è anche un regista-autore fin troppo intellettual-borghese le cui ambizioni artistiche si coniugano con un certo borghesismo fastidioso e letteralmente antisessantotto.
In questo film, ben diretto, ben fotografato, ottimamente recitato, tutti i nodi borghesi-intellettuali di questo regista vengono al pettine con eleganza ma anche con la dimostazione inesorabile che l’autore è diventato ciò che forse più detestava filmicamente. Realizza un film borghese, intellettuale, elegante, ma per nulla innovativo e forse anche un po’ effimeramente inutile. Sils Maria è una zona di laghi in Svizzera, in cui Nietzsche ha passeggiato nel 1881, e camminando ebbe la folgorazione che produrrà successivamente Così parlò Zarathustra. Nelle prime pagine dell’Opera, il filosofo scrive rivolgendosi al sole, prima di iniziare il suo cammino: per dieci anni sei venuto quassù alla mia caverna: saresti saturo della tua luce e di questo cammino senza di me, della mia aquila e del mio serpente. Noi però ti abbiamo atteso ogni mattino… Sils Maria è un film sul concetto del tempo, sulla memoria che ci rappresenta e che ci fa credere d’essere ciò che non siamo più, sull’eterno ritorno dei fatti e della storia, ma è anche, e soprattutto, un film sulla rappresentazione della vita, sul dramma del dover mostrare sempre e comunque se stessi soprattutto a noi stessi, sulla condanna del corpo e le sue trasformazioni e il desiderio di sparire, come unica salvezza dalla dittatura dell’immagine. Ma è anche un complesso gioco degli specchi: il rapporto fra la protagonista Maria e il personaggio che lei ha interpretato a diciotto anni e che le ha dato successo vent’anni prima, il rapporto quasi simbiotico tra l’attrice e la sua assistente Valentine che si riflette anche con quello fra Helena e Sigrid ( i due personaggi del dramma teatrale ), ma anche l’interazione fra l’attrice Maria e l’attrice americana Jo-Ann Ellis con cui produce le stesse dinamiche dei personaggi del testo ma al contrario. Chi scrive bene direbbe: è un esercizio di metacinema. A tutto questo si aggiunga che Assayas è assai suggestionato dalla particolarità della valle dell’Engladina in cui si trova Sils Maria, e dalle immagini che Arnold Fanck, pioniere della fotografia di montagna, girò in queste zone nel 1924, in particolare dal documentario Das Wolkenphänomen von Maloja, dove appare il fenomeno meteorologico noto col nome di serpente di Maloggia. Ed ecco il film nelle intenzioni.
Maria Enders ( una sempre perfetta Juliette Binoche che accetta in questo film di mostrare gli anni che passano ) è un’attrice quarantenne ormai di fama internazionale di cinema e teatro, che ha debuttato al cinema a 18 anni nel ruolo di Sigrid, una ragazza ambiziosa e cinica. Sta affrontando un divorzio con indifferenza emotiva ed economica e si sta recando in Svizzera in treno con l’assistente personale ( un’altrettanto brava Kristen Stewart ) per ritirare un premio dato al suo pigmalione, scrittore schivo e solitario che si rifiuta di ritirarlo. Ma durante il viaggio verso Zurigo giunge una telefonata che comunica che il grande scrittore è morto. Maria decide lo stesso di andare a ritirare il premio e negli stessi giorni riceve la proposta di un regista emergente di reinterpretare in teatro la storia con cui aveva debuttato al cinema quando aveva solo diciotto anni ( Sigrid, una ragazza ambiziosa che fa innamorare di sè la sua manager, Helena, e l’abbandona una volta ottenuto cio’ che vuole fino a portarla al suicidio ), ma questa volta dovrà interpretare Helena mentre Sigrid sarà una attrice americana famosa per il talento quanto per il gossip sulla sua vita amorosa e amorale. Maria dapprima è indecisa ( accettando il ruolo è come se ammettesse con se stessa che il tempo è passato ) poi accondiscende e se ne va a Sils Maria ospite della vedova dello scrittore appena morto a provare la parte con l’aiuto della sua assistente in un continuo spostamento tra passato e presente…
Scrivevamo, tutto perfetto in questo film, come anche la presenza di alcuni attori wendersiani quasi irriconoscibili dal tempo. I dubbi sono sulla verbosità dei dialoghi, su una sceneggiatura che sarebbe stata altra se fosse stata scritta da Pinter, ma il vero e unico dubbio può essere sintetizzato con il molto rumore per nulla.

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