Tutto quello che vuoi ( Francesco Bruni, 2017 ) Italia

locandina sabato 13 maggio, 2017
Domenico Astuti
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Abbiamo visto “ Tutto quello che vuoi “ regia di Francesco Bruni.

con Giuliano Montaldo, Andrea Carpenzano, Arturo Bruni, Vittorio Emanuele Propizio, Donatella Finocchiaro. Cast completo Genere CommediaItalia, 2017, durata 106 minuti. Uscita cinema giovedì 11 maggio 2017 distribuito da 01 Distribution.

Che fine hanno fatto i giovani degli Anni Cinquanta di Poveri ma Belli ? I vari Maurizio Arena, Renato Salvatori e Marisa Allasio ? Quell’Italia proletaria e aideologica che sfaccendava tra Piazza San Cosimato e Santa Maria In Trastevere, i cui maschi pensavano solo alle femmine da conquistare, standosene sulle spalle di genitori arrabbiati ma bonari ? Quel piccolo mondo antico oggi sembra voler essere raccontato da Francesco Bruni ( noto sceneggiatore televisivo e cinematografico ) che ogni tanto decide di diventare un regista. Al suo terzo lungometraggio, dopo il successo di Scialla, ( più di critica che di pubblico ) e in cui cercava una via autorale e popolare con una certa originalità per certi spunti ma anche un’insincerità per altri, ha poi realizzato nel 2014 Noi4, un film piccolo-piccolo, minimalista, senza molta importanza, e si spostava dalla Via Giulia di Scialla a Via delle Carine al Colosseo e Piazza Vittorio. Questo terzo film giunge a Trastevere e si sofferma su giovani uomini apparentemente duri e chiusi nei sentimenti, per poi seguirli nella loro trasformazione nell’arco di un paio di settimane in giovani uomini che accettano le regole del gioco ( un lavoro ) e mostrano dei sentimenti veri, probabilmente perché vengono a contatto con un vecchio signore gentile e svagato. Bruni è un bravo sceneggiatore, conosce gli stilemi e le regole, ma sembra poco propenso a scardinarli e a creare qualcosa di non già visto se non prevedibile, al punto che ci appare come un signore borghese, politicamente corretto, e in fondo generoso con la realtà. Entrando nella storia, con le conversazioni di quattro odierni stupidotti giovani al bar, tra il coatto e l’arrogante con i loro vent’anni senza arte né parte, abbiamo pensato al solito film senza possibilità di riscatto filmico, seguendolo invece si trova una sua via più degna e decorosa, ma senza mai provare a stupirci e planando su passaggi senza possibilità di novità. La costruzione narrativa, tra la coppia giovane-ignorante e vecchio-saggio e colto, risulta la parte meno originale, ed anche il passaggio dei 4 giovani duri e persi a giovani normali e in fondo gentili e sensibili ci sembra del tutto volontaristico e in fondo leggero nell’analisi psicologica e sociologica; collocando il tutto in una realizzazione verosimile più che reale, perbenista più che di incontro-scontro. Se ci trovassimo davanti a un prodotto televisivo, penseremmo che andrebbe più in una televisione generalista che non in un canale tematico. In fondo, nonostante l’attenzione per la scrittura, l’empatia che Bruni mostra verso tutti i personaggi, anche quelli più scostanti o insignificanti, sembra inciampare nel respiro corto del racconto, in un universo quasi di fiction televisiva, supportata ahinoi da location troppo viste e accattivanti. Purtroppo pensiamo che questo sia un film che a un pubblico giovane – a cui dovrebbe anche essere indirizzato – non arrivi per mancanza di freschezza e di spunti reali.

Alessandro ( Andrea Carpenzano, visto in Il permesso di Amendola ) è un giovanotto di ventidue anni che vive sulle spalle di un padre barista, non cerca alcuna via nella vita, passa il tempo sfaccendando con tre amici al bar, tra una birra e un commento sulle ragazze che passano. Sono quattro amici semianalfabeti e quando vogliono, diventano dei coatti con altri coatti.   Alex è così apparentemente privo di morale che è diventato l’amante della madre di un amico del gruppo. Un giorno il padre lo obbliga ad accettare un breve lavoro, deve fare compagnia per qualche ora al giorno a un 85enne, smemorato e bravo poeta, amico di Pasolini e del Presidente Pertini ( il regista Giuliano Montaldo ). Anche se sono due mondi a sé, tra loro nasce una specie d’affetto; da parte del giovane un senso di rispetto che lo porta a comprendere alcuni insegnamenti sulla vita, mentre naturalmente per l’anziano poeta ci sono gli ultimi brividi di vitalità che li porterà ( un’occasione di racconto un po’ sprecato ) a intraprendere un breve viaggio.

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