Un ricordo di Furio Scarpelli – redazionale

220px-Furioscarpelli mercoledì 28 aprile, 2010

Letto 61 volte

Uno dei più grandi scrittori di cinema non c’è più, aveva compiuto 90 anni il 16 dicembre scorso. E’ stato un grande sceneggiatore, un eccelso vignettista, un ottimo insegnante di scrittura cinematografica e un gentile e aristocratico intellettuale. A chi non lo ha conosciuto o sa poco di lui potremmo dire che assomigliava ad un serio professore universitario di stampo marxista, che invitava i suoi alunni a leggere con attenzione i classici russi e Cervantes. Si potrebbe dire che era simile al personaggio interpretato da Mastroianni nel film “ Verso sera “ di Francesca Archibugi, sua allieva e ‘figlioccia’ degli anni Ottanta. Era un uomo ricercato nel vestire, aveva un tono di voce sempre pacato, faceva del buon ragionare una questione di buon vivere e voleva bene ai giovani anche se ne ne sentiva spesso una specie di superficialità e vaghezza. Era nato nel 1920 a Roma, suo padre Filippo Scarpelli aveva fondato il giornale satirico “ Il Travaso “ e anche lui aveva intrapreso quella carriera, alla rivista satirica Marc’Aurelio, facendo satira contro il potere, prendendo in giro i costumi e le abitudini italiane. Era diventato nel secondo dopoguerra un vignettista politico; su Rinascita – il settimanale caro a Togliatti – aveva ‘inventato’ De Gasperi come un uccello rapace. Poi alla fine degli anni Quaranta (in quel faticoso e meraviglioso momento culturale in cui per le strade di Roma si incontravano i toscani Leo Benvenuti e Piero De Bernardi, il salernitano Ugo Mattone-Pirro, il romagnolo Tonino Guerra, il sardo Franco Solinas, il torinese Giorgio Arlorio, il trevigiano Vincenzoni – per citarne solo alcuni ) aveva conosciuto un cantante del Quartetto Cetra, il bresciano Agenore Incrocci e insieme avevano iniziato a scrivere per il cinema dando vita alla famosa ditta “ Age e Scarpelli “ che andrà avanti per circa quarant’anni: lui era il sognatore, il favolista, Age invece era l’ingegnere della sceneggiatura, il costruttore delle storie. Pare abbia scritto circa 150 sceneggiature, per molti registi come Monicelli, Scola – di cui era anche amico, sodale ideologico e forse nume tutelare -, Alessandro Blasetti, Luigi Comencini, Pietro Germi, Sergio Leone, Risi, Zampa, fino a giungere a registi della penultima generazione come Francesca Archibugi e Paolo Virzì, per il quale ha scritto due gioielli di sceneggiatura come “ Ovo sodo “ e “ N-Napoleone”. Ma anche altri giovani registi devono molto a lui, forse anche il miglior Muccino. Scarpelli aveva iniziato nel 1950 con il film “ Vivere a sbafo “ e l’ultima collaborazione è di quest’anno con il debutto alla regia di Stefania Sandrelli “ Christine-Cristina “. Ci piace adesso ricordare alcuni piccoli capolavori che Furio Scarpelli ha scritto, “ Signori in carrozza ! “, “ Totò e Carolina “, “ La banda degli onesti “, “ I soliti ignoti “, “ La grande Guerra “, “ Tutti a casa “, “ La marcia su Roma “, “ I Compagni “, “ I mostri “, “ Sedotta e abbandonata “, “ L’armata Brancaleone “, “ Il buono, il brutto e il cattivo “, “ Straziami ma di baci saziami “, “ In nome del popolo italiano “, “ Vogliamo i Colonnelli “, “ C’eravamo tanto amati “… Scarpelli con non molti altri ha inventato “ La Commedia all’Italiana “, e grazie al suo lavoro e al suo talento è riuscito a raccontare l’Italiano piccolo e medio con i suoi difetti, le sue debolezze, le piccole vigliaccherie e i gesti di orgoglio e di casuale eroismo. Oltre che inventarla la “ Commedia “ ne ha segnato tutte le tappe dal secondo Dopoguerra a oggi. Ha dapprima collaborato con il più grande comico europeo del secolo scorso, Totò, che deve una piccola parte del successo sullo schermo anche a lui: “ Eravamo totoizzati “, ha raccontato più volte Scarpelli che ha firmato anche sceneggiature come Totò cerca casa, Totò cerca moglie, 47 morto che parla e altre ancora. Con questi lavori si è avvicinato creandola la Commedia all’italiana. Di cui Scarpelli è stato un precursore ( Guardie e ladri ), ne ha segnato la nascita ( “I soliti ignoti”, “ La grande Guerra “ ) ed è arrivato ad un primo crepuscolo ( “C’eravamo tanto amati “ ). Ma è stato anche grande nello smontare il linguaggio come nei due “ Brancaleone “, in “ Straziami, ma di baci saziami “ e in “ Dramma della gelosia… “. Della commedia ha sviluppato tutte le direzioni, da quella storica, a quella d’attualità, a quella a episodi, a quella di matrice politica. Ha ritratto l’Italia del primo conflitto mondiale attraverso le vicende dei due memorabili soldati caciaroni Gassman e Sordi; quella della marcia su Roma, con Gassman e Tognazzi ignoranti e opportunisti, quello dello sbando dopo l’8 Settembre, con Sordi poveraccio coerente nel disfacimento, fino all’inizio della Resistenza partigiana e la disillusione con un opportunista Gassman e un coerente Manfredi, per passare al ritratto di un’Italia proletaria di fine Ottocento fino all’Italia del boom e delle corna, dove il boom economico viene satiricamente disegnato attraverso un racconto corale, per concludere ricordiamo i venti brevi episodi dei “ Mostri “ nella carrellata infinita di personaggi caricaturali della Roma anni Sessanta, che oggi sembrano pallide copie dei mostri di oggi.
Cosa aggiungere ? Grazie, Furio Scarpelli.

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