Una lettera di George Orwell – redazione

images-2 venerdì 16 aprile, 2010

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LA LETTERA DI GEORGE ORWELL
al direttore della rivista letteraria “Strand”, esce domani in Inghilterra nel volume “Orwell: A Life in Letters” dell´editore Harvill Secker
Caro Mr. Usborne, grazie della sua lettera del 22 agosto. Cercherò di risponderle come meglio posso.
Sono nato nel 1903 e ho studiato a Eton dove ottenni una borsa di studio. Mio padre era un funzionario dell´Amministrazione statale indiana e anche mia madre proveniva da una famiglia anglo-indiana, con legami soprattutto in Birmania. Dopo aver completato la scuola ho lavorato per cinque anni per la Imperial Police in Birmania, ma il lavoro non si confaceva per nulla alle mie capacità: così ho dato le dimissioni quando sono venuto a casa, in licenza, nel 1927.
Volevo diventare uno scrittore, e ho vissuto la maggior parte dei due anni successivi a Parigi, mantenendomi con i miei risparmi, scrivendo romanzi che nessuno avrebbe pubblicato e che successivamente ho distrutto. Quando ho finito i soldi, ho lavorato per un po´ come lavapiatti, poi sono tornato in Inghilterra dove ho fatto una serie di lavori mal pagati, come quello di insegnante, con intervalli di disoccupazione e povertà disperata… (Era il periodo della depressione).
Quasi tutte le vicende descritte in “Senza un soldo a Parigi” e “Londra” sono accadute realmente ma in momenti diversi, e io le ho intrecciate per creare una storia che funzionasse.
George Orwell
Ho lavorato in una libreria per circa un anno nel 1934-1935, ma ho deciso di raccontarlo soltanto in “Fiorirà l´aspidistra” per creare uno sfondo. Non mi sembra che il libro sia autobiografico: io non ho mai lavorato in un ufficio di pubblicità. In generale i miei libri hanno un contenuto meno autobiografico di quanto per lo più si creda. Vi sono parti di autentica autobiografia in Wigan Pier e, naturalmente, in Omaggio alla Catalogna, che è un resoconto diretto. Incidentalmente Fiorirà è uno dei molti libri che non m´interessano e che ho soppresso.
Riguardo la politica, me ne sono interessato soltanto saltuariamente fino al 1935, sebbene io creda di poter dire di essere sempre stato più o meno “a sinistra”. In “Wigan Pier” ho tentato per la prima volta di chiarire le mie idee. Ho pensato, e lo penso ancora, che ci siano enormi mancanze nell´intera concezione del Socialismo e mi sono spesso chiesto se non esiste nessun´altra via d´uscita.
Dopo aver studiato abbastanza bene l´industria britannica nella sua versione peggiore, cioè le miniere, ho concluso che è un dovere lavorare per il Socialismo anche se non si è emotivamente attratti da esso, perché la perpetuazione delle condizioni attuali è semplicemente intollerabile, e non esiste una soluzione politicamente realizzabile tranne qualche forma di collettivismo, perché è questo ciò che la massa della popolazione vuole.
Ma, più o meno nella stessa epoca sono stato infettato dall´orrore del totalitarismo, che in realtà avevo già sperimentato in quelle che chiamerei “forma di ostilità per la Chiesa Cattolica”.
Ho combattuto per sei mesi (1936-37) in Spagna, e ho avuto la sfortuna di essere coinvolto nelle lotte intestine alle stesse fazioni: questo mi ha dato la certezza che non c´è molto da scegliere fra Comunismo e Fascismo, sebbene per varie ragioni sceglierei il Comunismo, se non avessi alternative. Sono stato vagamente associato con i trotskysti e gli anarchici, e più da vicino con l´ala sinistra del Partito Laburista (la propaggine Bevan-Foot).
Sono stato direttore letterario di “Tribune”, allora il giornale di Bevan, per circa un anno e mezzo (1943-45), e ho scritto per lo stesso per un periodo di tempo più lungo. Ma non sono mai stato iscritto a un partito politico, e credo di valere molto di più, anche politicamente, se scrivo quello che ritengo vero, rifiutando di seguire una linea imposta dall´alto.
All´inizio dell´anno scorso ho deciso di prendere una vacanza, dato che avevo continuato a scrivere quattro articoli alla settimana per due anni. Trascorsi sei mesi a Jura, un periodo in cui non ho lavorato, sono poi tornato a Londra facendo, come al solito durante l´inverno, il giornalista. Quindi sono rientrato a Jura: ho cominciato un romanzo che spero di finire entro la primavera del 1948.
Cerco di non fare nient´altro mentre continuo a lavorare a questo mio nuovo progetto. Molto raramente scrivo recensioni di libri per il “New Yorker”. Intendo trascorrere l´inverno a Jura, un po´ perché a Londra mi sembra di non riuscire mai a concludere nulla, un po´ perché credo sia più facile qui. Il clima non è così freddo, ed è più semplice avere cibo e carburante. Qui ho una casa molto comoda anche se in un luogo sperduto. Mia sorella fa funzionare la casa per me. Sono vedovo con un bambino che ha poco più di tre anni.
Spero che queste mie note le saranno d´aiuto. Mi rincresce di non poter scrivere nulla per lo Strand per il momento, perché, come ho detto, sto cercando di non essere distratto da altro.
Qui la posta funziona soltanto due volte alla settimana e questa lettera non partirà sino al 30, perciò la indirizzerò nel Sussex.
Con sincerità suo
George Orwell
Barnhill, Jura, 26 agosto 1947

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