Vendicami – recensione

imm-2 venerdì 30 aprile, 2010
Domenico Astuti
Letto 81 volte

Abbiamo visto “ Vendicami “ diretto da Johnnie To.
Noi che siamo amanti del cinema noir francese degli anni Sessanta ( quello di Jean-Pierre Melville, di Josè Giovanni, di Jaques Deray, di Yves Boisset; con attori come Serge Reggiani, Marcel Bozzuffi, Jean Paul Belmondo, Maurice Ronnet e attrici come Jeanne Moreau, Marlen Jobert, Simone Signoret ) non possiamo che essere felici nel trovare in questo regista di Hong Kong, dalla lunga e interessante carriera, un erede di quel cinema in cui l’onore ha ancora un valore preciso, il rispetto è insito negli uomini e le regole hanno dei limiti ben precisi. In quel cinema che proveniva dall’esperienza diretta del vivere di uomini che sapevano vivere con rispetto e in cui le vite avevano una loro dignità e coerenza comunque andasse a finire. To ha ripreso con maturità la lezione di Melville, avrebbe voluto anche uno degli attori feticcio dal grande regista francese, Alain Delon, ma ricevuto un inaspettato ‘No’, ha scelto Johnny Hallyday, dalla faccia incredibilmente vissuta, praticamente perfetto nei panni del vendicatore che pronuncia battute a volte improbabili con la stessa determinazione con cui si recita un dramma di Shakespeare e credibile nel ruolo di Frank Costello giunto a settant’anni ( “Frank Costello, faccia d’angelo” era un film di Melville degli anni Sessanta con Alain Delon ). Con questo film To si è finalmente liberato dai vincoli narrativi che almeno fino ad Election ne avevano in qualche misura ostacolato la genialità visiva. Sembrava che si sentisse in obbligo di giustificare da un punto di vista sociologico l’agire dei suoi personaggi preoccupandosi quindi oltre misura del contesto.
Una donna europea, un uomo cinese, due bambini vivono a Macao in un appartamento bello e borghese. Stanno per andare a cena quando qualcuno bussa alla porta, Entra all’improvviso la morte per mano di tre sicari che compiono una strage. Solo la donna si salva per miracolo. Suo padre, Frank Costello, proprietario di un ristorante a Parigi mette per la prima volta piede in Cina. Con un solo proposito: vendicare la morte dei nipoti e la sofferenza della figlia. Ma è un uomo spaesato, in un luogo di cui non sa nulla, nemmeno la lingua. Si sente un oggetto estraneo nella babele cinese, ma è anche estraneo ai suoi pensieri, anni prima gli hanno sparato in testa e la pallottola rimasta nel cranio gli sta frantumando la memoria. Gira un po’ a vuoto ma poi casualmente assiste a un omicidio nel suo albergo di lusso e ingaggia i tre killer che ha scoperto in azione. Gli offre tutto il denaro che ha e li accompagna a casa della figlia per capire cosa sia successo effettivamente. Con il loro aiuto cercherà di portare a compimento la missione che si è prefisso, prima a Hong Kong e poi di nuovo a Macao. Nell’amicizia che si istaura tra lui e i tre killer con codice morale una serie di spiazzamenti per lo spettatore e di soluzioni registiche fuori dl comune e lontane dalla banalità del cinema d’azione di oggi. Qui i killer sono una via di mezzo tra i personaggi di Kitano nella loro laconicità ed essenzialità e quei malavitosi sovrastati dal destino ma che non hanno perso la bussola delle regole: si ribellano al loro boss, per una promessa fatta a Costello e perché storditi dalla ferocia degli altri killer che hanno ucciso due bimbetti innocenti. E sono pronti ad arrivare alle estreme conseguenze per un patto d’onore col franceseanche se potrebbero svirgolarsela facilmente. To sceglie Costello e degli occhi che significano un passato ricco di ricordi e di rimpianti per una ragione ben precisa, ingenuamente ambiziosa, ovvero per rendere carne l’abbraccio tra noir di Hong Kong e polar francese. Il polar – vecchio, acciaccato, smemorato e semi-consapevole di quel che fu – fraternizza con l’action di Hong Kong e si serve della sua vitalità. Ma l’action di HK sa che non esisterebbe senza il polar e che il debito che ha nei suoi confronti è incalcolabile e così non esita ad aiutarlo a ritrovare la via, anche se il prezzo da pagare è altissimo.
Un noir malinconico e orgoglioso, con una ottima regia, una splendida fotografia , una perfetta colonna sonora e un ottimo cast, che gli amanti del genere non possono perdere.

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