Verso le elezioni presidenziali in Brasile – di Domenico Astuti

lunedì 2 Maggio, 2022
Domenico Astuti
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In Brasile incomincia la corsa alle elezioni presidenziali di ottobre ( si voterà il 2  e nel caso nessuno dei candidati ottenga il 50% dei voti, ci sarà il secondo turno il 30 dello stesso mese ).  Di candidati ufficiali per adesso c’è solo il Presidente uscente Jair Messias Bolsonaro ( figlio di italiani emigrati negli Anni Cinquanta dal veneto, capitano dell’esercito, con posizioni politiche di estrema destra e paragonato a un clone di Trump ma con dichiarazione ancora più a destra ).

Si potrebbe dire che si riparte da dove si è interrotta la precedente campagna elettorale, e Lula potrebbe intervenire dicendo: Dove eravamo rimasti ?  Durante le elezioni passate si può dire che Bolsonaro sia stato ‘ fortunato ‘, essendo a pochi mesi dalle elezioni solo terzo nel gradimento popolare, eliminato il suo maggior avversario e probabile nuovo Presidente, Luiz Inacio Lula da Silva, terminato nel carcere  di Curitiba, con una condanna a 12 anni per corruzione, e sostituito dal poco carismatico Fernando Haddad, ex sindaco di San Paulo, avvocato e professore universitario che aveva come candidata a vice-presidente, Manuela d’Avila del Partito Comunista del Brasile.   A questo si aggiunge che un simpatizzante del Partito dei Lavoratori accoltella durante un comizio Bolsonaro e tutti i 7 candidati sospendono le loro attività di campagna elettorale mentre il capitano risale nei sondaggi e si colloca al primo posto con il 22% delle preferenze. Il 22 luglio del 2018 si candida ufficialmente con il Partito Social-Liberale e ottiene anche l’appoggio del Partito Laburista Rinnovatore Brasiliani  (PRTB) e indica come vicepresidente il generale Hamilton Mourao, è in più fortemente sostenuto dalle Chiese evangeliche brasiliane, pur essendo lui di religione cattolica.  Tra gli altri principali sostenitori ci sono gli esponenti della finanza e del mondo agrario ( i fazendeiros ), convinti dalla capacità di Bolsonaro di cambiare agenda politica rispetto al tempo del Partito dei Lavoratori ma anche  dalle sue prese di posizione contrarie alle numerose regolamentazioni ambientali che tutelano la biodiversità brasiliana e pongono vincoli all’attività economica in campo agricolo, minerario e commerciale nelle regioni protette, prime fra tutte quella dell’Amazzonia.  Appena eletto Presidente taglia le imposte alle aziende, scioglie le privatizzazioni e la liberalizzazioni di servizi a controllo statale, mentre, in campo geopolitico, esprime la contrarietà ai governi socialisti latinoamericani, primo fra tutti il Venezuela di Maduro.  Nel governo fa entrare 7 ministri di provenienza militare, tra cui il ministro della Difesa, e al Ministro della Giustizia inserisce Sergio Moro che successivamente si scoprirà  aver fortemente condizionato la politica brasiliana e preparato un complotto giudiziario contro Lula che verrà arrestato e solo dopo 17 mesi liberato.  Bolsonaro non appena insediato ha diminuito i diritti delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali, ha tolto i Diritti Umani   dalle linee guida governative.  Nell’agosto del 2019 è stato accusato a livello globale degli incendi scoppiati in Amazzonia,  scatenando una protesta pubblica oltre a un forte sdegno. Dopo lo scoppio della pandemia ha rinviato a lungo qualsiasi intervento per limitare l’espansione del contagio ( provocando oltre 30.000.000 di contagi e 650.000 morti ) affermando ce si trattava di una febbriciattola.

Nella prossima campagna elettorale, a contendere e a battere probabilmente Bolsonaro   sarà di nuovo il 76enne Lula ( fondatore del PT – Partito dei lavoratori –  e già presidente del Brasile dal 2003 al 2011 ). Sono passati quasi quattro anni dalla sua liberazione, e si è scoperto che l’incriminazione e la condanna è stata emessa senza alcuna prova documentale, in sostanza per la testimonianza di un imprenditore – a sua volta inquisito per bancarotta – che ha detto di aver ricevuto favori dall’ex presidente in cambio di un appartamento; decisivo è stato l’azione personale del giudice che ha forzato il sistema giudiziario fin quasi a cancellare la indispensabile distinzione tra la funzione inquirente e quella giudicante, Sergio Moro, terminato con la condanna a dodici anni di Lula; subito dopo  ha lasciato la magistratura per diventare uno dei ministri più rappresentativi del Presidente Bolsonaro.   Adesso tutti gli indizi portano al ritorno di Lula alla Presidenza, persino i mercati finanziari, ostili alla gestione statalista dell’ex leader sindacalista, oggi sarebbero sostenitori del suo appeal globale: la comunità internazionale ha scaricato Bolsonaro, mentre con Lula si riaprirebbe una stagione di dialogo anche sull’agenda climatica, dopo che l’attuale governo ha favorito la deforestazione della foresta amazzonica. L’anno scorso, per dare l’idea dell’emergenza, a causa degli incendi in alcune aree dell’Amazzonia è stata rilasciata più CO2 che ossigeno.  Ma Lula dovrà affrontare soprattutto sul fronte economico ciò che lascerà Bolsonaro, un Brasile pieno di contraddizioni, con una forte inflazione e un Pil al ribasso che potrebbero creare forti tensioni sociali.  In calo l’indice di fiducia delle imprese, il Brasile ha chiuso il 2021 con un aumento dei prezzi al consumo di oltre il 10%, è il quarto dato più alto tra i Paesi sotto osservazione nel mondo.  I primi effetti sul costo della vita già si vedono: la risalita del petrolio – prima ancora degli ultimi avvenimenti in Ucraina – ( che è in zona 110 dollari al barile ) giova agli azionisti di Petrobras ma ha fatto sì che un litro di benzina sia arrivato a costare 8 reais, l’equivalente di circa 1,3 euro ), a questo bisogna aggiungere che  il rallentamento della domanda cinese, minaccia il rimbalzo del Pil, le cui previsioni per il 2022 sono state stroncate dalla Banca Mondiale all’1,4%.

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