Vetro – recensione di Beatrice Pagan

vetrogrande mercoledì 24 luglio, 2013

Letto 62 volte

L’esperienza come sceneggiatore televisivo ha permesso allo scrittore esordiente Giuseppe Furno di creare un intreccio appassionante e incalzante, ben strutturato grazie a un minuzioso lavoro di ricerca storica. Non bisogna, infatti, lasciarsi intimorire dall’aspetto voluminoso di Vetro: le centinaia di pagine non sono un ostacolo per il lettore ma, al contrario, alimentano un’interessante esperienza che dispensa con bravura conoscenze storiche e intrattenimento.

Fin dalle prime pagine, in cui si racconta l’esplosione avvenuta all’Arsenale nella notte del 13 settembre 1569, Furno conduce in una Venezia rinascimentale tra intrighi politici, misteri, i primi segnali di una guerra imminente e l’ombra sempre più incombente di un’Inquisizione che rischia di minare la libertà di pensiero e di parola che hanno sempre animato la Repubblica.
Il protagonista è Andrea Loredan: il secondogenito del doge che si è allontanato dalla famiglia per esercitare la sua professione di avvocato e difendere i più poveri e bisognosi.
Dopo aver ricevuto uno strano messaggio da parte della badessa del convento della Celestia, Andrea si unisce ai volontari che si prodigano nell’aiutare le persone coinvolte nello scoppio e si trova al capezzale della badessa nei suoi ultimi minuti di vita, permettendo alla religiosa di rivolgergli delle criptiche parole che lo incitano a cercare la verità senza avere paure. Andrea inizia così a cercare i tasselli mancanti di un mistero di cui è, inconsapevolmente, una pedina molto importante.
Le voci narranti di Vetro sono tante fin dai primi capitoli e si moltiplicano progressivamente, offrendo numerosi punti di vista agli eventi e permettendo di rendere più chiaro il quadro generale dell’intricato giallo storico.  
Furno rende omaggio a Venezia con grande talento grazie a un romanzo che evidenzia il rispetto dell’autore nei confronti della città, delle sue tradizioni, della sua arte e della sua bellezza senza tempo. Gli anni investiti nel documentarsi e approfondire gli elementi storici hanno reso possibile creare la struttura portante di Vetro senza sbavature, integrando realtà e finzione quasi alla perfezione.
Lo stile scorrevole dell’autore non rende difficile l’obiettivo di creare un ritratto vivido e realistico della Venezia rinascimentale, pur perdendo un pò di ritmo e originalità verso l’epilogo, eccessivamente prevedibile.
In Vetro non manca nemmeno un pizzico di romanticismo grazie alla figura della caparbia Sofia, di cui Andrea non può che innamorarsi, anche se forse risulta l’elemento meno riuscito della narrazione, a causa dalle basi incerte su cui si fonda la loro relazione.
Detto questo l’esordio di Giuseppe Furno è all’altezza di opere analoghe che hanno riscosso grande successo a livello internazionale e sarebbe auspicabile veder prendere vita Vetro sul grande o piccolo schermo, sfruttando al meglio lo stile avvincente ed evocativo delle pagine.

L’AUTORE
Giuseppe Furno vive a Roma, dove è nato. Dopo varie esperienze lavorative come operaio, custode di museo e marinaio, da molti anni scrive sceneggiature per la radio, il cinema e la televisione, firmando episodi in serie di successo. Ha pubblicato guide di viaggi a piedi e su treni a bassa velocità.

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