Vinyl di Martin Scorsese – di Marco Giusti per Dagospia

vinyl-755511_tn martedì 16 febbraio, 2016
Articolo scelto dalla Redazione
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LE SERIE DEI GIUSTI – ”VINYL” È UN CONCENTRATO DI OGNI TIPO DI SCORSESISMO E DI TUTTA LA SUA PASSIONE PER IL ROCK, IL CINEMA E LE DROGHE DEGLI ANNI ’70. IL PERSONAGGIO DI BOBBY CANNAVALE VALE LA SERIE, E IL ‘PILOTA’ SERVE SOLO A PREPARARE LA STORIA, TUTTA DA SVILUPPARE

Magari non sarà la migliore cosa che ha diretto Scorsese, ma dopo una settimana di Sanremo, ci sembra che si sia aperta una incredibile finestra fatta di cinema e di rock purissimi. Solo vedere James Jagger che si buca di eroina nudo dopo essersi fatto Juno Temple ci porta in mondi lontanissimi per la tv italiana…

JUNO TEMPLE VINYL JUNO TEMPLE VINYL

“Ho avuto un orecchio d’oro, una lingua d’argento, e un paio di palle di ottone . Ma il problema è diventato il mio naso e tutto quello che ci ho messo dentro! ” Benvenuti a Vinyl, incredibile nuova serie HBO, visibile da ieri su Sky, ideata e prodotta da Martin Scorse e Mick Jagger, scritta da Terence Winter e George Mastras e diretta, almeno nel primo episodio da due ore, dallo stesso Martin Scorsese in un tripudio di coca, sesso e rock’n’roll e di riferimenti ai bei tempi di Mean Streets e a quelli liberissimi e più recenti di The Wolf of Wall Street.

Siamo nella New York dei discografici schizzati e del rock del 1973 e Richie Finestra, interpretato da un grandioso Bobby Cannavale che adoriamo dai tempi di Boardwalk Empire e Blue Jasmine, è il più schizzato di tutti.

Lo troviamo chiuso in un vicolo nella sua macchina in piena crisi, alla ricerca di un tiro di coca. La compra da un tizio per la strada (180 dollari per tre grammi di coca sarà un prezzo giusto nel 1973?)  senza muoversi dalla macchina e per farsela stacca lo specchietto retrovisore di netto. Ma come sente The New York Dolls che cantano “Personality Crisis” (“crisi di personalità, avete capito bene, prima era caldo. Ma ora la frustrazione e l’angoscia sono tutto ciò che ha…”) esce dall’auto e col naso ancora sporco di coca entra nel locale dove suona il gruppo e rimane stordito di fronte a loro mentre scorrono i flash back di tutto quello che è successo nei cinque giorni precedenti che lo ha portato a questa crisi di personalità.

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Richie Finestra, sposato con la fredda Devon, Olivia Wilde, già bellissima musa della Factory di Warhol, sta vendendo la sua casa discografica, la American Century Records, ai tedeschi della Polygram, convinti che gli americani abbiano chiuso il contratto con i Led Zeppelin. Ma né Robert Plant né l’inglesissimo manager dei Led Zeppelin, uno scatenato Ian Hart, hanno alcuna intenzione di vendersi ai tedeschi e di farsi bidonare da Richie Finestra.

Ma se vuole salvarsi il culo, Richie, fra un tiro e l’altro, deve vendere comunque alla Polygram e scoprire i nuovi talenti del momento, visto che la concorrenza gli sta portando via tutto, anche gli Abba. Ma i suoi collaboratori sembrano pigri, strafatti e senza ispirazione. Solo la giovane ragazza dei panini, Jamie Vine, interpretata da Juno Temple,  che sottobanco vende ogni tipo di bomba e di pillola ai ragazzi dello studio, ha fiutato il gruppo giusto e fuori di testa, The Nasty Bits, capitanato da Kip Stevens, interpretato da James Jagger, vero figlio di Mick Jagger.

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Richie sembra uscito fuori dal cast di Goodfellas, non è un galantuomo, ha rovinato nel passato un giovane cantante di blues, Lester Grimes, finito a cantare robetta sdolcinata col nome di Little James Little, ma riconosce immediatamente il talento musicale quando lo trova. La sua passione è nata andando al cinema a vedere Blackboard Jungle (Il seme della violenza) e scoprì, dopo il leone della Metro Goldwym Mauer le prime note di “Rock around the Clock”…

Solo per la costruzione del suo personaggio e la grande interpretazione di Bobby Cannavale meriterebbe di essere visto questo Vinyl, che è un concentrato di ogni tipo di scorsesismo e di tutta la sua passione per il rock, il cinema e le droghe degli anni ’70. Ovviamente è solo un lungo pilot, come fu per la prima puntata di Boardwalk Empire, un assaggio di qualcosa che vedremo svilupparsi nelle prossime settimane, le prime note di un grande disco di rock, come ha scritto “The New York Times”.

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Magari non sarà la migliore cosa che ha diretto Scorsese, ma per ora, dopo una settimana di Sanremo, ci sembra che si sia aperta una incredibile finestra fatta di cinema e di rock purissimi. Solo vedere James Jagger che si buca di eroina nudo dopo essersi fatto Juno Temple, o Andrew Dice Clay nei panni di un potente dj radiofonico che discute con Richie in mezzo a una vera e propria orgia di corpi nudi, o la discussione sui pompini e su Cechov a bordo dell’aereo privato che riporta i manager della American Century in patria assieme a tre ragazze, o la chitarra di Bo Diddley che viene regalata dagli amici a Richie, ci porta in una dimensione del tutto diversa da quello che vediamo nelle nostre serate televisive.

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Come se The Wolf of Wall Street o il solo parlare di rock, di droga e di New York degli anni ’70 avessero riportato Martin Scorsese ai suoi giorni migliori. Magari non è il suo miglior film, ripeto, ma è comunque Scorsese al suo meglio. Basta vedere il finale della prima puntata, quando Richie Finestra si sveglia sotto le macerie di un palazzo distrutto al ritmo di Chuck Berry…

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