Vivere stanca – recensione

copj170 giovedì 25 febbraio, 2010
Domenico Astuti
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Abbiamo letto “ Vivere Stanca “ scritto da Jean-Claude Izzo.
Breve la vita di Jean Claude Izzo, nato a Marsiglia nel 1945 da padre italiano ( della provincia di Salerno ) e da madre francese ( il nonno materno era spagnolo, scappato da Franco e dal suo mattatoio falangista ) e morto nel gennaio del 2000 nella sua città natale. Ha vissuto una vita semplice e ai margini della cultura ufficiale ( libraio, bibliotecario, qualche collaborazione giornalistica come con La Marseillaise Dimanche, giornalista per La Marseillaise; negli anni ha pubblicato alcune raccolte di poesie, la prima Poèmes à haute voix, la quarta è stata Braises, brasiers, brûlures ). Poi l’anno della svolta, il 1993, pubblica sulla rivista Gulliver un racconto che è la base del suo primo romanzo Casino totale ( Total Khéops ) che viene pubblicato nel 1995 nella Série Noire di Gallimard. Il libro ha un grande successo e ottiene vari premi. È l’inizio del successo e della famosa “Trilogia marsigliese” assieme ai romanzi noir “ Il cuore di Marsiglia ( Chourmo) ” e “ Solea “. Il protagonista e voce narrante è Fabio Montale, nel primo romanzo è un poliziotto di Marsiglia stanco della corruzione dei suoi colleghi e deciso a vendicare due amici d’infanzia uccisi. Nel secondo, ha lasciato la polizia, vive vicino al mare e frequenta solo pochi vecchi e buoni amici, ma viene coinvolto nell’omicidio di un suo cugino adolescente. Nel terzo, e ultimo romanzo, c’è lo scontro di Montale contro dei poteri criminali collegati con politica e malavita e che lo vedranno soccombere. A questi romanzi dobbiamo aggiungere ” Marinai perduti “( Les Marins Perdus ), “ Il sole dei morenti “ e il libro di racconti “ Vivere Stanca “.
Con il suo stile e la sua opera nasce un ‘genere’ il Noir Mediterraneo. Esseri umani, Montale per primo, ma anche i personaggi perduti di “ Vivere Stanca “, che hanno conosciuto la vita e tutti i suoi lati oscuri. Sono arrabbiati per quello che la vita offre e alla fine non concede, per le delusioni con cui bisogna vivere, per le ingiustizie che bisogna subire, per il potere che è spesso corrotto e purtroppo vincente, per gli amori difficili da avere e che alla fine finiscono sempre con la perdita e l’abbandono. Ma sono uomini e donne che sanno anche apprezzare i piccoli doni quotidiani, il ritmo lento del mare ( “di fronte al mare la felicità è un’idea semplice “ ), un tramonto seduti al bar, un breve incontro sentimentale, una bevuta con gli amici, una buona mangiata con cucina provenzale, un bel brano di musica ( “Solea” è un brano di Miles Davis ); delle affinità elettive tra esseri umani che non si arrendono se non davanti alla morte. I suoi personaggi, non sempre rassicuranti, suscitano nel lettore passioni e solidarietà, una specie di identificazione, di concordanza politica se non ideologica, una dolenza che non è mai resa ma solo consapevolezza. Insomma, una visione del mondo di totale lucidità, senza concessioni né fughe. Eppure risultano strani questi personaggi, queste storie, questo humus esistenziale, nati dalla fantasia e forse dall’esperienza dell’autore, guardando le foto di Izzo da giovane e da uomo adulto: una faccia un po’ così, proprio da libraio di provincia, un esserino indifeso e per niente ribelle, che tuttavia giunge a questo tipo di consapevolezza. Eppure sembra strano questo magma narrativo ed esistenziale pensando alla vita di Izzo militante in giovinezza di Pax Christi, poi iscritto al Partito Socialista Unificato, poi al Partito Comunista Francese per poi abbandonarlo negli anni Settanta e quindi restare solo un poeta di provincia. Con Izzo si potrebbe affrontare quel vecchio discorso tra autore e la sua Opera, la dicotonomia tra persona e autore che in questo caso sembrano più un’eteromimia che non una convergenza tra realtà e fantasia. Le atmosfere “ gialle “ o “ nere “ che Izzo usa come pretesto per parlare d’altro sono più dichiarate in “ Vivere Stanca “, racconti brevi con una scrittura densa e avvolgente ma veloce e scorrevole senza mai tuttavia essere inessenziale o barocca. Il ritmo delle storie è coinvolgente, con una malinconia che ci rende partecipi di questo viaggio al termine del mondo. Izzo, che è un ‘raccontatore’ piacevole, ma forse non è una grande scrittore, a volte crea situazioni che scivolano in un romanticismo un po’ romanticume, e quando prova a fare Letteratura rischia di mostrarsi un po’ naif e si lascia trascinare magari esagerando un po’, lasciandosi prendere la mano. Tuttavia possiamo ascriverlo a quella categoria di scrittori che vedono in Camilleri, Carlotto, Vázquez Montalbán, González Ledesma. Ma la “ rabbia “ che hanno i personaggi di questi romanzieri in Izzo risulta una rabbia più vera e sentita mista a dolcezza e a vero coraggio. L’autore si mette veramente in gioco senza calcoli e senza “ ritegno “. Cita Camus e Rimbaud, Jim Harrison. E le sue colonne sonore sono dai rappers marsigliesi a Paolo Conte, dal jazz di Theolonius Monk a quello di Davis, Coltrane e Petrucciani, da Rubén Blades a Leo Ferrè. E poi c’è lo sfondo ricostruito attraverso il suo amore di Marsiglia descritta come un sogno di gioventù: emozionante, mitica, città madre, ventre oscuro ma protettivo. E c’è anche la sua cifra stilistica, il modo personale di fare critica radicale al sistema politico e del potere. Il racconto quasi come riscatto personale, elaborazione di un lutto di ideali e al tempo stesso come testimonianza. “ Nella vita non dobbiamo accettare niente che sia contro la nostra felicità “ sembra questa l’eredità che ci ha lasciati. “ Vivere stanca “ è la raccolta di sette racconti pubblicati qui e là, nel primo c’è Marion, cantante in locali del porto di Marsiglia, stanca di solitudine e desiderosa che il suo Theo non la lasci per un imbarco. C’è Gianni, ex lottarmatista italiano, riconciliato col mondo e tuttavia costretto a subire l’onta di due skinhead con un cane lupo. C’è Osman un extracomunitario che subisce la violenza di un signore borghese che confonde gentilezza per pedofilia solo perché non sa più cosa significhi umanità. C’è Gerard, un uomo senza più lavoro e speranza. L’ultimo racconto ci narra di un poliziotto che vorrebbe andare a trovare in carcere una donna che ha arrestato anni prima, ma non fa a tempo a farlo. In questo libro si concentrano tutti i temi e tutti i sentimenti di questo autore melanconico morto troppo presto.

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