Storia & Dintorni
Stavolta il caro Vannacci non l’ha fatta grossa. Di più.
Nella serata di sabato 8 novembre ha pubblicato sul suo profilo ufficiale Facebook un post che è tutto un programma: RIPETIZIONI PER CHI LA STORIA L’HA STUDIATA NEI MANUALI DEL PD.
Lo trovate a questo link: https://www.facebook.com/…/ripetizio…/10234423293816720/
Nel suddetto post, ha cercato di smontare la retorica ormai consolidata che vorrebbe Mussolini come un crudele e sanguinario dittatore giunto al potere con la forza e la prevaricazione, e per farlo ha inanellato una serie di informazionie appoggiandosi all’autorità di due storici: Francesco Perfetti, che cita esplicitamente, e Renzo De Felice, i cui volumi sul fascismo sono mostrati bellamente nella foto allegata al post.
Ovviamente si è scatenato il putiferio sul web e gli attacchi al generale, gli inviti a studiare la vera storia, gli insulti si sono sprecati. Alcuni meritati, altri un po’ meno. Perché la maggioranza dei commentatori internettiani si è limitata a condannare in blocco l’intervento dell’ex generale, ormai eurodeputato, senza fermarsi a commentare punto per punto le sue affermazioni. Cosa che invece qui su Storia & Dintorni ci accingiamo a fare con molto piacere, per mostrare come in uno stesso post si possano mescolare informazioni vere, false o riportate nella forma più congeniale all’idea che si vuole dare al lettore.
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✅Corretto, effettivamente Mussolini fu eletto regolarmente deputato nelle liste dei Blocchi Nazionali, unione dei Fasci di combattimento, dell’Associazione Nazionalista Italiana e dei liberali giolittiani in chiave antisocialista e anticomunista. Ma ciò non legittima assolutamente quello che il Duce fece dopo, come invece sembra voler fare Vannacci mettendo queste frasi all’inizio di tutto il post.
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❌A parte il fatto che “colpo di Stato” si scrive con la S di Stato maiuscola, qui si entra nel campo delle sottigliezze semantiche. Storici come il già citato Perfetti, ma anche altri, sottolineano che la marcia su Roma non fu un colpo di Stato nel senso proprio del termine perché non ne presenta gli elementi tipici: non portò a un rovesciamento violento del potere precedente o del monarca, le istituzioni dello Stato liberale rimasero FORMALMENTE in piedi, l’esercito e la burocrazia non si opposero alla marcia. Questi storici fanno anche notare che, in caso di scontro violento, gli squadristi non avrebbero avuto i numeri né l’equipaggiamento per prendere la capitale.
Però è anche vero che la marcia su Roma fu una manifestazione dal carattere fortemente eversivo, indetta in un clima di tensione e di violenze, e forzò la mano del capo supremo dello Stato, il re Vittorio Emanuele III, che si piegò a una resa senza condizioni di fronte alla cieca prepotenza squadrista. Inoltre, la proposta di decretare lo stato d’assedio della capitale fu effettivamente avanzata dal governo Facta al re la mattina del 28 ottobre 1922: già solo questo basta a far capire che in quel momento la marcia era percepita come un pericolo per la nazione, non una semplice manifestazione di piazza.
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❌Innanzitutto l’episodio in questione avvenne il 16 novembre, e non 17. Ma un giorno in più o un giorno in meno possiamo perdonarlo al generale. In tale occasione Mussolini tenne il famoso “discorso del bivacco”, che a un certo punto recita: « Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli: potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo, ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto..» Già solo questo basterebbe a far capire che razza di clima di tensione si respirava. In un simile clima, quanto volete che sia stata sincera la fiducia votata da molti deputati?
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✅Formalmente è tutto corretto. La prima fase del regime fascista è definito “legalitario” proprio perché lavorò per consolidare il proprio potere (e dare vita al momento giusto alla vera e propria dittatura) usando gli strumenti già messi a disposizione dallo Statuto Albertino. Le leggi non furono imposte dall’alto, ma votate dal Parlamento.
Però, oltre che alla forma dobbiamo guardare anche alla sostanza e tenere conto del già citato clima di tensione e violenza in cui viveva l’Italia negli anni ’20. Molti deputati votarono a favore per paura di ritorsioni o per quieto vivere, non certo per profonda convinzione. La Legge Acerbo del 1923, per quanto formalmente legittima, di fatto diede ai Fasci un premio di maggioranza alle successive elezioni del 1924, quelle dominate da brogli e intimidazioni la cui denuncia costerà la vita a un certo Giacomo Matteotti. Per non parlare poi delle leggi fascistissime, la cui approvazione fu resa possibile proprio dalla maggioranza conquistata con la succitata Legge Acerbo: anche quelle formalmente rispettavano tutte le procedure dello Statuto Albertino, ma finirono per introdurre la polizia politica e per abolire i partiti all’infuori di quello fascista e la libertà di stampa.
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❌Il Parlamento del 1938 era ormai composto soltanto da fascisti, visto che le elezioni politiche del 1929 e del 1934 erano state dei semplici plebisciti in cui si chiedeva agli elettori di approvare o respingere la lista dei candidati proposta dal partito fascista (con la minaccia di ritorsioni, botte e peggio ancora). Di conseguenza citarlo come elemento di presunta legittimazione o peggio ancora per discolpare Mussolini è una mossa ridicola che lascia il tempo che trova.
Purtroppo viviamo in tempi bui, in cui c’è chi vuole rivalutare positivamente una delle pagine più oscure della nostra storia. Il fascismo è stato una vergogna nazionale con la quale non abbiamo mai fatto i conti a sufficienza: è mancato un processo analogo a quelli di Norimberga e di Tokyo, in compenso abbiamo avuto la famigerata amnistia Togliatti, necessariamente sul breve periodo per evitare una nuova guerra civile, ma disastrosa sul lungo periodo. E’ stato una vergogna tanto più grande perché giunse al potere grazie alla connivenza, all’ignavia e alla vigliaccheria delle forze che avrebbero potuto fermarlo.
E ancora oggi assistiamo alla pervicacia con cui una certa ala politica dipinge l’antifascismo quasi fosse una malattia infettiva dalla quale proteggersi a ogni costo, e non il fondamento stesso della nostra Costituzione. Ecco, a proposito di Costituzione, noi dovremmo scrivere chiaro e tondo che la nostra è una repubblica ANTIFASCISTA (e già che ci siamo pure LAICA), non portare sul palmo gente che tenta di riabilitare Mussolini o che va in TV a dichiarare orgogliosa di avere in casa un suo busto.
So già che sotto questo post arriverà gente pronta a dire “Eh ma il comunismo…” “Eh ma il socialismo…” “Eh ma i partigiani…”. Si può condannare il fascismo senza che questo significhi un’esaltazione del comunismo, che nelle sue applicazioni pratiche ha provocato persino più morti dei regimi di destra. E si può lodare l’apporto dato dai partigiani alla guerra di liberazione del nostro paese senza per questo negare che alcuni di loro commisero dei gravi eccessi. Ma in questo caso il problema non sta nello storico che fa ricerca o nel divulgatore che ne diffonde la conoscenza, bensì in chi legge, ascolta e forse ha il cervello settato su due soli colori, bianco e nero, e non riesce a vedere l’infinita ricchezza cromatica che c’è in mezzo.
