{"id":11027,"date":"2022-07-05T19:04:05","date_gmt":"2022-07-05T17:04:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.trafficodiparole.com\/wordpress\/?p=11027"},"modified":"2022-07-18T19:07:01","modified_gmt":"2022-07-18T17:07:01","slug":"pound-caro-joyce-grazie-per-la-foto-di-daniele-benati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.trafficodiparole.com\/wordpress\/pound-caro-joyce-grazie-per-la-foto-di-daniele-benati\/","title":{"rendered":"Pound: \u201c Caro Joyce, grazie per la foto \u201d &#8211; di Daniele Benati"},"content":{"rendered":"<div class=\"w-full sovratitolo border-b border-grigio_scuro mb-[15px] md:mb-5\">\n<div class=\"lg:w-2\/3\">\n<div class=\"max-w-[838px]\">\n<div class=\"clearfix text-formatted field field--name-body field--type-text-with-summary field--label-hidden field__item\">\n<p>\u201cCaro Joyce, grazie per la foto. Fa un po\u2019 spavento\u201d: cos\u00ec iniziava la lettera scritta da Pound a Joyce, il 20 dicembre 1916, dopo che questi gli aveva mandato un suo ritratto fotografico nel quale dovevano apparire gi\u00e0 chiari i segni della malattia agli occhi che lo avrebbe tormentato fino alla fine dei suoi giorni. La loro corrispondenza era iniziata tre anni prima, il 15 dicembre 1913, con quell\u2019incipit cauto, quasi esitante, da parte di Pound, \u201cGentile signore, Yeats mi ha parlato dei suoi scritti\u201d, che oggi \u00e8 noto quanto la frase iniziale della prima lettera di Kafka a Felice Bauer.<\/p>\n<p>In quel momento Joyce stava finalmente per portare a termine la lunga battaglia ingaggiata con l\u2019editore Grant Richards per la pubblicazione di <em>Gente di Dublino<\/em>, era arrivato alle battute finali del suo romanzo autobiografico<em> Ritratto dell\u2019artista da giovane<\/em> e stava per iniziare l\u2019opera che pi\u00f9 lo avrebbe esposto all\u2019attenzione internazionale, ossia <em>Ulisse<\/em>.<\/p>\n<p>Ma la sua situazione soprattutto economica era quanto mai problematica e l\u2019ingresso di Pound nella sua vita avrebbe rappresentato, in quel momento e per i dieci anni a venire, la soluzione a tutti i suoi problemi: dal momento che Pound, sorretto dal grande fiuto di cui era dotato, si sarebbe letteralmente fatto in quattro per trovargli sussidi, borse e finanziamenti di varia natura e provenienza, arrivando persino a dirottare su di lui emolumenti e donazioni che avrebbe potuto tener per s\u00e9, in un momento in cui egli stesso viveva in ristrettezze mantenendosi solo con recensioni; come pure a indurre, pur di agevolarlo, l\u2019editore americano Marshall a sospendere la pubblicazione di una sua propria opera dal titolo <em>This Generation<\/em> per favorire quella del <em>Ritratto<\/em> di Joyce.<\/p>\n<p>E questo solo per citare alcuni degli aiuti di cui Pound si era fatto promotore: dato che, a partire proprio dall\u2019inizio del suo rapporto con Joyce, oltre a cercare di sostenerlo economicamente, si sarebbe battuto con veemenza per far pubblicare, recensire e imporre all\u2019attenzione di editori, critici e pubblico le opere di quest\u2019ultimo, come del resto si pu\u00f2 constatare anche dall\u2019ampio corredo di testi critici, saggistici e di presentazione a firma di Pound, presenti in questo volume di lettere curato da Forrest Read.<\/p>\n<p>\u00c8 molto probabile, anzi fuor di dubbio, che Joyce avrebbe scritto tutto ci\u00f2 che ha scritto, e nello stesso modo in cui l\u2019ha scritto, anche senza l\u2019assistenza di Pound (a differenza di quanto sarebbe accaduto per Eliot); ma \u00e8 altrettanto certo che, sia per quanto riguarda il <em>Ritratto<\/em> che l\u2019<em>Ulisse<\/em>, il fatto di poter contare su un appoggio esterno come Pound, capace di operare con un vigore e un coinvolgimento di gran lunga superiori a quelli con cui si sarebbe mosso un qualunque agente letterario, abbia costituito per Joyce un incentivo che forse in se stesso, abbandonato a Trieste e poi a Zurigo durante gli anni della Prima guerra mondiale, non avrebbe saputo trovare.<\/p>\n<p>Il fatto di poter pubblicare, grazie a Pound, sia parti del <em>Ritratto<\/em> che, serializzato, man mano che lo stava scrivendo, l\u2019<em>Ulisse<\/em>, su importanti riviste americane e inglesi, come \u201cThe Little Review\u201d e \u201cThe Egoist\u201d, di cui Pound era direttore per l\u2019estero, l\u2019ha sicuramente messo nelle condizioni migliori per portare a termine entrambi i lavori. E questo pur creando non pochi problemi ai proprietari, ai redattori e ai tipografi di tali riviste, che a causa sua sarebbero dovuti incorrere in sanzioni e andare incontro alla sospensione delle pubblicazioni con l\u2019accusa di oscenit\u00e0 generata proprio dalla propensione di Joyce per l\u2019uso di un linguaggio ritenuto scurrile e per temi e descrizioni di tipo scatologico (come l\u2019accurata descrizione dell\u2019espulsione delle feci da parte di Leopold Bloom nel quarto capitolo dell\u2019<em>Ulisse<\/em>, che avrebbe fatto dire a Pound che la fantasia di Joyce tendeva all\u2019escrementizio), o per pi\u00f9 palesi oscenit\u00e0 (come nell\u2019episodio di Nausicaa in cui Bloom si masturba alla maniera di un guardone sbirciando la ragazzina Gerty MacDowell che mostra maliziosamente le sue parti intime).<\/p>\n<p>Nel loro rapporto, cos\u00ec come lo si evince da queste lettere (che, pur mancando della controparte joyciana, sono integrate da inserti che chiariscono le varie problematiche affrontate di volta in volta nel carteggio), Pound e Joyce mantengono inalterato fino a un certo punto il ruolo che ognuno dei due assume fin dall\u2019inizio, come se entrambi tendessero a corrispondere alla forma di imprinting con cui si erano percepiti a vicenda: Pound nel ruolo di scopritore di talenti, <em>arbiter<\/em> letterario, impresario e promotore di movimenti artistici; Joyce in quello dell\u2019autore esule ed emarginato che viene scoperto e che si lascia guidare seguendo i consigli che gli vengono elargiti purch\u00e9 abbiano a che fare con la pubblicazione e la promozione delle sue opere e non con quanto egli scrive, a meno che non si tratti di consigli motivati da apprezzamenti positivi, meglio ancora se entusiastici.<\/p>\n<p>Lo si avverte in maniera tenue ma esplicita quando Pound \u201cosa\u201d trovar qualcosa da ridire a proposito del capitolo di <em>Ulisse<\/em> detto delle <em>Sirene<\/em>, da lui ritenuto \u201cnon buono come al solito\u201d (p. 226), provocando in tal modo un velato risentimento da parte di Joyce il quale, scrivendo a Miss Weaver, proprietaria della \u201cLittle Review\u201d, si lamenta del fatto che Pound abbia piuttosto affrettatamente disapprovato il capitolo, ma, aggiunge \u201ccredo che la sua disapprovazione abbia fondamenta non legittime e sia dovuta soprattutto agli svariati interessi della sua ammirevole ed energica vita artistica\u201d (James Joyce, <em>Lettere<\/em>, a cura di G. Melchiori, Mondadori 1974, p.328). A dir la verit\u00e0, le obiezioni di Pound a certe parti del capitolo erano articolate in diversi punti e, per quanto fossero intese a prevenire un possibile intervento della censura, mostravano anche qualche dubbio rispetto alla loro riuscita stilistica, per l\u2019abbondanza di parole sconce e l\u2019eccessivo rilievo dato all\u2019espletamento di certe funzioni corporali (si veda la lettera del 10\/6\/1919). Dubbi che per\u00f2 non avrebbero minimamente scalfito la sicurezza di Joyce, dal momento che egli era, s\u00ec, \u201cdipendente dai pareri degli amici sulle sue opere, ma tuttavia manteneva una glaciale e ironica determinazione\u201d (p.226).<\/p>\n<p>Questa stessa determinazione lo avrebbe portato anche in seguito a trascurare i giudizi di Pound su <em>Finnegans Wake<\/em>, che gli erano parsi sconcertanti e incomprensibili, e soprattutto tali da farlo stupire del fatto che nuovamente la grandezza del suo progetto letterario fosse messa in discussione. Da parte sua, Pound non era riuscito a capire in quale direzione si stesse muovendo Joyce dopo la consacrazione internazionale ricevuta a seguito della pubblicazione di <em>Ulisse<\/em>, e anche nei discorsi che egli avrebbe tenuto anni dopo in sua memoria non si sarebbe ricreduto sull\u2019idea che si era fatto di quell\u2019opera che gli era sempre parsa nient\u2019altro che \u201cuna vana ricerca dell\u2019esagerazione\u201d (p. 361).<\/p>\n<p>Ma gi\u00e0 a partire dalla pubblicazione di <em>Ulisse<\/em> e dal lancio di Joyce a livello planetario, i rapporti fra i due erano cominciati a mutare, raffreddandosi, come del resto ne d\u00e0 testimonianza in questo volume la scarsa corrispondenza relativa agli anni Trenta. Ci\u00f2 induce infatti a ritornare alla vera natura e alla dinamica del loro rapporto cos\u00ec come lo si intuisce nel suo sviluppo da queste lettere.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/inline-images\/f6d4a6c2518d75ac4f00d958e722e770.jpeg\" alt=\"e\" width=\"791\" height=\"599\" data-entity-type=\"file\" data-entity-uuid=\"71ece3d7-25b3-463b-bd9e-eb09d25ea84c\" \/><\/p>\n<p>\u00c8 chiaro infatti che Pound, bench\u00e9 ammettesse in un articolo intitolato <em>Storia passata<\/em> , del 1933 (qui alle pp. 333-43), di non essere stato lui lo scopritore di Joyce, bens\u00ec Yeats, era perfettamente consapevole di quanto in realt\u00e0 Joyce gli fosse debitore, ed \u00e8 lecito supporre che il suo entusiasmo per lo scrittore irlandese, che indubbiamente era determinato da una stima incondizionata per le sue opere e da un\u2019oggettiva comprensione della novit\u00e0 rappresentata dalla sua tecnica narrativa, che egli poneva sullo stesso piano di quella di Henry James e Thomas Hardy (lettera tra il 6 e il 12 settembre 1915), era comunque direttamente proporzionato al compiacimento da parte sua di essere l\u2019artefice esclusivo della fortuna dell\u2019altro.<\/p>\n<p>Ma quando le sorti di Joyce sarebbero passate in altre mani, in particolare a quelle di Sylvia Beach e Adrienne Monnier, proprietarie delle librerie Shakespeare &amp; Company e La Maison des Amis des Livres, che avrebbero portato <em>Ulisse<\/em> alla pubblicazione e coinvolto Valery Larbaud alla sua traduzione in francese; e soprattutto dopo che intorno a Joyce si sarebbe formato un cenacolo di ammiratori (che, come sempre succede in questi casi, si reggeva anche su un diffuso comportamento di piaggeria nei suoi confronti), ecco che Pound, un po\u2019 forse per comprensibile gelosia, un po\u2019 per un altrettanto comprensibile timore di passare in secondo piano, avrebbe cominciato a far trapelare segni di fastidio.<\/p>\n<p>I quali si sarebbero manifestati in maniera ancor pi\u00f9 evidente sia quando, in seguito all\u2019edizione pirata dell\u2019<em>Ulisse<\/em> in America, egli si sarebbe rifiutato di firmare la petizione contro l\u2019editore Samuel Roth che l\u2019aveva messa in circolazione; sia all\u2019uscita di un romanzo come <em>Tropico del cancro<\/em> di Henry Miller, da lui giudicato osceno ma in grado di sistemare Joyce al proprio posto (p. 347); e sia infine quando, ad anni di distanza, dall\u2019ospedale St. Elizabeth dove stava scontando la sua pena, egli avrebbe parlato con insofferenza di \u201cinflazione joyciana\u201d (p. 348) sostenendo, con implicita parodia della tecnica dello <em>stream of consciousness<\/em> di cui Joyce si era dimostrato maestro incontrastato, \u201cquesta roba del flusso di conScemenza Girtie\/Jimmee \u00e8 FLUITA abbastanza\u201d (p. 347).<\/p>\n<p>D\u2019altra parte Joyce non aveva fatto granch\u00e9 per evitare quella che si poteva definire in certe occasioni una situazione di reciproco imbarazzo e si ha come l\u2019impressione che, una volta raggiunto il successo, la presenza del suo nume tutelare fosse diventata un po\u2019 ingombrante. Senza contare che, a partire dal momento in cui Pound aveva cominciato a interessarsi di economia e a manifestare simpatie per il fascismo italiano, Joyce, forse non con tutti i torti, aveva cominciato a nutrire qualche dubbio sulla sanit\u00e0 mentale dell\u2019amico, al punto che una sera, dovendo cenare assieme a lui, aveva pregato Hemingway di accompagnarlo perch\u00e9 gli sembrava che Pound stesse diventando pazzo e \u201caveva sul serio paura di lui\u201d (p.348).<\/p>\n<p>Rimane per\u00f2 da stabilire cosa pensasse effettivamente Joyce di Pound. \u00c8 difficile dirlo. Certo, in svariate occasioni non aveva lesinato i suoi apprezzamenti per l\u2019aiuto che aveva da lui ricevuto nel corso del tempo ma sempre trattenendosi dal dare un giudizio sul suo valore come poeta, come se lo sentisse lontano da s\u00e9, o non lo capisse; e questo nonostante anche Pound avesse lavorato sulla scorta delle stesse suggestioni mitologiche su cui Joyce aveva basato il suo maggiore sforzo letterario: basti pensare infatti che il primo dei <em>Cantos<\/em>, secondo un\u2019idea di traduzione tutta poundiana intesa come omaggio mimetico, era per gran parte costituito dalla versione in inglese della versione in latino dell\u2019undicesimo canto dell\u2019<em>Odissea<\/em>.<\/p>\n<p>O tutt\u2019al pi\u00f9, solo una volta, Joyce si era espresso in proposito e in privato, definendo i versi di Pound \u201cdivertenti e spiritosi\u201d (<em>Lettere<\/em>, cit., p.307), che non era comunque il massimo dei complimenti. E anche quando, nel 1925, Ernest Wash gli avrebbe chiesto di scrivere un elogio da inserire nel numero della rivista \u201cThis Quarter\u201d, interamente dedicato a Pound, Joyce avrebbe di nuovo messo in rilievo le qualit\u00e0 umane di Pound aggiungendo stavolta un cenno anche alla sua \u201cmente tanto brillante e acuta\u201d (p. 305), ma con parole per l\u2019appunto che sembrano derivare pi\u00f9 dai modi cerimoniosi di Joyce, che da una vera e propria stima. Del resto, sono comunque rari i casi in cui Joyce ha espresso giudizi favorevoli su scrittori a lui contemporanei e pu\u00f2 benissimo darsi che questa sua reticenza facesse parte proprio di quella strategia che fin da giovane egli aveva deciso di mettere in atto e che si basava sulle tre armi del silenzio, dell\u2019esilio e dell\u2019astuzia.<\/p>\n<p>Ma forse \u00e8 pi\u00f9 probabile che fin dall\u2019inizio, quando Pound gli si era presentato chiedendogli, su suggerimento di Yeats, alcuni testi poetici per l\u2019antologia degli Imagisti che egli stava editando all\u2019epoca, e anche successivamente quando si sarebbe dato da fare per pubblicarne le opere o controbattere per iscritto alle recensioni negative che di esse erano apparse, Joyce avesse sempre continuato a fraintendere l\u2019interessamento di Pound, guardandosi bene dal considerarlo come quello di un autore a lui complementare.<\/p>\n<p>E nonostante ammettesse, come avrebbe fatto con Padraic Colum, che era stato Pound ad averlo \u201ctirato fuori dalla fogna\u201d (citato in John McCourt, <em>James Joyce. Gli anni di Bloom<\/em>, Mondadori, p. 337), non si sarebbe trattenuto in un\u2019altra occasione, e stavolta in maniera un po\u2019 meschina, dal chiedere allo scrittore ed editore Robert McAlmon se Pound e Eliot fossero davvero importanti (p. 367), quasi a lasciar supporre che lui avesse i suoi buoni dubbi al riguardo o non fosse in grado di giudicarlo da s\u00e9, cosa che per certi versi poteva sembrare altrettanto offensiva.<\/p>\n<p>Di ben altra natura e contenuto sono invece i testi scritti da Pound su Joyce che appaiono in questo volume inframmezzati alle lettere e che hanno forma sempre diversa a seconda dell\u2019occasione per la quale erano stati concepiti. Ad accomunarli in ogni caso \u00e8 sempre l\u2019entusiasmo col quale Pound sembra voler perorare la causa di Joyce, prima nel cercare di imporlo agli editori e alla stampa; poi, una volta avvenuta la pubblicazione, nel difenderlo, come s\u2019\u00e8 detto, dagli attacchi o dalle recensioni maligne e negative. \u00c8 il caso, ad esempio del testo intitolato <em>James Joyce e i suoi critici<\/em>, pubblicato nel giugno 1917 su \u201cThe Egoist\u201d (qui alle pp. 172-175), nel quale egli si limita a riportare e in qualche caso a commentare, facendoli precedere da una dicitura sotto cui potrebbero essere catalogati, i vari giudizi coi quali era stato accolto il <em>Portrait<\/em> di Joyce, lasciando in tal modo che questi giudizi provvedessero da s\u00e9 ad assumere i contorni dello schiocchezzaio. Vale la pena di riportarne alcuni:<\/p>\n<p>CAUTELA: \u00c8 davvero difficile sapere cosa dire di questo nuovo libro di Joyce. \u2013 <em>Literary World<\/em>.<\/p>\n<p>FOGNE: Joyce \u00e8 un romanziere intelligente, ma a nostro avviso darebbe il meglio di s\u00e9 con un trattato sulle fognature. \u2013 <em>Everyman<\/em>.<\/p>\n<p>ANIMA PURA: Questa pseudo-autobiografia di Stephen Dedalus, un debole e un sognatore, \u00e8 una lettura splendida \u2026 Nessun uomo dall\u2019anima pura potr\u00e0 mai lasciare che sua moglie o i suoi figli ci si accostino. \u2013 <em>Irish Book Lover<\/em>.<\/p>\n<p>IMMAGINAZIONE: Joyce mostra un\u2019assenza di immaginazione e <em>humour<\/em> sorprendentemente non celtica. \u2013 <em>Bellman<\/em> (USA).<\/p>\n<p>Comunque sia, il ritratto di Pound che esce da queste lettere \u00e8 quello di un personaggio certamente bizzarro, pirotecnico, simile a un fiume in piena che tracima ovunque vi siano campi da fertilizzare, e in questo corrisponde in pieno all\u2019immagine che di lui era stata data da Hemingway in <em>Festa mobile<\/em>, in cui pure se ne sottolineava l\u2019altruismo e la generosit\u00e0 disinteressata. Il tempo ha poi fatto giustizia anche delle sue qualit\u00e0 di poeta visionario e sperimentatore, mostrando come egli fosse in netto anticipo sugli sviluppi che la poesia avrebbe avuto in seguito. Forse alla sua poetica era mancato un principio unitario, essendo sempre andata soggetta ad una continua trasformazione a seconda degli interessi che via via lo entusiasmavano (e soprattutto rispetto al rigore formale presente nelle opere di Joyce, nonostante pure quelle si differenziassero l\u2019una dall\u2019altra sul piano stilistico).<\/p>\n<p>Anche il suo <em>opus magnum<\/em>, <em>I Cantos<\/em>, avrebbe mostrato alcune incertezze strutturali, dal momento che l\u2019impianto su cui esso si basava sarebbe stato alterato dalle ben note vicende biografiche del poeta. Cosa che si rende soprattutto evidente nella rappresentazione dell\u2019Inferno cos\u00ec com\u2019\u00e8 concepita e realizzata nei <em>Canti XIV-XV<\/em> , ossia nei termini di una costruzione puramente intellettuale; e come invece essa si sarebbe ripresentata nei <em>Canti pisani<\/em>, indiscutibilmente condizionata e ispirata dalla sventura e per questo pi\u00f9 vibrante di autenticit\u00e0. Ma pure la prima aveva un che di profetico e un non trascurabile contenuto di verit\u00e0 che, per quanto avrebbe fatto prendere a Pound la strada sbagliata, col suo brulicame di profittatori, accaparratori, guerrafondai, assassini, usurai, pervertitori del linguaggio e della religione, \u00e8 attuale pi\u00f9 che mai ancora oggi. Ne cito i versi iniziali (dal <em>Canto XV<\/em>) nella traduzione di Massimo Bacigalupo (Ezra Pound, <em>XXX Cantos<\/em>, Guanda, 2012):<\/p>\n<p><em>I saccarinosi, affondati nel glucosio,<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0i pomposi nella bambagia<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0con un puzzo come di oli a Grasse,\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>il grande scabro buco del culo che caca mosche,\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>che scorreggia imperialismo,\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>urinale estremo, latrina, pisciatoio senza cloaca,\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Balfour meno rissoso, Ingram Episcopus\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Londonensis,\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>testa in gi\u00f9 avvitata nella sbobba.<\/em><\/p>\n<p>Ezra Pound<em>, Lettere a James Joyce, <\/em>a cura di Forrest Read. Prefazione di Enrico Terrinoni. Traduzione di Antonio Bibb\u00f2. Il Saggiatore, pp. 474, euro 45,00.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"py-6\">\n<div class=\"blazy blazy--field blazy--field-immagini-media blazy--field-immagini-media--full field field--name-field-immagini-media field--type-entity-reference field--label-hidden field__items\" data-blazy=\"\" data-once=\"blazy\">\n<div class=\"field__item\">\n<div class=\"social-share flex flex-col w-full items-end\">\u00a0<picture><source srcset=\"\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_desktop_w838\/public\/71uVEGDgCeL.jpeg?itok=rS2XhO5r 1x\" type=\"image\/jpeg\" media=\"all and (min-width: 768px)\" \/><source srcset=\"\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_desktop_w838\/public\/71uVEGDgCeL.jpeg?itok=rS2XhO5r 2x\" type=\"image\/jpeg\" media=\"all and (min-width: 540px)\" \/><source srcset=\"\/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_mobile_w500\/public\/71uVEGDgCeL.jpeg?itok=GTKfsR7H 1x, \/sites\/default\/files\/styles\/r_articolo_mobile_w500\/public\/71uVEGDgCeL.jpeg?itok=GTKfsR7H 2x\" 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