{"id":12810,"date":"2025-07-11T10:25:50","date_gmt":"2025-07-11T08:25:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.trafficodiparole.com\/wordpress\/?p=12810"},"modified":"2025-07-11T10:25:50","modified_gmt":"2025-07-11T08:25:50","slug":"goffredo-fofi-ci-ha-lasciati-biografia-di-giorgio-dellarti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.trafficodiparole.com\/wordpress\/goffredo-fofi-ci-ha-lasciati-biografia-di-giorgio-dellarti\/","title":{"rendered":"Goffredo Fofi ci ha lasciati &#8211; Biografia di Giorgio Dell&#8217;Arti"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 MORTO GOFFREDO FOFI: SAGGISTA, ATTIVISTA, GIORNALISTA E CRITICO CINEMATOGRAFICO TRA I PI\u00d9 NOTI E DISCUSSI DELLA SUA GENERAZIONE, AVEVA 88 ANNI \u2013  QUANDO FELLINI GLI CHIESE PERCH\u00c9 DA GIOVANE CE L\u2019AVESSE CON LUI, RISPOSE: \u201c\u2019PERCH\u00c9 IO VOLEVO LA RIVOLUZIONE, E TU NO\u2019. E LUI: \u2018LA RIVOLUZIONE IO? MA SEI SCEMO?\u2019\u201d \u2013 \u201cLA CULTURA OGGI SERVE A FAR GIRARE IL DENARO E ADDORMENTARE LA GENTE. IO PENSO CHE UNA CULTURA SLEGATA DALL\u2019AZIONE SIA SOLTANTO UNA FORMA DI NARCISISMO\u2026\u201d &#8211; L&#8217;ARTICOLO SULLA MORTE, NEL 2022: &#8220;TUTTO STA NEL CREDERE IN UN ALDIL\u00c0 IN CUI LA SORTE DEI GIUSTI POSSA ESSERE DIVERSA DA QUELLA DEI MALVAGI\u2019. I MORTI SONO PRESENTI, SONO TRA NOI, E DOVREMMO TENERNE BEN CONTO NOI VIVI&#8230;&#8221;Da www.cinquantamila.it \u2013 la storia raccontata da Giorgio Dell\u2019Arti<\/p>\n<p>suole di vento storie di goffredo fofi<\/p>\n<p>Goffredo Fofi, nato a Gubbio (Perugia) il 15 aprile 1937 (86 anni). Critico cinematografico, letterario e teatrale. \u00abIl fare conta quanto il pensare, e un pensiero che non si fa azione, carne, corpo, storia non vale niente\u00bb<\/p>\n<p>\u00abFamiglia contadina, cos\u00ec povera che il padre \u00e8 costretto a emigrare in Germania, da cui fugge quando rischia di essere assoldato dai nazisti\u00bb (Cristina Battocletti).<\/p>\n<p>\u00abA Gubbio i tedeschi ammazzarono per rappresaglia 40 persone, tra le quali vidi morire il genitore d\u2019un mio compagno. Poco dopo mio padre mi condusse a Roma, alle Fosse Ardeatine: le file di bare allo scoperto, il pianto dei famigliari. Quelle visioni hanno lasciato un segno. Domande, paure, anche angosce. Le mie nevrosi sono nate allora, insieme al bisogno di stare con le persone, concretamente\u00bb (a Simonetta Fiori).<\/p>\n<p>\u00abFofi, come molti ragazzini italiani, da bimbo serviva messa con grande devozione e sacrificio, alzandosi all\u2019alba per svolgere questo compito\u00bb (Antonello Catacchio).<\/p>\n<p>\u00abIl bambino, rapito da una terribile paura della morte, guarisce andando avanti e indietro dal cimitero come chierichetto. Il cattolicesimo \u00e8 un punto fermo fino all\u2019adolescenza: da qui la sua simpatia per i preti di strada e gli \u201cultimi\u201d di padre Turoldo. Gubbio \u00e8 anche la citt\u00e0 dove si innamora del divertimento alla portata di tutti, il cinema, e soprattutto di Macario, Magnani (allora comica) e Tot\u00f2\u00bb (Battocletti).<\/p>\n<p>\u00abIo sono cresciuto in una famiglia operaia socialista che trasmetteva, in modo generico, questi ideali. Poi leggevo l\u2019Avanti!, partecipavo alle riunioni della Societ\u00e0 operaia di Gubbio\u00bb (a Enrico Di Fabio). \u00ab\u201cIl Sud \u00e8 stato il mio primo amore\u201d.<\/p>\n<p>[\u2026] Fofi, come ha scoperto il Sud? \u201cCome molti della mia generazione. A 14 anni lessi Cristo s\u2019\u00e8 fermato a Eboli, poi su Cinema Nuovo di Aristarco vidi un fotoservizio di Enzo Sellerio dedicato alla Sicilia di Dolci. Dopo il diploma di maestro, nel 1955, da Gubbio decisi di scendere da Danilo.<\/p>\n<p>All\u2019appuntamento mi accompagn\u00f2 mio padre, un contadino umbro con la terza elementare: essendo di fede socialista, non batt\u00e9 ciglio e mi lasci\u00f2 andare\u201d. I disoccupati di Partinico e i bambini di Cortile Cascino, quasi Terzo mondo.<\/p>\n<p>\u201cPer me la scoperta di un mondo tragico, il Sud raccontato da Levi ma anche dal neorealismo di Germi. Partecipai allo \u2018sciopero alla rovescia\u2019 dei disoccupati: erano in gran parte poveri cristi della banda Giuliano che uscivano dal carcere. Vidi bambini che languivano nella miseria. Una notte mi chiamarono nella baracca d\u2019una ragazzina uccisa dalla fame. Partecipai alla veglia funebre, quando all\u2019improvviso ne sentimmo esplodere la pancia rigonfia. Avevo 19 anni\u201d. [\u2026]<\/p>\n<p>Da dove nasceva la sua vocazione missionaria? \u201cEravamo in tanti, allora. All\u2019inizio c\u2019era forse un po\u2019 di velleitarismo, poi venivi coinvolto in una rete sociale e intellettuale molto forte. Grazie a Danilo, ho avuto la possibilit\u00e0 di essere accolto dalle famiglie Calogero e Gobetti, di stringere la mano a Parri, di incontrare Salvemini, di diventare amico di Capitini, Bobbio e Venturi. \u00c8 come essere trascinati nella storia\u201d\u00bb (Fiori).<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 stata un\u2019esperienza in qualche modo mistica, come nel Medioevo quando i santi venivano gettati nella fossa dei serpenti e ne uscivano miracolosamente intatti. Da quella comunit\u00e0 di circa un migliaio di persone \u2013 ch\u00e9 i miei rapporti non erano soltanto con i bambini, ai quali insegnavo, appena diplomato maestro, le nozioni pi\u00f9 elementari \u2013 ho imparato tutto. Il Cortile Cascino, dico sempre, \u00e8 stata la mia universit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 l\u00ec che ho imparato a sentire la necessit\u00e0 di occuparmi del prossimo, che la cultura \u00e8 fatta di rapporti umani e significa in primo luogo comprensione dei bisogni sociali. [\u2026] Di Gubbio, dove sono nato, amo soprattutto le pietre, il sentimento che ho con i morti, di cui ascolto la voce. La Sicilia \u00e8 stata per me la scoperta della vita\u00bb (a Marcello Benfante).<\/p>\n<p>\u00abI carabinieri gli firmano il foglio di via, che \u00e8 ancora un provvedimento da Ventennio fascista, ma a rileggere oggi l\u2019accusa \u00e8 anche il viatico della sua intera vita: \u201cPer avere insegnato senza percepire stipendio\u201d.<\/p>\n<p>Lucio Lombardo Radice scrive in sua difesa un editoriale sulla prima pagina dell\u2019Unit\u00e0: \u201cDelitto d\u2019alfabeto\u201d. E lui stesso detta il suo primo articolo, pubblicato sul Nuovo Corriere di Romano Bilenchi: \u201cEra siglato \u2018g.f.\u2019. Lo lessi emozionatissimo: parlava di lotte rurali e di miseria nera. Ma lo lessi in treno, perch\u00e9 il mondo stava cambiando\u201d\u00bb (Pino Corrias).<\/p>\n<p>\u00ab\u201cSe non fossi andato via\u201d, spiega Fofi, \u201csarei diventato come loro\u201d, come gli esclusi di Partinico. Margine aperto sul nulla. Fuga dalla Sicilia, dunque\u00bb (Costantino Cossu).<\/p>\n<p>\u00abTentammo una breve esperienza simile in Calabria, ma il movimento non attecch\u00ec. Allora Raniero Panzieri, che era stato dirigente del Psi in Sicilia, mi sugger\u00ec di andare a Torino. Era l\u00ec che si spostava lo scontro di classe, perch\u00e9 i contadini emigravano, si inurbavano e diventavano operai\u00bb. <\/p>\n<p>\u00abA Torino c\u2019\u00e8 tutto da fare: scioperi, cineforum, corsi di italiano per gli immigrati che parlano solo dialetto. In prospettiva la Rivoluzione, certo. Nell\u2019immediato le riviste. Cominciando da quelle che ci sono: Il Ponte, Nord e Sud, Nuovi Argomenti. Naturalmente i Quaderni Rossi di Raniero Panzieri, dove si declina il \u201cmarxismo scientifico\u201d.<\/p>\n<p>E poi il Giornale dei Genitori appena fondato da Ada Gobetti, Il Nuovo Spettatore Cinematografico, con Gianni Rondolino, le inchieste sul campo da ciclostilare. Racconta: \u201cUn\u2019estate, la passai girando in treno e a piedi per la Val d\u2019Aosta con la mia amica Giorgina Vicqu\u00e8ry, maestra elementare, a intervistare i ragazzini pastori affittati nel Sud e spostati di mille chilometri, per quattro mesi all\u2019anno, nella solitudine dei pascoli alti delle Alpi\u201d\u00bb (Corrias).<\/p>\n<p>\u00abFofi aveva vissuto in prima persona uno scontro al vertice dell\u2019egemonia culturale comunista, quando Giulio Einaudi si rifiut\u00f2 di pubblicare il suo primo libro, L\u2019immigrazione meridionale a Torino, spaccando il comitato editoriale della casa editrice torinese. Rievoca oggi:<\/p>\n<p>\u201cCome non ricordare che alcuni dei miei \u2018protettori\u2019 e maestri diretti o indiretti dell\u2019Einaudi (Bobbio, Venturi, Bollati, Calvino) votarono contro il libro, e che la posizione pi\u00f9 dura fu di Delio Cantimori, che collegava il mio nome a quello di Aldo Capitini; e come non ricordare che Massimo Mila disse la cosa pi\u00f9 giusta quando accus\u00f2 gli altri di non volere la pubblicazione dell\u2019inchiesta [\u2026] perch\u00e9 vi si attaccava la Fiat?\u201d. [\u2026] Per la cronaca, il libro di Fofi sarebbe uscito da Feltrinelli nel 1964\u00bb (Alberto Riva).<\/p>\n<p>\u00abPoi [\u2026] una parentesi francese, addirittura parigina, padre, madre e fratelli emigrati nella grande banlieue operaia, lui in un sottotetto del Quartiere latino, con i cineclub notturni, il bianco e nero della Nouvelle Vague, la scoperta di Jean-Luc Godard (\u201cche sar\u00e0 pure stato presuntuoso e antipatico, ma ha cambiato il cinema\u201d), le lezioni alla Sorbona di Roland Barthes e di Michel Foucault\u00bb (Corrias).<\/p>\n<p>A Parigi \u00abFofi prova a studiare sociologia ma si annoia, segue i seminari di Lacan ma senza trasporto, entra nella redazione di Positif assecondando la passione di sempre, sin da ragazzino, per il cinema. Parigi ha il respiro della storia, \u00e8 un centro pulsante della vita culturale europea. Ma il gioco delle scuole di pensiero contrapposte si rivela, in termini di conoscenza effettiva del reale, a somma zero. Pratica autoreferenziale. Via allora, ancora una volta\u00bb (Cossu).<\/p>\n<p>\u00abArriva anche a Milano, e quando il Pci afferma \u201cLa cultura siamo noi\u201d lui replica: \u201cUn cavolo\u201d. E sono Quaderni Piacentini, Ombre Rosse, il Living Theatre, Carmelo Bene, Schifano, recensioni demolitrici di mostri sacri (su cui ora sorride)\u00bb (Catacchio).<\/p>\n<p>\u00abScrive soprattutto di cinema, collegandolo nelle sue recensioni alle trasformazioni in atto nella societ\u00e0. Il risultato \u00e8 Il cinema italiano: servi e padroni (Feltrinelli, 1971). Pagine che risultano un po\u2019 invecchiate sul versante dell\u2019analisi dei singoli film (lo stesso Fofi su Fellini, ad esempio, ha cambiato idea), ma che valgono ancora nella denuncia della supposta superiorit\u00e0 morale del nostro cinema impegnato, fonte di equivoci e brutte opere.<\/p>\n<p>Il decennio del lungo Sessantotto, Fofi lo vive da fratello maggiore e, pur impegnato in Lotta continua, continua a dividersi tra politica e cultura\u00bb (Alberto Saibene). \u00abNegli anni intorno al Sessantotto diventai spietato e ringhioso, rinnegando anche l\u2019ispirazione non violenta del mio maestro Capitini.<\/p>\n<p>Oggi mi pento abbastanza, ma non dei giudizi di fondo \u2013 se vado a rileggermi le stroncature dei film italiani, credo che avessi ragione \u2013, ma della mia aggressivit\u00e0: ci mettevo qualcosa di sporco, di cui un po\u2019 mi vergogno\u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab\u201cA Milano il clima era pessimo. [\u2026] Decisi di ricominciare da Napoli\u201d. [\u2026] A Montesanto fondaste la mensa proletaria per i bambini. \u201cS\u00ec, ti prendevano in giro perch\u00e9 andavi a pulire il sedere ai bambini anzich\u00e9 sparare contro la polizia. Per me fu un\u2019esperienza bellissima. Vincemmo un processo contro Valentino, che faceva lavorare le ragazzine di Portici: la colla era micidiale e rimanevano paralizzate per mesi\u201d\u00bb (Fiori)<\/p>\n<p>\u00abAnche l\u2019avventura napoletana per\u00f2 si spegne, sepolta dal terremoto, che segna la fine di una scommessa dal respiro corto. Di nuovo su un treno, allora. Destinazione Roma. Citt\u00e0 che per Fofi [\u2026] \u00e8 in realt\u00e0 soltanto il porto dal quale muovere costantemente verso altri cento approdi in tutta Italia, nella cura di una rete di iniziative di base che provano a inserire nella deprimente realt\u00e0 degli ultimi decenni elementi di resistenza.<\/p>\n<p>Il nomadismo fofiano e le motivazioni che lo rendono necessario sono evidenti peraltro anche in una delle attivit\u00e0 in cui Fofi si \u00e8 speso di pi\u00f9, la creazione e la direzione di riviste di cultura e di impegno politico e sociale: dopo Quaderni Rossi e Quaderni Piacentini, Linea d\u2019Ombra, Lo Straniero e l\u2019ultima, Gli Asini\u00bb (Cossu).<\/p>\n<p>\u00abMemorabili battaglie, memorabili litigi. \u201cHo avuto l\u2019onore \u2013 dice \u2013 di litigare quasi con tutti e di fare pace con molti. Da Fellini a Moravia. Da Calvino a Fortini\u201d. Oggi non saprebbe pi\u00f9 con chi litigare: \u201cCon Serena Dandini? Con l\u2019orribile buonismo di Roberto Benigni?\u201d. [\u2026] Il suo Capire con il cinema ha influenzato lo sguardo di migliaia di ragazzi.<\/p>\n<p>Dalla maschera di Tot\u00f2 ha estratto l\u2019epopea della cultura popolare e della faccia di Alberto Sordi un pezzo della storia italiana. Si \u00e8 misurato con le nuove generazioni di scrittori e di registi. Anche se ama sempre di pi\u00f9 i vecchi come Rigoni Stern e Olmi.<\/p>\n<p>Ha molto stroncato e molto amato. Talvolta contemporaneamente, come con Nanni Moretti o Alessandro Baricco. Ma ha anche molto insegnato. Specialmente a leggere, lui che ha sempre letto tutto: da Schopenhauer ai fumetti di Art Spiegelman, dalla critica d\u2019arte di Roberto Longhi ai mondi paralleli di Philip K. Dick\u00bb (Corrias).<\/p>\n<p>\u00abGoffredo Fofi ha attraversato oltre sessant\u2019anni di storia culturale e politica italiana, [\u2026] instancabile nel pubblicare articoli, curare collane editoriali, firmare prefazioni, cio\u00e8 \u201cfare\u201d attraverso lo \u201cscrivere\u201d. [\u2026] Ed eccolo ancora qui: impegnato, sia nel senso che \u00e8 attivissimo su mille fronti, sia nel senso di engag\u00e9. La cultura serve soltanto se migliora la realt\u00e0 sociale\u00bb (Luigi Mascheroni)<\/p>\n<p>\u00abImpossibile provare a ricostruire una bibliografia davanti a una produzione sterminata. [\u2026] Due libri usciti da poco invitano a fare un bilancio sul suo ruolo nella cultura e nella societ\u00e0 italiana: Caro agli d\u00e8i (e\/o), una serie di ritratti di amici e sodali morti in genere giovani, e Sono nato scemo e morir\u00f2 cretino. Scritti 1956-2021 (minimum fax), una ricca antologia curata dallo studioso di cinema, amico e allievo Emiliano Morreale\u00bb (Saibene)<\/p>\n<p>Protagonista del documentario biografico Suole di vento di Felice Pesoli, presentato nel 2020 al Torino Film Festival. \u00ab\u201cSuole di vento\u201d \u00e8 il soprannome che Paul Verlaine diede ad Arthur Rimbaud. [\u2026] Fofi \u00e8 infatti, come Rimbaud, un nomade. E lo \u00e8, come Rimbaud, per il terrore che la vita, e con essa il pensiero, si irrigidiscano in figure di morte\u00bb (Cossu)<\/p>\n<p>Celibe. \u00ab\u201cIo credo di avere imparato enormemente dalle donne \u2013 tutte figure straordinarie, da Ada Gobetti ad Angela Zucconi, da Gisella De Juvalta a Gigliola Venturi. Ma nel rapporto con loro ero condizionato da una cultura profondamente maschilista. Distinguevo tra le mamme o le maestre o le leader e le donne sessualmente impegnative: delle prime non avevo paura, delle altre s\u00ec\u201d.<\/p>\n<p>[\u2026] Lei s\u2019\u00e8 donato a una comunit\u00e0, ma non a una persona. Ha fatto da testimone di nozze a moltissimi, ma non ha voluto un legame stabile. \u201cMah, mi circonda questa fama paternalistica che un po\u2019 mi rompe. Quanto a me, ho sempre evitato storie sentimentali che potessero isolarmi. Ma oggi questi discorsi non contano pi\u00f9: la pace dei sensi \u00e8 una gran bella cosa\u201d\u00bb (Fiori)<\/p>\n<p>\u2022 \u00abSenza amici, la vita non \u00e8 vita\u00bb<\/p>\n<p>\u2022 \u00abIo, alla lotta di classe, ci credo!\u00bb. \u00abQuando ha smesso di volere la rivoluzione? \u201cAbbastanza presto: standoci dentro ho visto che finiva tutto malamente. E attecchivano i prodromi del narcisismo\u201d\u00bb (Paola Zanuttini)<\/p>\n<p>suole di vento stroie di goffredo fofi 3<\/p>\n<p>\u00abTutte le mattine, da ben pi\u00f9 di mezzo secolo, Goffredo Fofi si alza a ore antelucane e scrive uno o due articoli. Fino a che era possibile pestava le dita sulle Olivetti elettroniche, poi si \u00e8 dovuto rassegnare al pi\u00f9 silenzioso pc\u00bb (Saibene)<\/p>\n<p>\u00abSguardo severo e [\u2026] sorriso circondato da barba bianca\u00bb (Corrias). \u00abPi\u00f9 che un intellettuale (\u201cdetesto quella parola\u201d), una \u201credazione\u201d in vagone letto, irrequieto e fremente, ieri a Trieste oggi a Roma domani a Matera, \u201cperch\u00e9 io so lavorare solo cos\u00ec\u201d, senza fissa dimora, bastone e zaino in spalla\u00bb (Fiori)<\/p>\n<p>\u00abForse l\u2019ultimo critico militante su piazza\u00bb (Riva). \u00abUno degli ultimi grandi maestri\u00bb (Mirella Armiero). \u00abAllievo di pochi, maestro di molti. [\u2026] Culturalmente onnivoro, filosoficamente anarchico e politicamente intollerante, da sinistra, alla sinistra ortodossa\u00bb (Mascheroni).<\/p>\n<p>suole di vento stroie di goffredo fofi 1<\/p>\n<p>\u00ab Una delle voci pi\u00f9 conosciute, prestigiose e militanti della critica cinematografica italiana, ha inaugurato un nuovo modo di leggere il cinema attraverso analisi rigorose, ma nello stesso tempo appassionate e attente ai fenomeni sociali e culturali\u00bb (Gianni Canova). \u00ab\u00c8 un caso rarissimo di intellettuale militante di provenienza non borghese e che da questa posizione \u00e8 stato forse il primo a rivalutare la cultura popolare: non solo l\u2019amato Tot\u00f2, ma Maciste, la fantascienza, l\u2019avanspettacolo o il fumetto. [\u2026] Fofi \u00e8 un non riconciliato.<\/p>\n<p>suole di vento stroie di goffredo fofi 4<\/p>\n<p>A volte il disprezzo per il presente risulta un po\u2019 meccanico, ma \u00e8 sempre attento a distinguere tra produzione culturale (sempre esigua, da cogliere ai margini della vita collettiva) e consumi culturali, che \u00e8 quello che oggi si intende solitamente per cultura: i festival, i bestseller, oppure l\u2019aggiornamento tecnologico della scuola, in cui si confondono i mezzi con i fini\u00bb (Saibene). \u00abUn laico ovviamente particolare, nel quale un sentimento religioso manicheo trasforma il giudizio di gusto in diagnosi epocale, in scontro all\u2019ultimo sangue tra bene e male, impegno e disimpegno, seriet\u00e0 e cialtroneria.<\/p>\n<p>Con la voglia esibita di star da solo o, al massimo, in compagnia di sparuti resistenti con cui magari aprire e chiudere una rivista. Ecco, Fofi maestro di provvisoriet\u00e0, di salutare messa in discussione, personale e collettiva, delle idee ricevute\u00bb (Marco Lombardi). \u00abRompicoglioni per vocazione e scelta, mai per lucro. Lui, i soldi, li detesta. \u00c8 vero davvero\u00bb (Catacchio). \u00abUn santone dell\u2019ultrasinistra storica\u00bb (Giovanni Raboni). \u00abLo stimo molto come critico letterario, meno come critico cinematografico\u00bb (Giuseppe Tornatore). \u00abFofi \u00e8 un fanatico, non condivido una virgola di quello che scrive\u00bb (Gabriele Muccino)<\/p>\n<p>\u2022 \u00abLa frase che gli scalda di pi\u00f9 il cuore \u00e8 ancora quella di Albert Camus: \u201cMi rivolto, dunque siamo\u201d. Dice che in tanti anni ha imparato a fare due cose soltanto, \u201cche probabilmente coincidono\u201d, un po\u2019 di pedagogia e le riviste. Non vuole essere considerato un intellettuale e neppure li ama, cita Moli\u00e8re: \u201cUn intellettuale cretino \u00e8 molto peggio di un analfabeta cretino\u201d.<\/p>\n<p>Detesta i politici di sinistra, i partiti di destra, gli assessori alla cultura, i giornalisti, la tv, la piccola borghesia, le universit\u00e0, il lusso, la carne, le automobili, gli specchi, il narcisismo. Adora i treni. [\u2026] Si sente libero: \u201cNon ho vanit\u00e0. Non ho lauree. Non ho posti da difendere\u201d. E in permanente ritardo \u201ca costruire reti, insegnare un po\u2019 di poesia e a ribellarsi alla poesia\u201d. Tra il milione di giudizi scritti, il pi\u00f9 bello \u00e8 l\u2019elogio di Heinrich B\u00f6ll: \u201cMi piace perch\u00e9 \u00e8 lo scrittore del Novecento che nei suoi libri usa pi\u00f9 spesso la parola \u2018pane\u2019\u201d\u00bb (Corrias)<\/p>\n<p>\u00abIo non credo pi\u00f9 alla cultura, ormai. Mi sembra, per usare un linguaggio antico, un modo per ingannare il popolo. La cultura oggi serve a far girare il denaro e addormentare la gente. Io penso che una cultura slegata dall\u2019azione, da un concreto operare per trasformare la societ\u00e0, sia soltanto una forma di narcisismo\u00bb<\/p>\n<p>\u00abDue sono stati i grandi registi amati da Goffredo Fofi: Luis Bu\u00f1uel e Fritz Lang. Entrambi incontrati con sua grande soddisfazione\u00bb (Catacchio). \u00ab\u201cGli artisti consapevoli del loro ruolo sono pochi. Ero amico di Fellini e Pasolini: non si amavano, ma si rispettavano e temevano, come Bernini e Borromini\u201d.<\/p>\n<p>Neanche lei era tanto tenero con loro. \u201cPer\u00f2 li amavo, e se ne accorgevano. Poi Fellini mi chiese perch\u00e9 da giovane ce l\u2019avessi con lui. Gli risposi: \u2018Perch\u00e9 io volevo la rivoluzione e tu no\u2019. E lui: \u2018La rivoluzione io? Ma sei scemo?\u2019\u201d\u00bb (Zanuttini)<\/p>\n<p>\u00abLa Morante una volta si infuri\u00f2 con me perch\u00e9 avevo detto che un militante proletario era meglio di un poeta anche se grandissimo. Ma oggi penso che lei avesse ragione\u00bb<\/p>\n<p>\u00ab Pu\u00f2 anche capitare, per campare, di vendere il culo. L\u2019importante \u00e8 non vendere l\u2019anima\u00bb<\/p>\n<p>\u00abHo avuto una vita fortunata\u00bb<\/p>\n<p>\u00abNon credo pi\u00f9 nella possibilit\u00e0 di vincere, ma credo fortemente nel dovere di resistere. \u201cFa\u2019 quel che devi, accada quel che pu\u00f2\u201d, diceva il vecchio Salvemini\u00bb.<br \/>\nLA BELLEZZA CHE \u00c8 NELLA MORTE &#8211; GOFFREDO FOFI: \u201cDOVE SONO FINITI I CALVINO E LE MORANTE E GLI SCIASCIA E I PASOLINI E I FELLINI E I MONICELLI? UNO DEI &#8216;MIEI&#8217; MORTI PI\u00d9 CARI, ALDO CAPITINI, HA PARLATO DI COMPRESENZA DEI MORTI E DEI VIVENTI. S\u00cc, I MORTI SONO PRESENTI, SONO TRA NOI, E DOVREMMO TENERNE BEN CONTO NOI VIVI, ANGOSCIATI DAL DOVER MUOVERCI DENTRO UN PRESENTE PREOCCUPANTE E AVVILENTE COME \u00c8 QUELLO DEI NOSTRI ANNI E DEL NOSTRO PAESE &#8211; TUTTO STA NEL CREDERE IN UN ALDIL\u00c0 IN CUI LA SORTE DEI GIUSTI POSSA ESSERE DIVERSA DA QUELLA DEI MALVAGI\u2019\u2019<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 MORTO GOFFREDO FOFI: SAGGISTA, ATTIVISTA, GIORNALISTA E CRITICO CINEMATOGRAFICO TRA I PI\u00d9 NOTI E DISCUSSI DELLA SUA GENERAZIONE, AVEVA 88 ANNI \u2013 QUANDO FELLINI GLI CHIESE PERCH\u00c9 DA GIOVANE CE L\u2019AVESSE CON LUI, RISPOSE: \u201c\u2019PERCH\u00c9 IO VOLEVO LA RIVOLUZIONE, E TU NO\u2019. E LUI: \u2018LA RIVOLUZIONE IO? 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