{"id":12829,"date":"2025-10-14T11:56:57","date_gmt":"2025-10-14T09:56:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.trafficodiparole.com\/wordpress\/?p=12829"},"modified":"2025-10-14T11:56:57","modified_gmt":"2025-10-14T09:56:57","slug":"a-che-ora-e-la-fine-del-mondo-di-francesco-valagussa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.trafficodiparole.com\/wordpress\/a-che-ora-e-la-fine-del-mondo-di-francesco-valagussa\/","title":{"rendered":"A che ora \u00e8 la fine del mondo?  &#8211; di Francesco Valagussa"},"content":{"rendered":"<p>\u201cUn missile pu\u00f2 essere un errore di interpretazione. Due no. La deterrenza non ha funzionato. \u00c8 scoppiata una guerra nucleare, adesso. La maggior parte lo sa: questo \u00e8 l\u2019inizio della fine del mondo\u201d. \u00c8 l\u2019ipotesi da cui parte Annie Jacobsen nel suo nuovo libro dal titolo Guerra nucleare, edito per i tipi di Mondadori.<\/p>\n<p>La deterrenza in effetti \u00e8 un dispositivo il cui asse portante \u00e8 attivo e operante da oltre 70 anni. Era il 29 agosto del 1949, quando l\u2019URSS si dot\u00f2 del primo ordigno nucleare. Da allora ha cominciato a farsi strada il principio: mi doto di un\u2019arma cos\u00ec devastante non perch\u00e9 intenda adoperarla davvero, ma per dissuadere il mio nemico dall\u2019attaccarmi. Immaginate ora un antifurto eccezionale o un sistema antincendio particolarmente efficace \u2026 progettato e costruito per\u00f2 quasi tre quarti di secolo fa. Non si pu\u00f2 dire che oggi funzioni meno bene: magari \u00e8 anche rimasto efficientissimo! Ma \u00e8 il mondo attorno che \u00e8 cambiato, che si \u00e8 mosso, che si \u00e8 trasformato profondamente. Prima questo sistema era centrato sul bipolarismo tra Stati Uniti e Unione Sovietica: oggi sono almeno nove i paesi dotati di armi nucleari. Questo complica terribilmente il quadro: a sfidarsi non sono pi\u00f9 due grandi colossi, ma potenze di calibro diverso e con caratteristiche interne fortemente eterogenee. Alcuni paesi sono anche grandi potenze sul piano economico, altri sono decisamente pi\u00f9 modesti; in alcuni si respira una grande stabilit\u00e0 sul versante socio-politico, altri appaiono meno stabili; al loro interno vigono regimi radicalmente diversi; inoltre, alcune di queste nazioni hanno effettivamente visioni e dunque ambizioni che si proiettano su una scala globale, altre potenze sono regionali e dunque perseguono obiettivi assai pi\u00f9 limitati.<\/p>\n<p>Tutto questo finisce per modificare o comunque per alterare la valutazione di fattori come la credibilit\u00e0 della minaccia, i tempi e le modalit\u00e0 di impiego degli armamenti \u2013 ma pi\u00f9 in generale, ci\u00f2 che \u00e8 mutato intimamente \u00e8 la percezione del rischio. La teoria della deterrenza non \u00e8 cambiata poi molto nella sua dottrina di base: a risultare assai pi\u00f9 instabile \u00e8 l\u2019idea che le diverse opinioni pubbliche, nei vari paesi, hanno elaborato attorno ad essa.<\/p>\n<p>Tra le possibilit\u00e0 che caratterizzano la nostra capacit\u00e0 cognitiva c\u2019\u00e8 anche il ragionamento per assurdo: su questo si concentra la Jacobsen, provando non a immaginare \u2013 bens\u00ec a spiegarci, con documenti alla mano \u2013 che cosa succederebbe in seguito a un attacco nucleare.<\/p>\n<p>Le prime righe del capitolo intitolato \u201cI primi ventiquattro minuti\u201d sono inquietanti. I paragrafi iniziali ci parlano dei quattro decimi di secondo successivi al lancio, quando il sistema satellitare statunitense Space-Based Infrared System rileva i gas di scarico incandescenti espulsi dal missile termonucleare. E si va avanti per pagine e pagine sull\u2019orlo dei secondi, mostrando come entrino in funzione livelli sempre pi\u00f9 complessi di controllo, dal National Military Command Center alla Clear Space Force Station in Alaska. Insomma passano solo 3 minuti e 15 secondi dal lancio prima che il presidente degli Stati Uniti ne sia informato. Ma di fronte a tutto questo viene da pensare al vecchio libro di Gunter Anders, L\u2019uomo \u00e8 antiquato: si descrivono una serie di tecnologie, di tempi di reazione, di sistemi di controllo del tutto incompatibili col \u201cnostro\u201d modo di stare al mondo. Altro che uomo misura di tutte le cose: l\u2019ipotesi di una guerra nucleare mette a nudo l\u2019obsolescenza della forma-uomo!<\/p>\n<p>Gli appassionati troveranno tutta una serie di dati assai utili per farsi un\u2019opinione complessiva sulle proporzioni dei fenomeni di cui stiamo parlando. Facciamo qualche esempio: la bomba sganciata a Hiroshima aveva una potenza di 0,015 megatoni e uccise circa 80.000 persone sul colpo \u2013 pi\u00f9 o meno altrettante morirono nei mesi successivi a seguito di ustioni e radiazioni. Gi\u00e0 nel 1949 gli Stati Uniti possedevano 170 bombe atomiche di quel genere, ma nel 1952 fu inventata la cosiddetta Super, la bomba termonucleare, con un\u2019energia esplosiva di 10,4 megatoni. Pi\u00f9 o meno equivalente a 1000 bombe come quella sganciata a Hiroshima. \u00c8 impressionante constatare come il sistema industriale statunitense fosse giunto a fabbricarne oltre cinque al giorno nel 1957, e circa dieci al giorno nel 1959. In vista di una guerra nucleare contro la potenza sovietica il piano elaborato nel 1960 prevedeva di scaricare su Mosca una potenza circa 4.000 volte maggiore di quella della bomba di Hiroshima. Una progressione che in realt\u00e0 si arrest\u00f2 poco dopo la crisi dei missili di Cuba: dalle oltre 31.000 bombe atomiche dei primi anni Sessanta, l\u2019attuale arsenale statunitense \u00e8 sceso a circa 5.000 nel 2020.<\/p>\n<p>Forse ancora pi\u00f9 interessante, rispetto al primo capitolo, dedicato ai primi 24 minuti, \u00e8 il successivo, dedicato ai 24 minuti successivi: qui davvero tutto diventa pi\u00f9 umano, forse troppo umano. Che cosa succede all\u2019allevatore californiano che sta facendo pascolare i suoi animali in cima a una collina quando una bomba da 300 kilotoni esplode nei paraggi? Viene scaraventato a terra dall\u2019urto; per fortuna non guardava nella direzione della bomba al momento della detonazione, altrimenti sarebbe rimasto cieco. Ora si volta, vede crescere la nube a forma di fungo, la filma col telefonino e posta il video su vari social. Tutto il mondo lo vede e si scatena il panico. Non ci sono contromisure: se si tiene conto della carica radioattiva che viene rilasciata nell\u2019atmosfera da una bomba del genere, si tratta di abbandonare per precauzione una zona grande due volte il New Jersey.<\/p>\n<p>Ma che cosa accadrebbe in un paese come gli Stati Uniti quando dovessero subire un attacco nucleare? Si mette in moto quello che in gergo governativo si chiama il \u201cProgramma\u201d, che \u2013 come afferma Jacobsen \u2013 si basa su un concetto semplice e terrificante al contempo. Diamo pure per scontato che milioni, centinaia di milioni, miliardi di persone in tutto il mondo moriranno: ma, detto questo, \u201criusciremo a mantenere integro quanto basta del governo?\u201d. La domanda centrale, l\u2019unica che davvero conta in questo momento \u00e8 la seguente: \u201cil governo pu\u00f2 ancora legalmente funzionare, a prescindere da quanto sia brutto ci\u00f2 che accade?\u201d.<\/p>\n<p>Una delle azioni pi\u00f9 rischiose, ma anche pi\u00f9 vitali previste da questo scenario \u00e8 il ripristino della deterrenza: malgrado il primo attacco nucleare sia stato sferrato, si pu\u00f2 provare a dispiegare un contrattacco cos\u00ec schiacciante da spingere l\u2019aggressore a capitolare, ristabilendo in questo modo \u2013 malgrado i danni gi\u00e0 prodottisi e accumulatisi \u2013 la precedente situazione di deterrenza. Naturalmente questa opzione \u00e8 pensabile soltanto se vi sia una effettiva sproporzione tra i due paesi belligeranti: qualora si tratti di due colossi, o s\u2019inneschi una dinamica di contagio, l\u2019opzione \u00e8 impraticabile e ci si avvia verso la distruzione reciproca, tale da coinvolgere fondamentalmente anche il resto del pianeta.<\/p>\n<p>Le domande si moltiplicano ed \u00e8 difficile seguire tutti i fronti del problema. Per un verso abbiamo infatti la dimensione politico militare: la Jacobsen ci guida tra i vari protocolli, spiegando passo per passo l\u2019interazione tra i rappresentanti democraticamente eletti e l\u2019apparato militare. Si sofferma persino su uno scenario in cui la catena di comando sia saltata e dunque si avviano procedure per rimpiazzare rapidamente i vertici in modo che la macchina militare continui a funzionare. Dove si rifugia il presidente americano? E gli altri vertici? E i vertici militari e politici delle altre nazioni? D\u2019altra parte, c\u2019\u00e8 invece il fronte della cosiddetta \u201cpovera gente\u201d, che in questo caso sono letteralmente \u201ctutti gli altri\u201d: dove potrebbero trovare rifugio quote consistenti della popolazione? Oltre ai bunker, dove ci si pu\u00f2 rifugiare? Quanto tempo si ha per cercare un rifugio?<\/p>\n<p>Lo scenario che la Jacobsen decide di seguire \u00e8 quello in cui la paura reciproca di essere attaccati \u2013 piuttosto che spingere i vari comandi politico-militari a evitare un\u2019intensificazione del livello di scontro \u2013 fomenta invece risposte via via sempre pi\u00f9 aggressive. Il conflitto partito dalla Corea del Nord verso gli Stati Uniti finisce per contagiare anche Russia e Cina: i sottomarini lanciano i propri missili, poi si immergono e scompaiono nell\u2019oceano. Gli Stati Uniti sono pronti a riesumare la vecchia strategia: \u201co li usi o li perdi\u201d. Quali sono i bersagli di questo attacco? Gli USA hanno identificato circa un migliaio di obiettivi su suolo russo: beninteso, la Russia ha fatto altrettanto. E poi c\u2019\u00e8 il ruolo che giocherebbero le basi NATO su suolo europeo.<\/p>\n<p>Noi qui potremmo riempirvi di acronimi e parlarvi dei missili ICBM, del MIRV (Multiple Indipendently Targetable Reentry Vehicle), della EMP Commission, del Black Book e cos\u00ec via, ma tutte queste sigle assumono un senso soltanto all\u2019interno della narrazione della Jacobsen: mano a mano, tutti i vari protagonisti entrano in gioco per svolgere il proprio ruolo. Ci soffermiamo soltanto per un attimo sulla cosiddetta \u201clogica del re folle\u201d: si ipotizza uno scenario in cui il leader di una potenza minore potrebbe decidere di scatenare un conflitto nucleare di proporzioni globali anche soltanto per riportare gli Stati Uniti ai tempi in cui non c\u2019era la corrente elettrica. Vari fattori, come si vede, influenzano la tenuta complessiva della cosiddetta dottrina della deterrenza.<\/p>\n<p>Da ultimo, veniamo a quelli che la Jacobsen definisce \u201ci 24 minuti finali\u201d. Il linguaggio stesso si trasforma: rimane una prevalenza di termini tecnici, ma in questo contesto cominciano a emergere elementi di carattere mitologico. Un capitoletto che descrive la situazione dopo 57 minuti dal primo lancio viene intitolato addirittura \u201cArrivano le ancelle dell\u2019apocalisse\u201d. Insomma, queste cose si possono spiegare solo fino a un certo punto: di l\u00ec in poi, come l\u2019uomo ha sempre fatto, si pu\u00f2 solo tornare a immaginare.<\/p>\n<p>Bene, il conflitto \u00e8 finito. La terra deve affrontare quell\u2019orrore che in gergo si chiama \u201cinverno nucleare\u201d. Per via della polvere nera immessa nell\u2019atmosfera \u2013 stiamo parlando di milioni di tonnellate \u2013 le temperature subirebbero un abbassamento drammatico. L\u2019attuale calotta polare raddoppierebbe in estensione, le precipitazioni si ridurrebbero della met\u00e0, i sopravvissuti alle diverse detonazioni sarebbero comunque tutti contaminati da radiazioni. La dimensione della popolazione di Homo sapiens potrebbe tornare a livelli preistorici. La nostra civilt\u00e0 verrebbe rasa al suolo in pochi minuti: \u201ctutto quello che abbiamo appreso collettivamente e tutto quello che ci hanno trasmesso i nostri antenati diventer\u00e0 mitologia\u201d.<\/p>\n<p>In fondo anche questo scenario, il peggiore possibile, rientra nella mitologia del terzo millennio ed \u00e8 parte integrante non della teoria, non della dottrina, ma di una consapevolezza, di una opinione diffusa, di un sentire comune che in realt\u00e0 alimenta ci\u00f2 che chiamiamo deterrenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cUn missile pu\u00f2 essere un errore di interpretazione. Due no. 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