{"id":12965,"date":"2026-09-20T22:10:35","date_gmt":"2026-09-20T20:10:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.trafficodiparole.com\/wordpress\/?p=12965"},"modified":"2026-09-20T22:10:35","modified_gmt":"2026-09-20T20:10:35","slug":"orson-welles-il-signor-arkadin-rapporto-confidenziale-ovvero-sul-film-piu-folle-di-orson-welles-che-fu-pure-romanziere-di-paolo-ferrucci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.trafficodiparole.com\/wordpress\/orson-welles-il-signor-arkadin-rapporto-confidenziale-ovvero-sul-film-piu-folle-di-orson-welles-che-fu-pure-romanziere-di-paolo-ferrucci\/","title":{"rendered":"Orson Welles, Il signor Arkadin. Rapporto confidenziale &#8211; ovvero: sul film pi\u00f9 folle di Orson Welles (che fu pure romanziere\u2026) &#8211; di Paolo Ferrucci"},"content":{"rendered":"<p>    \u201cBracco seguitava a parlare. Ora teneva ferma Mily con la sua grossa mano. Le parlava vicinissimo. Vedevo il viso della povera ragazza, sconvolto, quasi verde. Pensai che stesse per venir meno. \u00abNon dovrete dimenticare il nome\u2026 il nome\u2026 e quello della donna\u2026\u00bb. Mi parve di distinguere queste parole, appena intelligibili. \u00abCos\u2019\u00e8 che racconti, Bracco?\u00bb, domand\u00f2 il poliziotto. \u00abSuvvia, parla\u00bb. Si chin\u00f2 a sua volta sul ferito, ma questi scivol\u00f2 su se stesso, e lasci\u00f2 il braccio nudo di Mily. Era morto. I poliziotti si decisero a occuparsi di lui. Ne approfittai per tirar subito in disparte Mily. Era gelata, fuori di s\u00e9. \u00abChe ti ha detto? Rispondi\u2026 Svelta. Non abbiamo tempo da perdere\u00bb. Mi guardava senza vedermi. La scossi. \u00abChe nome ti ha detto Bracco?\u2026 Parla\u00bb. I poliziotti avevano accertato il decesso di Bracco e lo riadagiavano nella sua pozza di sangue, con cura. Non bisognava toccar nulla prima dell\u2019arrivo del medico e degli esperti. Tra un minuto, sarebbero tornati da me. \u00abMily\u2026 ti supplico\u2026\u00bb. Lei alz\u00f2 le spalle: \u00abNon sapeva pi\u00f9 quel che diceva\u2026 Poveretto!\u00bb. Aveva senza dubbio ragione. Tuttavia insistetti: \u00abMa non ti ha detto un nome? Quale?\u00bb. I poliziotti avevano terminato il loro compito. Ebbi appena il tempo di udire la risposta di Mily. \u00abEra Arkadin. Gregory Arkadin\u00bb\u201d. <\/p>\n<p>    Orson Welles, Il signor Arkadin. Rapporto confidenziale, p. 27, Cue Press, 2025<\/p>\n<p>Mr. Arkadin, altrimenti noto come Rapporto confidenziale, \u00e8 innanzitutto uno straordinario film in bianco e nero, scritto diretto e interpretato da Orson Welles, definito una delle opere pi\u00f9 espressioniste ed enigmatiche \u2013 densa di simboli \u2013 del regista: pellicola che ebbe una vicenda post-produttiva particolarmente travagliata e complessa, poich\u00e9 Welles, non essendo riuscito a consegnarla alla scadenza pattuita (il Natale 1954), se la vide sottrarre durante la fase di montaggio dal produttore Louis Dolivet, che decise inopinatamente di confezionarla a sua discrezione, senza l\u2019approvazione del regista, per distribuire versioni differenti del film a seconda dei mercati. <\/p>\n<p>Uscito inizialmente in Spagna nel 1955, nello stesso anno in Inghilterra (come Confidential Report) e nel 1956 in Francia (Dossier secret), Mr. Arkadin, secondo il critico Jonathan Rosenbaum, conterebbe ben sette versioni diverse1, a cui va aggiunta quella \u201cintegrale\u201d del 2006 curata da Peter Bogdanovich. Citando le pi\u00f9 significative, abbiamo la prima uscita in Spagna, lunga 93 minuti e doppiata, con due personaggi femminili \u2013 la baronessa Nagel e Sophia Radzweickz \u2013 interpretati da attrici spagnole (imposte per sbloccare i finanziamenti in loco) che recitano nella loro lingua in scene appositamente sostituite rispetto alle altre versioni. Un\u2019altra, di durata pi\u00f9 lunga, \u00e8 l\u2019uscita europea pi\u00f9 comune, che differisce perch\u00e9 elimina sciaguratamente buona parte dei flashback \u2013 tecnica amata da Welles per rendere pi\u00f9 coinvolgente il susseguirsi degli eventi \u2013 con la voce fuori campo del protagonista Van Stratten che interviene nelle fasi chiave della storia; oltre a questa, la versione preparata per il mercato statunitense ha eliminato in modo ancor pi\u00f9 radicale i flashback, portando la narrazione a una forma semplice e lineare, dunque spectator-friendly, con alcuni dialoghi scorciati in modo improprio, al punto da minarne la comprensibilit\u00e0. Poi abbiamo la cosiddetta \u201cCorinth cut\u201d, lunga 99 minuti, che prende il nome dal distributore americano Corinth Films, molto frammentaria e basata su continui flashback \u2013 assistiti dalla voce narrante: scoperta da Peter Bogdanovich nel 1961 e ritenuta a lungo la versione pi\u00f9 aderente alle intenzioni di Welles, ebbe la sua prima uscita negli States l\u2019anno seguente, un settennio dopo le versioni proiettate in Europa.<br \/>\nRainer Maria Rilke e Baladine Klossowska<br \/>\nSenza cedere alla tentazione. Lettere 1922-1926<\/p>\n<p>Infine, a coronare il tutto, arriva la cosiddetta \u201cCriterion Edit\u201d, versione integrale di 105 minuti realizzata nel 2006, che ha inteso riprodurre nel modo pi\u00f9 fedele possibile le intenzioni e la visione di Welles.Curata dal Munich Film Museum e dalla Cin\u00e9math\u00e8que Municipale de Luxembourg insieme a Peter Bogdanovich e Jonathan Rosenbaum, raccoglie l\u2019intero girato in lingua inglese cercando di seguire la struttura e lo stile del regista, pur con qualche lacuna. La versione di Welles, ad esempio, iniziava con il corpo di Mily abbandonato sulla spiaggia \u2013 anzich\u00e9 l\u2019inquadratura dell\u2019aereo che vola \u201calla deriva\u201d (no pilot known) nella versione pi\u00f9 nota \u2013 facendo un close-up che ne rivelava l\u2019identit\u00e0, mentre nel \u201cCriterion\u201d si vede solo il corpo della donna in un\u2019inquadratura lunga, perch\u00e9 il metraggio del close-up non si \u00e8 pi\u00f9 trovato.<\/p>\n<p>Quanto alla trama: il protagonista, Guy Van Stratten, \u00e8 un piccolo fuorilegge che vive di espedienti, impegnato nel trasporto di sigarette di contrabbando. Di sera, durante uno scalo nel porto di Napoli, s\u2019imbatte in un uomo crollato a terra con un coltello piantato nella schiena. L\u2019uomo, prima di morire \u2013 Bracco si chiama \u2013, vuole ricompensare lo sconosciuto che cerca di soccorrerlo con due nomi che potrebbero, dice, fare la sua fortuna, e riesce a sussurrarli all\u2019orecchio di Mily, la compagna del protagonista che \u00e8 accorsa sulla scena, mentre Van Stratten viene allontanato dai poliziotti. Il primo nome \u00e8 Gregory Arkadin e l\u2019altro, un nome di donna, risulta a tutta prima incomprensibile (si riveler\u00e0 poi essere Sophia). <\/p>\n<p>Ma chi \u00e8 Gregory Arkadin? Di lui si conoscono l\u2019immensa ricchezza, le feste sontuose che organizza nel suo panfilo e nel suo castello in Spagna, e la soggezione che incute il suo grande potere: un vero e proprio tycoon, antesignano del famigerato Donald Trump. Il suo volto, tuttavia, resta sconosciuto \u2013 qualunque fotografo tenti di immortalarlo viene messo fuori combattimento insieme all\u2019attrezzatura \u2013 e anche dell\u2019origine della sua fortuna non si sa nulla. Van Stratten, dopo tre mesi di detenzione a Napoli, si mette sulle tracce di Arkadin, con l\u2019idea di sfruttarlo millantando di avere informazioni sul suo passato, e parte per Montecarlo, dove ritrova l\u2019intraprendente Mily che nel frattempo si esibisce in un locale ed \u00e8 riuscita a farsi ingaggiare proprio nelle feste del signor Arkadin. Qui il primo successo di Van Stratten, uomo cinico e navigato con molte conoscenze negli ambienti giusti, \u00e8 avvicinare e irretire Raina, la figlia di Arkadin, ragazza estroversa piena di adulatori, che vuole liberarsi dal controllo invasivo del padre e non disdegna il ruvido non-corteggiamento del protagonista. \u00c8 cos\u00ec che l\u2019occhiuto e onnipresente Arkadin, vistolo arrivare nel suo castello in Spagna al seguito della figlia, per una festa mascherata, artiglia Van Stratten e lo conduce nella camera di Raina, dove gli mostra un \u201crapporto confidenziale\u201d, un dossier dove sono raccolte con efficienza assoluta \u2013 avendo squadre di assistenti al suo servizio \u2013 tutte le informazioni possibili su Van Stratten, in modo da prendere il coltello per il manico e prevenire ogni sua velleit\u00e0 di ricattarlo. A quel punto parte il gioco di Arkadin: offrire all\u2019avversario, anche per allontanarlo dalla figlia, diecimila dollari per svolgere una missione inaspettata: raccogliere informazioni in giro per il mondo proprio su di lui, Gregory Arkadin, per svelargli il suo vero passato, che resta ignoto perfino a lui stesso. \u201cSiamo nel 1927. A Zurigo. [\u2026] Mi rivedo mentre cammino nella neve, solo, come pu\u00f2 esserlo un giovane che si trova in una citt\u00e0 sconosciuta e non sa dove andare\u201d. Nella giacca che aveva addosso, Arkadin ha un portafogli con duecentomila franchi svizzeri: da tipico self made man, non pu\u00f2 che dire con orgoglio: \u201c\u00c8 con quei duecentomila franchi che ho costruito tutta la mia fortuna\u201d. <\/p>\n<p>    \u201cChi ero io? Da dove ero venuto fino a quella riva gelida, con il solo vestito e le scarpe bagnate? Che avevo fatto fino a quel giorno d\u2019inverno del 1927?\u201d.<\/p>\n<p>Da l\u00ec parte la lunga peregrinazione picaresca di Van Stratten alla ricerca di informazioni, sotto la sorveglianza occulta di Arkadin, che sembra seguirlo a ogni tappa, quasi onnipresente, per controllarlo e risalire a tutto ci\u00f2 che scopre. Da Zurigo, dove interroga un Sir Joseph, a Copenhagen da un \u201cprofessore\u201d che ammaestra pulci, ad Amsterdam da un ripugnante ricettatore pieno di cimeli polverosi e inquietanti, a Parigi per incontrare la decaduta baronessa Nagel, che rivela il nome della donna misteriosa che era stata citata dal morente Bracco: Sophia Radzweickz, perno dell\u2019oscuro passato di Arkadin; e a poi a Londra, spingendosi fino a Tangeri dove rintraccia Thadeus, uno dei personaggi chiave al corrente dei segreti del tycoon. Intanto la giovane Raina, che sfugge al padre muovendosi di testa sua, insegue Van Stratten, intenzionata a non rinunciare a lui; ma lui prosegue la sua corsa a caccia dei testimoni di quell\u2019oscura biografia, fino a Citt\u00e0 del Messico, dove prima di essere espulso dal paese si ritrova davanti un Arkadin che lo ha preceduto e lo deride in modo beffardo. Qui l\u2019ubiquit\u00e0 del mefistofelico tycoon assume un valore simbolico, come metafora del Potere: il ricco armatore, petroliere, proprietario di miniere, ferriere e piantagioni, finanziatore di enti, nonch\u00e9 grande manipolatore, pare essere ovunque e in nessun luogo. E la \u201cpazza\u201d investigazione del protagonista sembra voler rappresentare la fatale \u201cirrappresentabilit\u00e0\u201d del Potere. <\/p>\n<p>La forza espressiva delle scene, giocata sopra le righe, \u00e8 essa stessa la protagonista: angolature estreme \u2013 \u00e8 a partire da Mr. Arkadin che Welles us\u00f2 sistematicamente l\u2019obiettivo da 18 millimetri e mezzo, che accresce la profondit\u00e0 di campo deformando la prospettiva \u2013, deep-focus apparentemente confusionario, ombre notturne deformi, atmosfera alterata, flashback dentro i flashback. Per non dire delle mascherate pazzesche: nella festa organizzata da Arkadin in Spagna, in occasione della fiera di San Tirso (con la cupa processione dei penitenti), vediamo sfilare in una sorta di danza grottesca una torma di maschere deformi e allucinate, espressioniste, alla Goya, in uno scenario disturbante, col castello che incombe come per preparare l\u2019entrata in scena del monumentale Arkadin: un omone dai folti capelli a spazzola, la grande barba squadrata e lo sguardo truce, che nei primi piani viene ripreso dal basso per accrescere il senso di soggezione che incute. Nel film abbondano le inquadrature sghembe e fuori linea, care a Welles, sia negli interni sia nelle scene in esterno, che sembrano voler accentuare lo stile apparentemente scoordinato della costruzione della storia. <\/p>\n<p>Dopo l\u2019uscita nelle sale, il film venne da alcuni liquidato come un disastro, da altri magnificato come un capolavoro. Nel 1958 i Cahiers du Cin\u00e9ma lo dichiararono come uno dei film migliori mai realizzati, senza sapere che nell\u2019edizione francese l\u2019intricato gioco di flashback concepito da Wells era stato epurato \u2013 praticamente massacrando la pellicola, come ebbe a lamentare il regista \u2013, \u201cnormalizzando\u201d la narrazione. Guillermo Cabrera Infante, dopo aver visto Mr. Arkadin a Parigi, lo defin\u00ec \u201cla vertigine virtuale del gotico\u201d, dalla calligrafia rituale e oscura. Sembra chiaro che questi eccessi wellesiani, a partire da Citizen Kane del 1941 (Quarto potere, dove l\u2019intrusione della macchina da presa come vera protagonista violava gi\u00e0 le regole cinematografiche del tempo) non fecero che alimentare l\u2019ispirazione alla imminente nouvelle vague francese.  <\/p>\n<p>Ma veniamo alla trasposizione letteraria di questo film. Il romanzo Mr. Arkadin, a firma Orson Welles, fu pubblicato in lingua francese, a Parigi, nel 1955, e successivamente a Londra nel 1956. La prima edizione italiana \u00e8 dello stesso anno, tradotta dal francese da Roberto Ortolani per Garzanti, a cui \u00e8 seguita una nuova pubblicazione nel 2007 presso Robin Edizioni, con versione dall\u2019inglese di Paolo Falcone. Oggi, la riproposizione pi\u00f9 recente \u00e8 del 2025, pubblicata dalla bolognese Cuepress, casa editrice specializzata nella cultura cinematografica, che offre al lettore materiali rari, spesso introvabili, anche inediti \u2013 come sceneggiature originali, soggetti, articoli e riflessioni d\u2019autore. Questa edizione \u00e8 corredata dalla prefazione di Alessandra Calanchi, gi\u00e0 professoressa associata di Letteratura e Cultura Angloamericana all\u2019Universit\u00e0 degli Studi Carlo Bo di Urbino, che tenta di sviscerare con piglio multidimensionale la complessit\u00e0 di una delle opere pi\u00f9 enigmatiche e rizomatiche del gigante Orson Welles. L\u2019abbiamo interpellata, per dare pi\u00f9 nutrimento a quanto \u00e8 emerso dalla nostra ricerca.<\/p>\n<p>Sappiamo che l\u2019edizione francese risultava \u201ctradotta\u201d dallo sceneggiatore Maurice Bessy, mentre in Inghilterra la pubblicazione del romanzo venne dapprima ospitata a puntate dal \u201cDaily Express\u201d. Nel risvolto dell\u2019edizione inglese del romanzo si constatava: \u201csorprende il fatto che Orson Welles non abbia scritto romanzi fino ad ora\u201d. E qui sorge una considerazione: perch\u00e9 mai avrebbe dovuto farlo? Ci sembra che la sua attivit\u00e0 di cineasta lo assorbisse a sufficienza, con tutti i problemi e le questioni connesse, per di pi\u00f9 in quella sorta di esilio lavorativo in Europa in cui si trovava (un allontanamento dall\u2019America iniziato nel 1948 e durato diversi anni, indotto a quanto pare da problemi con il fisco, da divergenze coi produttori di Hollywood e l\u2019incombere del clima pesante del maccartismo). A quel tempo Welles era la radio ed era il cinema, dunque affrontava cose concrete, idee, soggetti, sceneggiature, trattamenti, oltre a reperire finanziamenti, affrontare affaristi, critici e manigoldi di vario genere. Infatti, \u201cNon ho scritto una sola parola di quel libro. Non l\u2019ho nemmeno letto\u201d, dichiar\u00f2 in seguito a Peter Bogdanovich. \u201cQualcuno l\u2019ha scritto in francese per farlo uscire a puntate su qualche giornale \u2013 sai, per promuovere il film. Non ho idea di come sia diventato un volume e chi sia stato pagato come autore\u201d.<\/p>\n<p>Infatti, pensare che Welles dovesse essere anche uno scrittore \u00e8 una sciocchezza. La sua arte consisteva nella sperimentazione, nel mascheramento e nella mescolanza, e in questo era pi\u00f9 teatrale che cinematografico. La sua carriera decolla quando, giovanissimo, propone alla Mercury on air una riscrittura della Guerra dei mondi del suo quasi omonimo scrittore britannico H. G. Wells, con i marziani che invadono il New Jersey (1938): tutti credono sia una sua idea ma non \u00e8 cos\u00ec, gi\u00e0 l\u2019edizione americana uscita su rivista, a puntate, aveva incluso quella modifica. La genialit\u00e0 di Welles sta piuttosto nel travesty e nell\u2019aver compreso le potenzialit\u00e0 della radio come mezzo di comunicazione e di persuasione. E il suo ultimo film, F for Fake (1973) ha anticipato di mezzo secolo quella che oggi chiamiamo post-verit\u00e0. Quanto a Mr. Arkadin, chi pu\u00f2 dire se Welles fosse sincero o no nel suo dialogo con Bogdanovich? Anche in questo suo continuo celarsi e celiarsi sta la grandezza di chi ha compreso la natura fragile e illusoria dell\u2019autorialit\u00e0.<\/p>\n<p>Si dice \u2013 non sappiamo se \u00e8 leggenda \u2013 che Welles scopr\u00ec l\u2019esistenza del libro quando lo vide esposto in una libreria: se fosse vero, sarebbe la stessa cosa accaduta centotrent\u2019anni prima a Lord Byron, informato che un editore parigino stava per pubblicare il racconto di John William Polidori The Vampyre facendolo passare per opera sua. Come abbiamo visto, Byron precis\u00f2 subito in via ufficiale di non essere l\u2019autore di quel racconto, di cui non aveva mai sentito parlare: \u201cIn un giornale pi\u00f9 recente, vedo un annuncio formale de Il vampiro con l\u2019aggiunta del mio \u00absoggiorno sull\u2019isola di Mitilene\u00bb, un\u2019isola per cui sono a volte passato, anni fa, durante i miei viaggi nel Levante, e dove non avrei problemi a risiedere, ma dove non ho mai risieduto. Nessuno di questi esercizi letterari \u00e8 mio, e immagino non sia scorretto n\u00e9 scortese chiedervi il favore di smentire l\u2019annuncio a cui alludo\u201d. Supponiamo che Orson Welles invece non avesse motivo di adontarsi, visto che questa appendice aggiungeva mistero e visibilit\u00e0 a una delle sue produzioni pi\u00f9 tormentate (e forse insoddisfacenti) fatte in Europa. <\/p>\n<p>Sono d\u2019accordo, e il risultato di questa produzione tormentata \u00e8 una specie di \u201cfilm dell\u2019impossibile\u201d: per l\u2019uso dello spazio, in una distorsione ricorrente dovuta a questa erranza senza un criterio leggibile, che sembra azzerare le distanze, e per quello del tempo \u2013 incontri ripetuti, veloci e disordinati, in un tempo \u201cliberato\u201d che consente di viaggiare fra un capo e l\u2019altro del mondo in una dimensione anomala, quasi metafisica. Welles adora la distorsione, basti pensare alla famosa sequenza del luna park abbandonato ne La signora di Shanghai (1947). Non gli interessa affatto la leggibilit\u00e0, e con la scritta sullo slittino (divenuta un\u2019icona del noire della psicoanalisi) ci prende in giro tutti quanti dall\u2019inizio alla fine del suo capolavoro Quarto potere (1941).<\/p>\n<p>Quella che lei definisce \u201cgeografia onirica che unisce citt\u00e0 e continenti con un filo invisibile\u201d rimanda alla dimensione del sogno presente nella storia, sia nella sceneggiatura sia lungo la trama del romanzo. La distorsione dello spazio a cui accennava prima, in effetti, investe la realt\u00e0 intera, che viene rappresentata per moltiplicazione prospettica nelle varie inquadrature, come in un discorso deviante; ma allo stesso tempo poggia (e scorre) su un substrato, una \u201csottotrama\u201d come lei dice, che trascende Arkadin \u2013 con la varia umanit\u00e0 che gli orbita intorno rendendolo una specie di superuomo \u2013 e \u201csi innesta sulle vicende dell\u2019Europa tra le due guerre: si parla di colonie, di fascisti, di nazisti\u201d, con tutto il portato di rivolgimenti e sconvolgimenti di cui lo stesso Arkadin, con la sua vicenda oscura e intricata, si fa espressione metaforica.<\/p>\n<p>S\u00ec, \u00e8 cos\u00ec, Arkadin, soprattutto se rivisto oggi, incarna tutto questo orrore e assomiglia purtroppo ad altre figure ingombranti e maligne (molto pi\u00f9 maligne di lui) del nostro presente. \u00c8 senz\u2019altro un personaggio guidato da quella che Freud chiamava pulsione di morte. Un po\u2019 come il colonnello Kurtz in Apocalypse now (F. F. Coppola 1979): personaggio che \u2013 per inciso \u2013 oltre a ispirarsi a Cuore di tenebra di Joseph Conrad, sembra richiamare la figura del colonnello Robert B. Rheault, comandante del cosiddetto Progetto GAMMA, il distaccamento delle operazioni speciali in Vietnam, responsabile dell\u2019attivit\u00e0 di intelligence e di contrasto alle infiltrazioni nemiche dalla Cambogia.<\/p>\n<p>La fusione del noir, sul modello hard-boiled americano, con la struttura picaresca della storia fa pensare all\u2019intento del regista di ibridare queste due sfere per ribadire la sua visione artistica, con i riferimenti storico-culturali \u2013 come fa notare nella prefazione \u2013 che traspaiono nella sottotrama: un gioco con lo spettatore\/lettore in cui Welles sembra affidarsi alla dimensione ludica per ridefinire un sistema-realt\u00e0 che, alla fine, si scopre pi\u00f9 veritiero e rivelatore di quanto possano far pensare le sue manipolazioni \u201cestreme\u201d. A questo proposito, nella sua cura della traduzione italiana del 1956, lei ha esaminato e fatto confronti con il testo francese (che, a quanto risulta, sarebbe quello di partenza) e la versione in inglese: quali tipicit\u00e0, differenze, incongruenze, errori ha riscontrato? <\/p>\n<p>Ah, questo \u00e8 un terreno scivoloso. Ho lavorato con varie edizioni sul tavolo, testi originali e traduzioni, e pi\u00f9 cercavo di venirne a capo, pi\u00f9 finivo per perdermi nella matassa delle convergenze e divergenze. Alcuni francesismi non avevano senso in inglese n\u00e9 in italiano, ma erano transitati comunque ed erano rimasti irrisolti; c\u2019erano refusi, errori, e anche colpi di genio. Era come se Welles mi invitasse a giocare, e io ho giocato. Credo fermamente in quella che Harold Bloom chiamava misreading, in italiano lettura forte: ben diversa dalla lettura passiva di un testo, ma altrettanto lontana dall\u2019interpretazione, il misreading autorizza il lettore \u201cforte\u201d a decostruire e ricostruire continuamente un testo pur nel rispetto delle volont\u00e0 dell\u2019autore. Lo stesso avviene per le traduzioni. Non \u00e8 un discorso di fedelt\u00e0, ma di empatia. A un certo punto \u00e8 l\u2019autore a prenderti per mano. Io non avevo accanto solo il testo francese e quello inglese: io avevo la vecchia traduzione italiana dal francese e quella, pi\u00f9 recente, italiana dall\u2019inglese. Ma nel luna park c\u2019eravamo noi due, Welles e io. Quanto alle differenze o incongruit\u00e0 pi\u00f9 rilevanti, invito a leggere il libro, perch\u00e9 nella prefazione e nelle note segnalo puntualmente le eventuali difformit\u00e0 e i motivi delle scelte, senza per\u00f2 disturbare la lettura del testo. Dir\u00f2 solo che nella versione americana cognac diventa brandy, cipriota o giordano si generalizza in levantino, e la massoneria diventa alta finanza. Yiddish (nell\u2019edizione francese originale) viene erroneamente tradotto \u00abebraico\u00bb sia nell\u2019edizione americana sia in quella italiana, come se le due lingue fossero la stessa cosa; e kosher, che appare in entrambe le edizioni, sparisce nella traduzione italiana e diventa tavola calda. Ecco, io ho cercato di rimettere a posto le cose. Ma nessuna traduzione \u00e8 definitiva.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cBracco seguitava a parlare. Ora teneva ferma Mily con la sua grossa mano. Le parlava vicinissimo. Vedevo il viso della povera ragazza, sconvolto, quasi verde. Pensai che stesse per venir meno. \u00abNon dovrete dimenticare il nome\u2026 il nome\u2026 e quello della donna\u2026\u00bb. 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