{"id":6900,"date":"2015-05-10T15:54:42","date_gmt":"2015-05-10T13:54:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.trafficodiparole.com\/wordpress\/?p=6900"},"modified":"2015-06-14T18:47:34","modified_gmt":"2015-06-14T16:47:34","slug":"cose-minimamoralia-autori-link-contatti-amis-my-mental-state-is-all-a-jumble-i-sit-around-and-sadly-mumble-linformazione-di-martin-amis-compie-ventanni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.trafficodiparole.com\/wordpress\/cose-minimamoralia-autori-link-contatti-amis-my-mental-state-is-all-a-jumble-i-sit-around-and-sadly-mumble-linformazione-di-martin-amis-compie-ventanni\/","title":{"rendered":"My mental state is all a-jumble I sit around and sadly mumble. L\u2019informazione di Martin Amis compie vent\u2019anni &#8211; di Filippo Belacchi"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 cos\u00ec che comincia <i>L\u2019informazione<\/i> di Martin Amis:<i> Le citt\u00e0 di notte contengono uomini che piangono nel sonno e poi dicono niente, non \u00e8 niente, solo un sogno triste<\/i>. Come <i>Wild Wood<\/i>, la canzone di Paul Weller, \u00e8 un romanzo di grande malinconia e solitudine tutta londinese, che poi vuol dire dickensiana, che poi vuol dire infanzia molto poco felice.<\/p>\n<p>Non ho mai avuto dubbi nel sostenere che questo \u00e8, e purtroppo temo che rimarr\u00e0, l\u2019unico vero capolavoro di Amis. Ho intrattenuto un rapporto lunghissimo con questo romanzo e a volte, come dissi allo stesso Amis: \u201cMi pare di conoscerlo meglio di te\u201d (anche lui, Amis, ha detto qualcosa del genere riguardo a <i>Le avventure di Augie March<\/i>). Questo non \u00e8 un romanzo d\u2019intreccio, non \u00e8 un romanzo con una trama forte che costringe a chiedersi come andr\u00e0 a finire. Il vero aspetto che vale la pena indagare \u00e8 il linguaggio: ritmi di pensiero e combinazioni di parole che l\u2019autore ha scovato e tenuto per scrivere questo bestione. \u00c8 un duello all\u2019ultimo sangue con tutto, e con tutti. Con la scrittura, con suo padre, il romanziere Kingsley, con ci\u00f2 che fino a quel momento ha significato fare, <i>essere<\/i> uno scrittore. Torna spesso in mente Martin Sheen che in <i>The Departed<\/i><i> <\/i><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=AyWL46fKFHE&amp;feature=youtu.be&amp;t=236\">chiede<\/a>\u00a0a DiCaprio:\u201c<i>Do you wanna be a cop or do you wanna appear to be a cop?<\/i>\u201d In fondo la domanda che si fa Amis \u00e8 questa: \u201cVuoi solo sembrare uno scrittore o vuoi essere davvero uno scrittore?\u201d<\/p>\n<p>La storia \u00e8 piuttosto semplice: Richard Tull, romanziere di quarant\u2019anni, ha scritto due romanzi e ora si trova senza un editore e, peggio ancora, senza un pubblico. Intanto il suo amico Gwyn Barry ha scritto Amelior, romanzo New Age che ha tutta l\u2019aria di essere una porcheria ma che, dal giorno alla notte, \u00e8 diventato un mega best seller in tutto il mondo. Richard colmo d\u2019invidia per il successo di Gwyn tenter\u00e0 di arrestare l\u2019ascesa del suo amico, fallendo sempre di pi\u00f9 e sempre pi\u00f9 in grande.<\/p>\n<p>Richard Tull, il protagonista, rappresenta l\u2019aristocrazia del romanzo, il romanzo novecentesco che un tempo si contendeva le masse con la pittura, la musica e il cinema; l\u2019uscita di un romanzo, di certi romanzi faceva accorrere gli abitanti del villaggio come il torbido bagliore emesso da un meteorite, strano corpo piombato chiss\u00e0 da dove: <i>Lolita<\/i>, ovviamente <i>Ulisse<\/i>, <i>Coppie<\/i>, <i>American Psycho<\/i>, fino ad <i>Underworld<\/i>; la lista \u00e8 non infinita, ma parecchio lunga. L\u2019altro, il suo amico, \u00e8 quello che, in un mondo ignoto e incontenibile che straripa informazioni e chiacchiericcio, intuisce che il segreto per scrivere uno sfondaclassifica \u00e8 far sembrare il mondo in cui viviamo qualcosa di piccolo e famigliare, pi\u00f9 a portata d\u2019uomo: sopra di noi quindi ci sono nuvole e bellissime stelle, il sole, e la luna, per gli innamorati; ma sopra sopra c\u2019\u00e8 un boato infinito di buio, un abisso, un cratere di oscurit\u00e0, forse la casa abbandonata, diroccata un tempo affollata dagli d\u00e8i, poi da dio che ora \u00e8 morto, di solitudine o Alzheimer. E sotto ci siamo noi, paurosamente insignificanti, specie in un mondo anaffettivo, privo di relazioni, o meglio: dove le relazioni sono pornografiche: oggetto contro oggetto. Gwyn Barry capisce il tempo, la fine del secolo scorso, politicamente corretto, non ci sono differenze, niente frizioni, tutti vicini, nessuno in fondo si vuole bene, ma siccome sta brutto, nemmeno male. Non ci sono individualit\u00e0 ma ognuno a suo modo \u00e8 protagonista, senza per\u00f2 urtare nessuno.\u00a0 E comunque quel che segue \u00e8 ci\u00f2 che il narratore dice della prosa di Richard e di Gwyn:<\/p>\n<p><i>Fondamentalmente Richard era un modernista abbandonato su un\u2019isola deserta. Il modernismo non \u00e8 che una divagazione nel difficile; ma Richard era ancora l\u00ec, impantanato nella difficolt\u00e0 [\u2026] cercava di scrivere romanzi geniali, come Joyce. Joyce resta il miglior scrittore di romanzi geniali, e persino lui \u00e8 una noia mortale per met\u00e0 del tempo. Richard, si pu\u00f2 tranquillamente dire, era una noia mortale dalla prima all\u2019ultima pagina <\/i>(p.148)<\/p>\n<p><i>La grazia, la mellifluit\u00e0, i punti e virgola ingenuamente pomposi, la totale assenza di umorismo e di avvenimenti, le immagini di seconda mano, la trasparenza quasi affettuosa delle piccole combinazione di colore, le simmetrie da gioco di costruzioni per bambini\u2026Qual era l\u2019 argomento di <\/i>Amelior<i>? Non era autobiografico: raccontava di un gruppo di giovani di animo nobile che, in un paese innominato, lottavano per creare una comunit\u00e0 rurale. Ci riuscivano. Fine<\/i>. (p.35)<\/p>\n<p>La cosa, la sola cosa importante da sottolineare \u00e8 che Richard e Gwyn sono due bari, scrivono truffando \u2013 il primo se stesso e il secondo gli altri \u2014 e quindi vivono male, a loro modo sono creature immorali. Entrambi, in modi diversi, vogliono sembrare due scrittori, ma di fatto non lo sono.<\/p>\n<p>Come si riesce dunque a rapire e portare sulla pagina questa realt\u00e0 ubriaca fradicia, vivace e incontenibile e immensamente triste, di abissale solitudine?<\/p>\n<p>Amis comincia a pensare a una risposta nel 1984, in un saggio su Saul Bellow nel quale, a un certo, punto parla di <i>High Style<\/i>. Lo \u201cstile alto\u201d di Bellow, complesso eppure mobile, una scrittura leggera dal corpo atletico e sodo, dalla capacit\u00e0 strabiliante di avventarsi sulla realt\u00e0 e sentirla tutta, fino in fondo e poi buttarla sulla pagina. E in questo saggio Amis dice che questo \u201cstile alto\u201d, Bellow non lo usa \u201c<i>just for the hell of it<\/i>, cio\u00e8 a dire: cos\u00ec, tanto per fare. Parla di responsabilit\u00e0 da assumersi: \u201cPerch\u00e9 lo stile alto \u2013 continua Amis \u2013 \u00e8 un tentativo di parlare per conto dell\u2019umanit\u00e0 e dire cose che un tempo sapevamo, che erano importanti e che abbiamo ormai dimenticato da troppo tempo. Detto in maniera pi\u00f9 concisa significa dire la verit\u00e0, la verit\u00e0 riguardo a quello che si sente. Ecco, in questo senso Richard e Gwyn sono profondamente immorali. Sentono, se sentono, delle cose, ma ne scrivono delle altre, fregano insomma.<\/p>\n<p>Si diceva che il romanzo comincia con le citt\u00e0 di notte contengono uomini ecc. In inglese a dire il vero l\u2019inizio \u00e8 leggermente diverso:\u00a0<i>Cities at night, <b>I feel<\/b>, contain men who cry in their sleep<\/i>. C\u2019\u00e8 un \u201cio\u201d di differenza. E riguardo a quell\u2019io Amis in un\u2019intervista \u00e8 stato molto chiaro: \u201dC\u2019\u00e8 un io nella prima frase, il narratore sono io, volevo che il lettore sapesse da dove venivo. Per me la crisi di mezza et\u00e0 \u00e8 arrivata sotto forma di una coperta d\u2019ignoranza, sentivo di non sapere niente del mondo\u201d. E questo stato di cose ha impedito ad Amis di barare il meno possibile e conquistarsi la sua voce, la sua vera unica voce. <i>L\u2019informazione<\/i> \u00e8 una dichiarazione d\u2019indipendenza; gi\u00e0 dalla prima pagina, nel primo paragrafo, va all\u2019assalto. Quell\u2019io che lo denuda \u00e8 un omaggio o, meglio ancora, \u00e8 un segnale che indica la direzione verso cui sta guardando mentre scrive e cio\u00e8\u00a0 <i>Le avventure di Augie March<\/i>, che comincia con un io nella prima frase: \u201c<i>I am an American, Chicago born \u2013 Chicago, that somber city \u2013 and go at things as I have taught myself, free-style<\/i>\u201d. Bellow disse che quel romanzo fu la sua dichiarazione d\u2019indipendenza, finalmente aveva trovato la sua voce, non parlava pi\u00f9 da schiavo, non tentava pi\u00f9 di fare il verso agli europei o di sedurre i letterati wasp, ma scriveva da uomo libero e con la lingua, con la lingua ci faceva quel che voleva, costi quel che costi si sarebbe trovato il suo posto nella letteratura americana. E poi gi\u00e0 nella prima pagina c\u2019\u00e8 un affronto a suo padre, il romanziere Kingsley. In una intervista rilasciata dieci anni prima che <i>L\u2019informazione<\/i> uscisse, dodici a dire la verit\u00e0, Martin disse che nel romanzo i divieti non devono esistere, cartelli con su scritto: \u201c<i>Do not enter<\/i>\u201d. E poi aggiunge: \u201cMio padre direbbe che c\u2019\u00e8 un cartello con su scritto \u2018Non entrare\u2019 sulla porta della camera da letto dei suoi personaggi. Ecco, io credo che questi siano divieti immaginari e che debbano essere ignorati.\u201d E infatti comincia il suo romanzo nella camera da letto mentre guarda il suo protagonista piangere nel sonno. In questo romanzo la politica di Amis \u00e8 quella di fare terra bruciata, andare avanti e crearsi e cercarsi una voce che venga da una sola direzione: sentimento, non sentimentalismo, ma sentimento, <i>sensibility<\/i>. Imbevuto di empatia parla solo della verit\u00e0, della verit\u00e0 emotiva che lo assale, la verit\u00e0 emotiva di qualsiasi cosa: da uno sguardo a una macchia di piscio sull\u2019asfalto, passanti,\u00a0 occhi, corpi, tramonti, dialoghi, pensieri. Sempre e solo la verit\u00e0 emotiva delle cose, come se solo la verit\u00e0 emotiva possa dare una struttura attraverso la quale la realt\u00e0 pu\u00f2 esistere. E dire questa verit\u00e0 con le parole, con la prosa che sia adatta, nel senso di <i>fit<\/i>,\u00a0 arriva il difficile. Tracce nel testo su chi e cosa Amis abbia guardato per <i>informare<\/i> la propria lingua ne ha lasciate. Come deve essere uno scrittore per essere un vero scrittore, uno per cui la scrittura \u00e8 questione di vita o di morte, un eroe insomma (e <i>L\u2019Informazione<\/i>, come romanzo, effettivamente \u00e8 una impresa eroica).<\/p>\n<p>In un brano, poco dopo l\u2019inizio del romanzo, Richard Tull si trova in un ristorante con Gwyn e altri e a un certo punto decide di fare un discorso appassionato. E mentre si sta per alzare, il narratore nota: \u201c<i>L\u00ec sul vellutino trapunto di bottoni, Richard si chiese rapidamente se quella del discorso appassionato fosse una risorsa naturale di uomini e donne prima del 1700 \u2013 o di quando caspita aveva detto Eliot \u2013 cio\u00e8 prima che pensiero e sentimento si dissociassero<\/i>.\u201d<\/p>\n<p>Ecco cosa aveva detto Eliot: \u201c<i>I poeti inglesi del diciassettesimo secolo possedevano un tipo di sensibilit\u00e0 capace di divorare qualsiasi tipo di esperienza<\/i> [\u2026] <i>Nel diciassettesimo secolo \u00e8 avvenuta una dissociazione di sensibilit\u00e0 da cui non ci siamo pi\u00f9 ristabiliti<\/i>[\u2026]<i>mentre il linguaggio si faceva pi\u00f9 raffinato il sentimento diventava pi\u00f9 grezzo<\/i> [\u2026] <i>I poeti in questione hanno, come altri poeti, vari difetti. Ma sono stati i migliori nel provare a trovare l\u2019equivalente verbale di sentimenti e stati d\u2019animo<\/i>. [\u2026]\u201d<\/p>\n<p>Le parole chiave, qui, sono \u201craffinato\u201d (<i>refined<\/i>) e \u201cgrezzo\u201d (<i>crude<\/i>). E raffinato \u00e8 da intendersi come frigido: un linguaggio cio\u00e8 impeccabile che per\u00f2 non ha cura, perch\u00e9 ne ha perduto la capacit\u00e0 (guadagnando per\u00f2 in tecnica) di cogliere la complessit\u00e0 dei sentimenti umani, i quali vengono espressi in maniera grezza, che qui vale come approssimativa, inaccurata. Con complessit\u00e0 non penso a qualcosa di intellettuale, ma al contrario ho pi\u00f9 in mente quella cosa densa e selvaggia, intendo la cangiante dinamicit\u00e0 tipica dei sentimenti umani. I sentimenti che, dopo la dissociazione di sensibilit\u00e0 di cui parla Eliot, vengono rappresentati mutilati dai loro chiaroscuri saliscendi. E Richard e Gwyn indubbiamente sono entrambi inaccurati e grezzi, si tengono alla larga sia dal sistema nervoso sia dai tratti digestivi.<\/p>\n<p>Un esempio su cosa significhi vivere con selvaggia, animale intensit\u00e0, Amis ce lo mostra attraverso la figura di Marco Tull, figlio di Richard:<\/p>\n<p>\u201c<i>Marco era un ragazzino a posto, con una stranezza. Veniva definita un\u2019incapacit\u00e0 di apprendimento, e si manifestava con ripetuti errori di categoria. Se spiegavi a Marco perch\u00e9 un pollo attraversava la strada, Marco ti chiedeva che cosa avrebbe fatto poi il pollo. Dove sarebbe andato? Come si chiamava? Era un bambino o una bambina? Aveva un marito \u2013 e, magari, una nidiata di pulcini? Quanti?<\/i>\u201d (p.59)<\/p>\n<p>E anche:<\/p>\n<p>\u201c<i>Marco Tull sgambettava per Portobello Road, dando la mano a Lizette. Se non veniva intrattenuto personalmente, Marco, per strada, aveva sempre la bocca atteggiata a un inveterato scetticissimo. Si vedevano i suoi denti superiori, un po\u2019 grandi e un po\u2019 piccoli, ansiosamente ma rassegnatamente scoperti. Il bambino sembrava non tanto spaventato quanto sovraccarico: troppe le direzioni di ricerca, troppe le impressioni dei sensi, troppe le fantasticherie da seguire e completare <\/i>[\u2026] <i>Marco non trotterellava: camminava e correva, camminava e correva<\/i>\u201d (p.423)<\/p>\n<p>Ci sono molte, ma davvero tante indicazioni che fanno coincidere l\u2019autore col personaggio Marco Tull, ma questo non \u00e8 luogo per segnalarle e discuterle, e poi si tratterebbe di note un po\u2019 da <i>geek<\/i> e comunque, per chi fosse interessato, ne ho gi\u00e0 scritto altrove. Intendo qui chiarire solo un paio di cose. Amis non prende Marco in quanto bambino, perch\u00e9 i bambini sono buoni. I bambini al limite, e poi certi bambini, sono innocenti, non in quanto non colpevoli ma innocenti in quanto puri. E non possono quindi fare a meno di sentire le cose, gli oggetti, perfino ai polli immaginari che attraversano la strada gli viene data una identit\u00e0, una unicit\u00e0, cio\u00e8 a dire: una storia. Certi bambini disadattati e certi romanzieri sono afflitti da un doloroso talento per vedere la verit\u00e0 emotiva che hanno sotto gli occhi, sono un prodigio di empatia feroce e candore selvaggio. Come pantere, fiere sinuose dal costato lucente e gli occhi vigili e accorti pronti a balzare sulla realt\u00e0: la scrittura \u00e8 un gesto, un tutt\u2019uno col corpo e col corpo dell\u2019anima, anche. Come in questo brano, per esempio, in cui Marco viene rimproverato dal padre perch\u00e9 colpevole di aver fatto una battuta in cui insinuava che suo padre puzzava. Richard lo chiama nello studio e Marco, mortificato, a testa bassa dice che era solo uno scherzo:<\/p>\n<p>\u00ab<i>\u201cAllora puzzo o non puzzo? Di pop\u00f2.<\/i>\u201d<\/p>\n<p>\u201c<i>Era uno scherzo, papi.\u201d<\/i><\/p>\n<p><i>\u201cDi che cosa puzzo?\u201d<\/i><\/p>\n<p><i>\u201cDi niente. Di te. Era uno scherzo, papi.\u201d<\/i><\/p>\n<p><i>\u201cScusami. Non raccontarlo alla mamma. Dille solo che non volevi fare i compiti o qualcosa del genere. Su, vieni a darmi un bacio. Perdonami.\u201d <\/i><\/p>\n<p><i>E Marco lo perdon\u00f2. <\/i>\u00bb<\/p>\n<p>Marco poco dopo entra nella sua cameretta, e l\u00e0 suo fratello Marius gli chiede come mai papi lo aveva chiamato. E Marco con feroce empatia, smarrimento eppure selvaggia lucidit\u00e0 risponde:<\/p>\n<p>\u00ab<i>\u201c\u00c8 convinto di puzzare di merda.\u201d Impressionato ma essenzialmente soddisfatto, Marius si rigir\u00f2 sul fianco. Trascorse un po\u2019 di tempo. \u201cPiangeva\u201d disse Marco, e annu\u00ec improvvisamente nell\u2019oscurit\u00e0. Marius si era addormentato. La parola rimase sospesa nell\u2019aria. Marco la ascolt\u00f2.\u201d<\/i>\u00bb (p. 198)<\/p>\n<p>Se quindi dietro Marco c\u2019\u00e8 Martin ebbro di empatia, soffocato dalle informazioni emotive, dalla realt\u00e0 stessa, che per sopravvivere sembra sia costretto a scrivere, con quella prosa che cammina e corre, cammina e corre, \u00e8 interessante capire che il romanziere, l\u2019archetipo del romanziere per Amis \u00e8 un bambino mezzo dislessico che non riesce a sistemare la realt\u00e0 perch\u00e9 tutto \u00e8 troppo bruciante e ingrovigliato e incomprensibile. L\u2019unico modo \u00e8 scrivere con quella prosa viva e aggrovigliata e sensuale, dolente e contorta, come lamiere dopo un incidente. \u00c8 una voce cio\u00e8 che riparte da zero, tutta rotta, dopo una caduta, micidiale. Visto che non l\u2019ho fatto fin qui e che il mio spazio \u00e8 finito, credo, per chi non lo avesse letto, sia venuto il momento di dare un assaggio della prosa di Amis che nell\u2019<i>Informazione <\/i>si fionda inarrestabile sulla realt\u00e0.<\/p>\n<p>Ecco come descrive un rubricista di ventott\u2019anni: \u00ab<i>Aveva una barba sperimentale e un\u2019aria da cena di classe<\/i>\u00bb (p. 22); oppure come definisce l\u2019atteggiamento del direttore di una palestra: \u201c<i>L\u2019aggressiva frivolezza di John Punt<\/i>\u201d (88); o la bocca di Belladonna: \u00ab<i>Richard sapeva che in quel momento la sua visione delle bocche femminili non sarebbero mai pi\u00f9 stata la stessa, com\u2019erano intime, com\u2019erano rosse e rosa e bianche e bagnate. S\u00ec, proprio cos\u00ec: come un pube di traverso di platonica perfezione<\/i>\u00bb (p. 154); o come arpiona la personalit\u00e0 di Gilda, la prima fidanzata di Gwyn (da questo lasciata non appena ha conosciuto la fama): \u00ab<i>La fobica umilt\u00e0, la prosaica tristezza, il tozzo infantile cappotto verde smeraldo che veniva da un altro tempo a un altro luogo<\/i>\u00bb (p. 94); o come descrive Steve Cousins, il personaggio assieme a Marco pi\u00f9 affascinante del libro:<\/p>\n<p>\u201c<i>Portava due anellini di filo di argento su ciascun orecchio. Il suo sguardo anticipatore di violenza era caratterizzato dai soliti occhi sporgenti \u2013 ma le labbra si allargavano e si aprivano anche per avidit\u00e0, spasso e riconoscimento. Non era alto, non era robusto: stupiva la gente quando si toglieva la camicia rivelandosi una lezione di anatomia. Eccelleva nella sorpresa. Nelle zuffe e nelle intimidazioni, la sorpresa era smodata. Perch\u00e9 Steve non si fermava. Quando comincio non mi fermo<\/i>.\u201d (pp. 18-19)<\/p>\n<p>O questo dialogo tra\u00a0 Marco e suo padre:<\/p>\n<p><i>\u201cPapi?\u201d<\/i><\/p>\n<p><i>\u201cS\u00ec?\u201d<\/i><\/p>\n<p><i>\u201cPapi? Non voglio pi\u00f9 chiamarmi Maro. Voglio cambiare nome.\u201d<\/i><\/p>\n<p><i>\u201cPer chiamarti come, Marco?\u201d<\/i><\/p>\n<p><i>\u201cNiente\u201d.<\/i><\/p>\n<p><i>\u201cNel senso che non vuoi un nome, o che vuoi essere chiamato <\/i><i>\u00ab<\/i><i>Niente<\/i><i>\u00bb<\/i><i>?<\/i><\/p>\n<p><i>Il bambino inarc\u00f2 le sue ottuse ma aggraziate sopracciglia, e annu\u00ec una sola volta.<\/i><\/p>\n<p><i>Richard aspett\u00f2 che Marco andasse verso la porta, poi disse: <\/i><i>\u00ab<\/i><i>Niente<\/i><i>\u00bb?<\/i><\/p>\n<p><i>Il bambino nichilista si ferm\u00f2 di malavoglia e disse: \u201cS\u00ec?\u201d<\/i><\/p>\n<p><i>\u201c\u00c8 l\u2019ora del bagno\u201d<\/i> (p. 358)<\/p>\n<p>E quindi questo romanzo pieno di passione e di dolore, e di strazio che tuttavia ti costringe a ridere, finisce con due romanzieri fasulli e un altro, in erba, Marco Tull che entra nel mondo per guadagnarsi una voce, cio\u00e8 a dire un\u2019anima. O, per citare Joyce: \u201cSono venuto per leggere le segnature di tutte le cose\u201d e ancora: \u201cIl pensiero attraverso i miei occhi\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 cos\u00ec che comincia L\u2019informazione di Martin Amis: Le citt\u00e0 di notte contengono uomini che piangono nel sonno e poi dicono niente, non \u00e8 niente, solo un sogno triste. 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