Illegal ( Olivier Masset-Depasse, 2010 )

images lunedì 15 novembre, 2010
Domenico Astuti
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Abbiamo visto “ Illegal “ diretto da Olivier Masset-Depasse.
Di film sui migranti senza permesso di soggiorno ne sono stati realizzati già un buon numero, tra i più riusciti di quest’anno ricordiamo il bel “ Welcome “, ma non possiamo dimenticare ” Il matrimonio di Lorna “ dei fratelli Dardenne ( 2008 ) conterranei di Masset-Depasse o “ In questo mondo libero “ di Ken Loach ( 2007 ) o andando di qualche anno indietro il piccolo gioiello “ Piccoli affari sporchi “ di Stephen Frears ( 2002 ). Quasi sempre sono film importanti, necessari. Perché al di là dei conformismi e dei clichè, parlare di schiavitù e diritti civili in un’epoca come questa, per certi versi barbarica, oltre che doveroso è ineludibile. Quindi anche dire che sono film forti, duri, da pugno nello stomaco per lo spettatore mediamente sopito, satollo, distratto, è dire un’ovvietà imbarazzante. Non fa eccezione “ Illegal “ un film determinato, lucido, senza fronzoli inutili e con un finale onesto che da’ un briciolo di speranza. Sarebbe da consigliarlo ai docenti dei licei per farlo vedere ai loro studenti ( come gli altri tre film che abbiamo citato ).
Il regista Olivier Masset-Depasse, nato a Charlerois una quarantina d’anni fa, ha uno sguardo attento, coerente, con una predilezione per i ritratti di donne forti e determinate come Tania, la donna russa che ritrae con mano sicura e decisa, da autore e da grande regista. Delinea una piccolissima e ormai abituale storia di ordinaria follia e ce la sbatte in faccia. Perché quando sentiamo di rivolte nei Cie o del suicidio di qualche povero cristo colpevole solo di non avere un visto sul passaporto o dell’espulsione dei Rom dal suolo italico, ci giriamo dall’altra parte o pensiamo ad altro; o peggio, sentiamo dire: ma no, non è possibile. Siamo in Italia, o peggio ancora: uno in meno.
“ Illegal “ è stato selezionato nel 2010 per il festival di Cannes ed è in gara anche per gli Oscar 2011, come miglior film in lingua straniera. Questo è un buon segno, vuol dire che se dobbiamo partire da qualche parte per resistere e dire no, il Cinema può essere questa base.
La storia è ambientata “ nel civile “ Belgio, lo stesso Paese che negli anni Cinquanta arrestava gli immigrati italiani che volevano solo tornare indietro perché la vita nelle miniere non era sopportabile. In questo caso non sono siciliani ma una donna russa che vive illegalmente con suo figlio di tredici anni in questo Paese. Lavora, paga un affitto, paga anche un pizzo ad un mafioso russo per quieto vivere, manda il figlio a scuola. Tania Zimina è una donna decisa, concreta, semplice, senza illusioni che si è votata all’amore per il figlio Ivan. Anche se sono ben integrati e parlano perfettamente la lingua, vivono da clandestini, fino al giorno del compleanno del ragazzino in cui scendendo da un autobus gli vengono chiesti i documenti dalla polizia di immigrazione. Tania viene arrestata mentre Ivan fugge. La donna viene portata in un centro di detenzione per immigrati irregolari. Inizia l’odissea di Tania nel centro di detenzione, un carcere apparentemente ‘ democratico ‘ in realtà indifferente a tutto e a tutti ma anche con un piccolo segreto, un luogo dove vengono messi ‘ a tacere ‘ gli immigrati meno mansueti. Tania conosce una giovane donna cilena, il cui padre è stato nelle carceri di Pinochet, che sta in prigione con la giovanissima figlia anoressica e con disturbi nel comportamento e con una ragazza africana che pagherà per prima la sua ribellione. Tania è naturalmente confusa e incerta, non dichiara come si chiama e, essendosi bruciata i polpastrelli, non può essere identificata. Cerca di resistere per non farsi espellere e l’unico pensiero è per il figlio che rischia di essere trascinato nella mafia russa. Ma sulla sua testa pesa la minaccia del decreto di espulsione. E la burocrazia può essere lenta ma è irrimediabile, Tania è trascinata all’aeroporto e per ben due volte riesce a non prendere l’aereo ma il pestaggio che subisce da un poliziotto arrabbiato le darà una possibilità…
Olivier Masset-Depasse avrebbe potuto scegliere varie ‘strade’ narrative, ma ha preferito quella della ‘ suspence ‘ e coinvolge lo spettatore facendolo solidarizzare con la protagonista, rendendo la storia piena di tensione ma mai insopportabile. Fa scattare nell’ignaro spettatore una tensione morale e obbliga a ‘vedere’ una realtà inimmaginabile senza il timbro dell’ideologia. L’unica piccola critica alla regia che si può fare è l’uso, nella prima parte, della macchina a mano molto mossa che crea un leggero fastidio.
Anne Coesens è una famosa attrice teatrale belga, ha interpretato numerosi film dagli anni Ottanta ( “ Diamant treize “, “ Cages “ sempre di Masset-Depasse ); ci ha dato una credibilissima e convincente Tania, come bravi sono gli altri interpreti anche se volutamente marginali

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