Nymphomaniac volume 2 ( Lars Von Trier, 2013 )

imm domenica 27 aprile, 2014
Domenico Astuti
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Abbiamo visto “ Nymphomaniac volume 2 “ diretto da Lars Von Trier.

In questa seconda parte la storia diventa più intellettuale ( nel senso più alto ma anche più approssimativo ) e anche noiosa se non ci si mette con pazienza alla visione.  Con un salto di circa vent’anni dalla prima parte e con una circolarità parmenidea, Von Trier spiega le ragioni della ninfomania di Joe ( Charlotte Gainsbourg ).  E’ sempre la stessa notte ( come una novella Ulisse al femminile, in senso joicyano ), ha sempre lo stesso pigiama che ricorda le prigioniere dei Campi di Concentramento e lei racconta e svela le sue ragioni al filosofo-psicologo-vergine Seligman ( Seligman, in realtà, esiste per davvero ed è considerato il fondatore della psicologia positiva ).  Si inizia, più o meno,  da una scena alla Bunuel, in cui sdraiata su un prato, forse dodicenne, vede due donne in cielo che la osservano e subisce il primo e ultimo orgasmo di piacere della sua vita: lei ritiene che una delle due possa essere la Madonna mentre per il professore Seligman non è altro che Messalina.  Poco dopo l’uomo commenta, un racconto di lei, citando il paradosso di Zenone e dice: ” Tu sei Achille e l’orgasmo è la tartaruga “.  Il racconto si svolge in modo ondulatorio ma diventa mano mano ciò che effettivamente risulta: un saggio malinconico e pessimista sulla sessualità e sui rapporti personali e sociali, in un clima tetro che ci mostra il sesso non come spinta vitale ma come pulsione verso la morte.  Oltre Bunuel ( religione e peccato ) ci sono omaggi e riferimenti al Cinema alto di Godard, a quello dell’ultimo Pasolini, a Tarkovkij ma anche a Fleming, l’autore di 007 e alla pistola Walther PPK ( come simbolo fallico ? ) e le citazioni si sprecano fino a quelle musicali da Wagner a Bach a Beethoven, passando per citazioni da Thomas Mann, al nodo di Prusik. (appartiene alla categoria dei nodi “autobloccanti” ).  Naturalmente tanta cultura inserita in un film di due ore su un tema malinconico come la sofferenza e l’incomunicabilità attraverso la sessualità rende tutto troppo rigoroso e a volte noioso, al punto che il primo volume ( uscito in questo stesso mese ) risulta più fruibile, leggero, ‘ cinematografico ‘, perchè  questi ultimi tre capitoli si fanno più crepuscolari e tetri rispetto al primo volume.  Naturalmente stiamo parlando di Von Trier, uno dei maestri del Cinema di oggi, e quindi non c’è nulla di quella pacchiana esibizione di cultura e di sapere ma indiscutibilmente coniugare Cinema, Cultura alta della più varia, pessimismo della ragione e psicanalisi non è un compito semplice nemmeno per lo spettatore che è quasi costretto suo malgrado ad ‘ un lavoro-visione intellettuale ‘.  Tuttavia gli elementi metanarrativi ( scritte in sovrimpressione, digressioni… )  diminuiscono nel confronto con la prima parte.

Nel primo capitolo Joe si sposa con Jerome (  Shia LeBeouf ) e fanno anche un figlio ma lei sembra non essere mai soddisfatta sessualmente e allora il marito per amore la invita a cercare nuovi partner e lei lo fa alla ricerca costante di sesso, fino a degradarsi nel fisico e nell’anima ( più che erotico sul genere di “ Le Età di Lulu “ di Bigas Luna, l’accoppiamento con due neri in uno squallido albergo sembra una pantomima clinica ), poi c’è l’incontro con K ( Jamie Bell ) in cui lei si sottomette completamente aspettando in un locale fetido di ricevere da lui pugni, vergate, soffocamenti e naturalmente nessun bacio o carezza.  E pur di frequentare questo luogo e quest’uomo mette a rischio la vita del suo bambino lasciato da solo in casa di notte e a perdere suo marito.  Ma nutre dei sensi di colpa e frequenta un gruppo d’ascolto borghese per i sessodipendenti, ma è il tutto così ipocrita e asettico che l’abbandona dopo alcune riunioni.

Il secondo capitolo ( per certi versi il più interessante e forse più originale ) è quando alla ricerca di lavoro incontra L ( Willem Dafoe ) che le propone di fare una recupero crediti.  E lei diventa bravissima nel suo lavoro, perché riesce a far cedere i creditori non con la violenza fisica bensì svelandoli sessualmente.  Un cliente così ‘ scopre ‘ il suo desiderio inconscio della pedofilia attraverso la sua erezione per un racconto che lei fa ben dettagliato.

Poi nell’ultimo capitolo,  Joe ha un rapporto lesbico con una ragazzina che dovrà prendere il suo posto di lavoro giacchè gli anni passano e anche da questa giovanissima ragazza verrà tradita e abbandonata.  E allora  prende a bazzicare il mondo del crimine e progetta un omicidio.   Omicidio che tuttavia lei compirà contro l’unica persona che sembra averla accettata per ciò che rappresenta.

Nymphomaniac ( forse aspetteremo la versione completa di oltre 5 ore ) è un film che non ha nulla di erotico nel senso del termine e lo spettatore potrebbe risentirsi del battage pubblicitario e di alcuni critici che sembrano essere cascati nell’idea di un film alla Brass o alla Bigas Luna.  E’ un film-saggio, che senza alcuna morbosità ( si potrebbe provare eccitazione per un corpo di donna disteso in un obitorio ? ), analizza la patologia di una donna attraverso istinti sessuali, natura malata, morale sociale e ragione intellettuale.  Se volessimo terminare con una frase banale ma efficace, pottemmo aggiungere: è la storia di una donna che non si ama e quindi soffre.

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